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Hardalpitour 2017: la più hard di sempre

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Il maltempo non ferma 470 tosti motociclisti, che hanno affrontato la Hardalpitour. L’edizione di quest’anno è stata la più ‘hard’ di sempre, attraverso le Alpi Occidentali lungo lo spettacolare sistema di strade sterrate ex-militari tra Italia e Francia.

Cos’è la Hardalpitour e dove si svolge

Per chi non la conoscesse, la Hardalpitour rappresenta la proposta di un viaggio in moto attraverso le Alpi di Piemonte e Liguria pensato come occasione per condividere con altri la comune passione della guida su due ruote al di fuori di ogni ambizione agonistica, alla riscoperta di percorsi sterrati come mulattiere e strade militari, che rappresentano la cosiddetta “viabilità minore”.
Il viaggio si svolge in completa autonomia per i biker e sotto la loro totale responsabilità: ogni partecipante è libero di scegliere i tracciati per raggiungere i previsti punti di ritrovo e assistenza, percorrendoli sotto la propria personale responsabilità.
La Hardalpitour è riservata a motociclette monocilindriche e pluricilindriche con peso superiore ai 150 kg e si divide in tre categorie: Classic (percorrenza di 580 km circa di cui 60% su strade sterrate), Discovery (170 + 260 km di cui 60% su strade asfaltate e 40% su strade sterrate) ed Extreme (900 km di cui 80% su strade sterrate).

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Lo sport e la sua parte estrema

Come ho fatto intendere, la moto è una delle mie passioni. Eppure, questo tipo di manifestazioni rientra nella tipologia  di quelle che non riuscirei ad affontare, mentalmente ma anche fisicamente.
Amo lo sport, la vita dinamica all’aria aperta, l’aria sulla pelle e il profumo della natura che ti pervade. Credo faccia parte di quei limiti che tutti gli esseri umani hanno e chi più chi meno cerca di affrontare, i più indomiti e i più bravi di superare.
Per esempio, mi piace la mountaibike ma la specialità del downhill la trovo troppo eccessiva.
Mi piace il trekking in montagna, ma l’arrampicata non la affronterei mai, solo per la rottura di scatole di imbragarsi e portarsi appresso chilometri di corde, sacchetto per il gesso, scarpe da avvicinamento, scarpe da arrampicata, chiodi e quant’altro.
Eppure non posso che rimane affascinato da chi intraprende un certo tipo di attività sportiva, mal celando una sana invidia.

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Successo strepitoso per la Hardalpitour 2017, la più ‘hard’ di sempre!

Tra l’8 e il 10 settembre si è svolta la nona edizione della Hardalpitour, che ha visto qualcosa come 470 motociclisti (un aumento dei partecipanti del 15% rispetto l’edizione precedente) su e giù per le Alpi occidentali tra le mulattiere e le strade militari al confine tra l’Italia e la Francia.
Alla faccia di uno spot di un Giro d’Italia di qualche anno fa, infischiandosene delle condizioni del cielo, questi avventuriosi biker si sono sciroppati 900 km in 40-42 ore. Una distanza non di poco conto e soprattutto lungo un percorso adrenalinico.
Il nuovo percorso, che quest’anno partiva da San Remo per terminare a Sestriere, ha presentato percorsi mozzafiato con un nuovo tratto inedito di circa 140 km in sella a moto dal peso notevole.
Grande partecipazione di motociclisti stranieri, dimostrando il carattere e l’appeal internazionale della Hardalpitour (Germania, Francia, Svizzera e Polonia ma anche speciali partecipazioni da Serbia, Canada, Sud Africa e Qatar). Di rilievo la presenza di Ahmed Al-Kuwari, pilota di livello internazionale proveniente dal Qatar, già confermato per la prossima edizione.

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La prima parte del percorso è stata segnata da una pioggia battente che ha messo a dura prova tutti i partecipanti. Un’esperienza di guida in moto sotto la pioggia è consigliata, se poi dovessero capitarne altre poco male e tanta attenzione, ma non è la cosa più esaltante che ci sia al mondo, figuriamoci su salite e discese sterrate con visibilità ridotta.
Forse è per questo che, nonostante io non riesca ad arrivarci mentalmente ad affrontare determinate situazioni, questi motociclisti (come gli arrampicatori e chi fa downhill) hanno la mia totale ammirazione. Non la vivono certo con sufficienza ma non la prendono nemmeno troppo sul serio, perché in fondo si divertono e condividono con altri fuori di testa come loro una passione comune per la moto e quel senso unico che si prova guardando il mondo seduti sulla sella. L’importante (forse) non è vincere ma vivere questa esperienza suggestiva, al limite del limite.
La cosa bella della Hardalpitour, dopo tanta pioggia alla partenza, è stata la giornata di sole che al Setriere ha accolto i partecipanti.

Come dire: oltre le nuvole ti aspetta il sole splendente.

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