Figli delle stelle

Goonies never say die

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Ci sono pochissimi film tardoadolescenziali azzeccati come i Goonies. Ok, non sto parlando dal punto di vista registico. Quel piano è standard. Sto parlando del piano sentimental/narrativo. La sceneggiatura è semplicissima: un gruppo di ragazzi che vivono nel quartiere di Goon Docks (da qui Goonies) stanno per lasciare le loro case, a causa di un’operazione di compravendita immobiliare, che trasformerà l’isolato in un quartiere per ricchi (per la precisione quello che si va ad espandere è l’Astoria Country Club, una specie di Lyons americano, dove i preppy vanno a giocare a tennis). Grazie a una mappa del tesoro, riusciranno a portare a casa il denaro sufficiente a pagare l’impresario e a restare nelle loro case. Fin qui non sembra nulla di speciale. Ma perché questo film dopo più di 25 anni attira ancora così tanti aficionados? Perché ogni volta che lo danno in TV non perdiamo la proiezione, come potremmo fare chennesò con Navigator, Mamma ho perso l’aereo, Stand By Me o altre commedie per ragazzi?

Sono molti i motivi della potenza dei Goonies. Il primo è la stupenda caratterizzazione della crew. Gli stereotipi ci sono tutti: il nerd giapponese (Data), il ciccione  (Chunk), il chiacchierone (Mouth), il palestrato (Brandon), il bravo ragazzo balbuziente e con l’asma (Mikey, il fratello di Brandon), la cheerleader gnocca (Andy) e l’amica brutta (Stef). È quasi impossibile non riconoscersi in uno dei personaggi della combriccola. Io mi riconoscevo a metà fra il ciccione e il nerd, ad esempio. Se non avessi superato i 35 e non dovessi mantenermi, probabilmente mi riconoscerei ancora in quei due personaggi (la mia fase nerd è finita quando ho esaurito il tempo di fare quello che mi piace e ho iniziato a vivere per pagare le bollette).

Il secondo motivo è l’organizzazione della storia. Lo scheletro narrativo di cui parlavo sopra divide in due parti quasi simmetriche il film. La prima serve ad introdurre i personaggi, la seconda è il vero e proprio spasso per ragazzi, con elementi avventurosi, qualche brivido e anche qualche bacio innocente. Le due parti sono state pensate in modo musicale: la classica sequenza A B, lenta all’inizio e veloce in chiusura, utile ad aumentare l’attesa per il lieto fine. Già dall’inizio si percepisce come il film sia in realtà una favola, come non ci possano essere morti. Dimensione avventurosa mista a suspense innocente.

Il terzo elemento è l’antagonista: la banda Fratelli, tre malviventi che tentano di impossessarsi del tesoro, ma che pagheranno cara la loro spavalderia. Il primo a vendicarsi contro di loro sarà Sloth, il fratello deforme tenuto in ostaggio nella cantina del quartier generale della banda, uscito grazie a Chunk, che gli offre uno snack Baby Ruth. Sloth per prendere lo snack caduto a terra romperà le catene che lo tengono imprigionato. Sarà lui a salvare i Goonies dall’avidità della famiglia. Quindi in ultima analisi è il ciccione imbranato, che grazie all’amicizia con Chunk salverà tutti.

Dal punto di vista musicale, il film usa una colonna sonora standard scritta appositamente per il lungometraggio. L’unico singolo che esce dai soliti effetti sonori e dai tappetini d’archi narrativi è stato scritto da Cindy Lauper (The Goonies ‘R’ Good Enough). La Lauper è stata una delle icone musicali anni ’80 e quando esce il film è all’apice della sua carriera. Il video della canzone viene proiettato al ventesimo minuto del film, quando i ragazzi riescono a scappare dal fratellone, e la scelta della Lauper è perfetta. Lei è infatti l’antagonista musicale di Madonna negli anni ’80. Se la Ciccone rappresentava in qualche modo il peccato e la lussuria (vi ricordate il tour con quel corpetto con il reggiseno a punta?), la Lauper era la sorella maggiore che ci cantava gli inni da ballare col sorriso. Niente di più giusto per i Goonies.

Ovviamente c’è altro. I Goonies sono una gang, un gruppo di ragazzi che crede in qualcosa (nel libro di James Kahn viene recitato anche il giuramento dei Goonies dalle ragazze, scena che è stata tagliata nel film). Oggi i ragazzi le compagnie le formano nei centri commerciali, non in mezzo ai boschi o sognando mondi e tesori nascosti. Si sentono tramite cellulare e di avventure ne hanno al massimo qualcuna in qualche mondo virtuale. I Goonies si arrangiano, ce la fanno e non hanno bisogno dei genitori, anzi, come dice in modo molto migliore del mio Massimo Recalcati, sono i ‘figli-Telemaco’, quelli che riconoscono l’alterità del padre e che gli danno una mano a tirare avanti la baracca. I Goonies sono i bambini perfetti, quelli che vorremmo essere stati tutti. Tutti avremmo voluto dare una mano ai nostri genitori, avremmo voluto essere capiti e riconosciuti come parte di qualcosa di più grande di noi. Insomma crescere insieme ai nostri genitori e non passare semplicemente il tempo e guardarci aumentare di statura e di peso.

Il film è stato girato da Richard Donner, presentato da Steven Spielberg che fa anche da produttore esecutivo. Il culto è così forte che ogni anno il 7 giugno nel paesino di Astoria, nell’Oregon, viene celebrato il Goonies Day. La data è il giorno di uscita della pellicola nelle sale americane.

goonies-poster

I protagonisti del film hanno quasi tutti continuato a fare gli attori. Sean Astin (Mikey) è tra le altre cose Samwise Gamgee nella trilogia del Signore degli anelli. Corey Feldman (Mouth) è stato uno dei protagonisti di Stand By Me e ha avuto storie di droga che hanno rallentato la sua carriera, anche se oggi partecipa a show televisivi. Jonatan Ke Quan (Data) ha lavorato in uno degli Indiana Jones e oggi fa lo stunt-man. Josh Brolin (Brandon) continua a fare l’attore; è stato pure nominato agli oscar per Milk. Jeff Cohen (Chunk) fa l’avvocato. Kerri Green (Andy) continua a fare l’attrice, così come Martha Plimpton (Stef), che ha una stupenda carriera a Broadway.

Qui sotto il giuramento in originale:

I will never betray my Goon Dock friends
We will stick together until the whole world ends
Through heaven and hell, and nuclear war
Good pals like us, will stick like tar
In the city, or the country, or the forest, or the boonies
I am proudly declared a fellow Goony.

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