È uno schiocco di dita e il mondo cambia. È un’esplosione, è una bomba, è un atto di terrorismo. Parigi per me è quasi una seconda casa: suocera, cugini, zii… abitano tutti nei dintorni dell’Ile de France, un paio di visite all’anno sono obbligatorie. Tra le vittime un’italiana, Valeria, una ragazza che non conoscevo ma che era la cugina di una mia cara amica, avevo conosciuto la mamma durante uno dei tanti pranzi assieme a Venezia, una cara signora che mi torna alla memoria in un momento tragico. D’un tratto le vittime non sono più foto di anonimi sventurati, sono foto di affetti e di momenti passati. “Dlin dlon” suonano alla porta, è il terrorismo che è venuto a casa nostra senza che nessuno lo invitasse, o forse si? Il terrorismo, quello che pensavi rimanesse solo “la” da “loro” dagli “altri”, un male da debellare a colpi di like, di status e di citazioni, all’improvviso te lo trovi di fronte, ed è raccapricciante. Paris sera toujours Paris, ma di sicuro noi saremo costretti a cambiare.

(da martedì prossimo la rubrica riprenderà il solito corso)

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