“Chi sono per me i veri Altri? Qual è l’immagine che appare nella mia mente quando penso agli Altri?”. E sapete qual è la risposta a questa domanda? Credeteci o no ma i Miei Altri per eccellenza sono proprio i miei (genitori). Non qualche backpacker che ho conosciuto in giro per l’Australia, non qualche rugbista svedese, nessun collega del mio periodo a Londra. No.
Angelo e Manuela, residenti a Paese in provincia di Treviso… Sono loro i Miei Altri.
Sono nata il 2 maggiotumblr_lnzxzd0yD51qiibtoo1_500 1991, quando mia sorella aveva 14 anni e mio fratello 12. Alla mia nascita, i miei genitori avevano 38 e 40 anni. Fin da quand’ero bambina, i miei genitori non sono mai stati particolarmente propositivi nei miei confronti: non mi hanno iscritto a lezioni di piano o ginnastica artistica né mi hanno invitata a provare i loro sport preferiti.
Mio padre passava tre quarti del tempo a baciarmi e abbracciarmi e ribaciarmi e riabbracciarmi e farmi ballare sui suoi piedi. Ero la sua principessa con le Lelly Kelly di vernice rossa.
Mia madre la sera invece di leggermi libri per bambini mi raccontava storie inventate da lei. A volte arricchiva e modificava favole come Cappuccetto Rosso o la mia preferita, il Principe Felice, e le trasformava in avventure incredibili e tremendamente incoerenti… Inutile dire che proprio questo le rendeva meravigliosamente affascinanti per me.
Fino a qualche anno fa pensavo che questa mancanza di direzione, di una strada precisa da seguire, mi avesse privata di molte possibilità: magari se i miei genitori mi avessero iscritto a lezione di chitarra ora sarei una musicista, mi dicevo. Se mio padre mi avesse imposto il suo amore per il calcio ora sarei una tifosa sfegatata e andremmo alle partite insieme, mi dicevo.
Invece adesso, guardando indietro, l’unico nome che posso dare a quel comportamento è libertà. Non imponendomi nulla, hanno permesso che costruissi la mia strada e le mie passioni da sola, nell’ambiente vivace e sicuro di casa mia, con i miei amici e il resto della famiglia.
Ho cominciato a leggere e scrivere a poco più di 3 anni solo perché volevo sapere cosa dicevano i ricettari che mia madre leggeva con tanto interesse.
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Mi sono fatta iscrivere a scuola di canto a 8 anni perché mio padre ascoltava Andrea Bocelli su audiocassetta in auto e io volevo cantare con lui.
Tutto ciò che i miei mi hanno insegnato me l’hanno trasmesso, mai imposto.
Proprio per questa ragione, col tempo, le mie scelte e le mie inclinazioni si sono rivelate assolutamente peculiari, assolutamente non riconducibili a quelle dei miei genitori. Non è stato semplice dimostrare che ciò che facevo e dicevo e volevo era reale e importante per quanto collidesse con ciò che avevano fatto e vissuto loro. La mia voglia di viaggiare, gli scout, la scrittura, il disegno, la poesia, l’abbigliamento eccentrico… di chi ero figlia? Da dove venivano tutti quei comportamenti e quei desideri? Sul momento i miei non sapevano, e non lo sapevo nemmeno io, che proprio grazie a loro quei comportamenti e quei desideri venivano da me, dalla persona che ero diventata assorbendo tutto ciò che avevo deciso di assorbire.
I miei sono sempre stati gli Altri della mia vita, ma quand’ero più piccola vedevo questo come una cosa negativa, come loro non fossero che estranei, lontani da me e da ciò che volevo… Ora invece so che sono i miei preziosissimi Altri, coloro grazie ai quali ho potuto essere me.
Devo anche ammettere che nonostante la loro palese preoccupazione rispetto ai miei modi e tempi, la Manu e Angelo hanno sempre deciso di tifare per me, dandomi il loro sostegno incondizionato.
E’ stato così quando ho scelto di frequentare le medie a Paese e non a Treviso, o quando ho optato per il tecnico turistico e non per il liceo classico, o quando ancora ho scelto lo scambio in Australia invece dell’Erasmus in Europa o quando mi sono trasferita un anno in Australia (di nuovo) invece di frequentare subito la specialistica. È così anche ora che frequento un master a Dublino, e sono certa sarà così in futuro per tutte le decisioni che prenderò.
Non che mi abbiano sempre reso la vita semplice, questo no. Hanno spesso contestato le mie scelte mettendole alla prova, sviscerando ogni possibile errore di valutazione che potessi aver fatto, ma una volta condotto il crash test sapevo di poter contare sul loro appoggio.
E’ strano come la prospettiva cambi negli anni: prima vedevo i miei genitori come due persone troppo avanti con l’età per comprendere appieno i pensieri e i bisogni di una ragazzina che cresce, ora invece so che mi hanno cresciuta nel modo più amorevole e sano del mondo, come una persona che in quanto tale ha diritto a una strada sua.
Ho intrecciato le mie passioni ed i miei interessi personali unendoli a ciò che ho incontrato sul mio cammino e so che tutte le mie soddisfazioni più grandi non si sarebbero realizzate senza di loro. Senza due persone che mi chiamano pazza, ma non passa giorno in cui non ci telefoniamo per dirci che ci vogliamo bene, anche senza dirlo davvero. Senza di Loro, che mi criticano perché indosso troppi braccialetti, ma continuano a regalarmi braccialetti per il compleanno. Senza di loro, che si preoccupano perché sono sempre in giro per il mondo e non riescono a capire tutta questa voglia di fuga da casa, ma alla laurea hanno convinto i miei parenti a regalarmi un set di valigie.
Mio padre e mia madre non mi hanno cresciuta a loro immagine, mi hanno cresciuta a mia immagine. E nonostante quell’immagine sia completamente diversa dalla loro, hanno fatto l’impossibile per farla risplendere. Dovrebbero inventare una parola nuova per poter descrivere la gratitudine che nutro nei loro confronti.
Sono loro i miei veri Altri.
Gli Altri da cui tornerò sempre.
L’uomo e la donna della mia vita.

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