Arte in pillole

Santa Caterina: tesoriere d’arte di Treviso

In questo periodo sono innamorata dell’inusuale.
Di tutto ciò che ti fa affermare “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”.

Magari è la primavera, che al posto di infondermi torpore e spossatezza, mi ha infuso una carica nuova, il senso di trovare il bello dappertutto, una voglia del tutto straordinaria di scoperta.
Una scoperta che comincia dalle basi, dal territorio in cui sono nata e sto crescendo…

Passandoci davanti tutti i giorni mi sono chiesta: ma Santa Caterina, prima di essere sede di mostre ed eventi… cos’era?

Immagino che tutti bene o male abbiate sentito parlare del complesso di Santa Caterina: venendo da Piazza San Leonardo è alla fine di via S.Agostino, a due passi dal Liceo Artistico di Treviso.

Sorge nei pressi della via Regia, dove negli ultimi decenni del 1200 vivevano i Da Camino, signori di Treviso.
Ma la struttura è stata costruita solo un secolo dopo (1346) quando i Servi di Maria (di origine toscana) si insediarono a Treviso e dalla città ottennero quest’area (decaduta la Signoria dei Da Camino) per costruirvi il loro convento e la chiesa dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, riutilizzando in parte le strutture preesistenti.
Gli spazi dell’ex convento, articolati in due chiostri, oggi si possono visitare entrando da piazzetta Botter e attraversando un piccolo avancorpo con volta a crociera.


I chiostri ricordano molto l’impianto edilizio trecentesco, ma due secoli più tardi (nel Cinquecento), l’architettura venne rivista e rimodernata secondo i canoni del tempo.

Il chiostro “piccolo” si apre in un porticato rinascimentale con colonne d’Istria e volte a crociera e conserva alcuni frammenti di affreschi originari. Al centro del chiostro non vi è il consueto pozzo ma una pigna funeraria romana, mentre sul lato sud si accede all’antico refettorio, oggi sala che ospita eventi e dibattiti, affrescata in modo da rendere l’illusione ottica di nicchie archivoltate.

Il chiostro “grande”, dal 2006 spazio destinato ad esposizioni temporanee, presenta anch’esso le linee architettoniche rinascimentali della metà del Cinquecento: arcate a tutto sesto e volte a crociera.

L’edificio cessa ogni destinazione religiosa nel 1806 diventando così proprietà demaniale.
All’inizio gli spazi vennero utilizzati come caserma e magazzini militari e questo comportò il deterioramento delle decorazioni parietali.

Solo un anno dopo il bombardamento del 7 aprile 1944 grazie a Mario Botter, restauratore trevigiano, vennero scoperti e cominciarono il processo di conservazione i tesori pittorici nascosti dagli strati di intonaco che imbiancavano la chiesa da cent’anni e forse più.

La maggior parte degli affreschi, eseguiti tra la seconda metà del Trecento e i primi decenni del Quattrocento, si concentra soprattutto sulla parete destra, con un percorso anche cronologico che inizia dalla zona absidale e prosegue verso la facciata.

Quella senz’altro più conosciuta perché diventata il “simbolo” del museo, è Santa Caterina che regge il modellino della città di Treviso, dove gli elementi urbanistici sono stati dipinti minuziosamente: dalle mura, alla torre civica, e perfino il Duomo sormontato dal leone di S.Marco.


La chiesa inoltre, conserva un tesoro di affreschi attribuiti a Gentile da Fabriano, pittore di molto rilievo tra la fine del 1300 e i primi decenni del 1400. Egli infatti si confronta con Masaccio, affresca Palazzo Ducale (ma dei suoi lavori non rimane traccia) ed è maestro di Pisanello.

Gli affreschi si sviluppano in un ciclo nella Cappella degli Innocenti: spazio a due campate sulle cui volte a crociera, sopra un cielo stellato che ricorda (mooolto vagamente) la Cappella degli Scovegni, sono raffigurati i quattro Dottori della Chiesa e i simboli degli Evangelisti. Sulle pareti, sono state affrescate le storie di Maria e dell’infanzia di Gesù, mentre la parete di fondo ospita una drammatica Crocifissione.

Tra le altre cose, l’ex Chiesa conserva anche i telai con gli affreschi staccati dalla cappella di Santa Margherita degli Eremitani, raffiguranti le storie di Sant’Orsola, dipinte da Tomaso da Modena seguendo la Legenda Aurea, nel 1355-58 e ritrovati da Luigi Bailo nel 1883.

Con queste scoperte si cominciò a pensare a recuperare l’intero complesso e a trasformarlo in un museo.
Il primo progetto fu affidato alla fine degli anni Sessanta del Novecento a Carlo Scarpa, e dopo vari e lunghi lavori, finalmente negli ultimi anni Novanta, Santa Caterina divenne la sede principale dei Musei Civici trevigiani.

A questo punto, zaino in spalla, e via alla scoperta di questo altro piccolo gioiello della Marca.
Oppure se volete, potete anche fare una visita virtuale entrando direttamente nel sito dei musei civici di Treviso.

Buona permanenza :)

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