La metà della meta

Guide (bionde) per markettari: intervista a Veronica Benini

0
Like

“Mamma, cambio lavoro”

“Oh signur, non ti chiedo neanche cosa vai a fare perché tanto non ci capisco mai niente”.

Non importa, glielo spiego comunque. Ad un certo punto, sembra illuminarsi. “Ah tipo cerchi i testimonial?”, ha quasi afferrato.

“Sì in un certo senso….”

“Ma tu credi veramente che la Jane Fonda abbia quella pelle a 80 anni con una crema da supermercato?”

Ci siamo. Pur non sapendone nulla, ha centrato in pieno il problema. Siamo costantemente bombardati da messaggi pubblicitari: su Instagram, su Facebook, in TV, ovunque. Io, negozio, regalo alla gnocca di turno un bell’abito e lei si fa una foto fatta bene. Aumentano le vendite, le persone si ricordano di quella che sembrava divina nel tuo vestito e partono i word of mouth per i quali tutte ad un certo punto lo vogliono.

Il gioco è facile: guadagna la “modella” un abito, guadagna il negozio (online), ma tu con quel vestito sembri l’ippopotamo in tutù di qualche film Disney che adesso mi sfugge.

In gergo, queste si chiamano “marchette” e seguono il principio vecchio come il detto “A caval donato non si guarda in bocca”. Puoi parlare male di un regalo, o di un’azienda che ti paga? Tu, influencer, quale obiettività puoi sfoggiare?

Ho chiesto queste cose a Veronica Benini, alias la Spora, che ha piazzato in rete un bell’e-book spiattellando a colpi di simpatia il giochino marchette con la 40K, azienda inserita tra le 7 aziende che stanno rivoluzionando l’editoria. A breve esce anche il secondo capitolo: “Guida bionda per poracce: come smettere di fare schifo su instagram”

Ho scelto Veronica perché, oltre ad essere veramente ma veramente schietta, è la creatrice della Stiletto Academy. Come è facilmente intuibile dal nome dell’Associazione, dalla quale sono partiti diversi spin off, lo scopo principale della Spora e del suo team è l’empowerment femminile. Una community di “Galline” chiamata appunto “Gallinaio” fa da corollario a tutto quello che verte intorno alla Stiletto, dall’Insplagenda, alla messa a disposizione di un potenziale spazio enorme per il co-working tutto al femminile: CoworQueen.

CatturaVeronica è un vulcano in eruzione. Inizia la telefonata dandomi dritte per l’affiliazione di Amazon, ma parliamo di tante, tantissime cose. Mi insegna quale sia la percentuale trattenuta da Kickstarter, l’importanza delle community e dei contatti, mi parla di Zanox. Insomma, potrei scrivere un libro su tutte le pulci nelle orecchie che mi ha inserito.

  • Ciao Spora! Grazie per il tuo tempo! Ho letto la tua “Guida Bionda per Influencer”, innanzitutto: come mai questo nome?

Ciao Alessia, è un modo ironico di dire che la guida è adatta a tutti e che le meccaniche alla base sono molto semplici e logiche. Ti parlo del mondo delle donne perché è quello che conosco meglio. Se c’è una fashion blogger che sponsorizza una cosa, tu ti dici “Beata lei che è figa”. Nello stesso mondo tuo però, ci sono una serie di ragazzine che stereotipano e si domandano: “Perché io non sono così figa? Forse con quella tisanina…” e allora la comprano. La marchetta ormai è soft, è nascosta. È una fotografia ben fatta, una geolocalizzazione, l’Oscar per l’attore non protagonista, come dico ai miei clienti. I brand hanno capito che devono conversare con i potenziali consumatori, e con un testimonial “a portata di instagram” è molto più semplice.

  • Ecco: testimonial sui social. Cosa guadagnano i blogger da questo giochino?

Poco o niente. In pochissimi riescono a fare grossi fatturati e sono aziende a tutti gli effetti. Per riuscire a campare solo con un blog mollando il lavoro è necessario si guadagni almeno 30K l’anno, e con le marchette non ci arriverai mai se non hai una serie di competenze e ti metti giù d’impegno, è inutile. Il gioco funziona perché quando cominci ad avere un bel seguito e sei connotata per una certa nicchia, ti contatta un grosso sponsor e quindi lo fai più che altro per il prestigio, o perché ti regalano un campione da recensire o perché qualche centinaia di euro il brand te li dà. Insomma, è meglio di niente, è un bello scambio. Dalla parte dei blogger e del brand questa dinamica non finirà mai, ma noi utenti abbiamo il potere di ribellarci, perché in fin dei conti il vero valore degli influencer siamo noi. Se noi spariamo, loro sono finiti.

  • Ammetti candidamente che la parola TARGET non ti piace, perché?

Perché non ha senso. Il mercato deve parlare a nicchie e a nicchie di nicchie. Paradossalmente, io ed il mio vicino di casa, che mettiamo sia un uomo che sopporto molto poco, possiamo avere un punto in comune. Potremmo entrambi amare Star Wars. Come mi targettizzi usando le personas? Qua c’è bisogno di scavare a fondo per capire se c’è un’intersezione, un punto d’unione tra due persone così apparentemente diverse. Collaboro anche con alcuni uomini che usano le penne glitter ma che sulla carta, con il solo nome, età, geolocalizzazione e potere d’acquisto non li avremmo mai intercettati. Parlando invece solo di interessi in comune si riesce a mettere insieme un migliaio di persone diversissime ma che in quel determinato ambiente interagiscono senza problemi.

  • coverAiuto! E quindi, come ne veniamo fuori?

Io ho creato una community grazie a Facebook, a costo zero. È un gruppo chiuso di 1300 persone che parlano di qualsiasi cosa vogliano ma che è nato per l’agenda motivazionale che vendiamo. Ascoltano, espongono i loro problemi e rispondono le une alle altre in totale libertà. Tenere stretta una community, se sai come alimentarla, è fattibile, l’importante è riuscire a prestare VERA attenzione alla tua nicchia. Noi dello staff non inseriamo pubblicità e alimentiamo la linea dell’empowerment. Le ragazze chiacchierano e ci danno spunti reali dai quali poi creiamo nuovi prodotti proprio perché siamo sempre in dialogo.

  • La simpatia è una strategia, quindi?

Sì, ma nel vero senso del termine ossia essere empatiche. Le emozioni sono alla base delle scelte di mercato delle persone. Non è una scienza esatta, ma aiuta. Una volta ho curato una campagna di un prodotto molto particolare dedicato ai padroni di cani. Le campagne marketing sono andate molto bene in termini di interazione, e zero in termini di conversione. Quindi non necessariamente un “mi piace” è una vendita, ma fallire può essere necessario per andare avanti. Il tuo successo dipende dalle persone che credono in te. Dall’altro lato, la Stiletto Academy offre consulenze manageriali specifiche per business femminili: l’Estetista Cinica è un ottimo esempio di come le strategie che ti dicevo hanno funzionato. Parlare con la clientela significa essere come la tua clientela o diventare la tua clientela. E chi ti conosce meglio di te stesso?

Veronica è un fiume in piena ed io ho la sensazione di non avere argini adatti a contenerla. Ha una serie infinita di progetti, degli speech da preparare, di investimenti da fare. Vuole reiventare gli speed date in formato business, scrivere libri, fare tour. Tutte le idee ruotano attorno al femminismo contemporaneo, fil rouge (rose!) di ogni iniziativa, martello che continua a picchiare il chiodo.

veronica_benini-kwwG-U43070908049885PTB-1224x916@Corriere-Web-Milano-593x443

Sono felice di sapere che vivo in un mondo che vuole potenziare le donne, categoria dimenticata per troppi, lunghissimi anni ma mi preoccupo quando salgo sul suo blog e leggo un post intitolato “Come rispondere ad un’intervista scomoda”.

“Cazzo, lo sapevo, ho fatto delle domande di merda” – mi dico.

Poi mi incoraggio e leggo il riassunto di una discussione di una pochezza imbarazzante: non è la mia.

Il potere di Veronica passa anche dallo schermo: riesce a farti sentire migliore, senza nemmeno volerlo.

 

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

MORE FROM ALESSIA BALLESTRERI

ENTRA NELLA COMMUNITY