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Godspeed You! Black Emperor imperdibili a Padova

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Il tour europeo della band canadaese GodSpeedyou! Black Emperor, fa tappa in Italia. Alla HALL di Padova martedì 19 novembre suoneranno tra gli altri brani anche quelli del sesto album, “Luciferian Towers”.

Tornano in Italia i Godspeed You! Black Emperor. E dopo questa perentoria affermazione ci vorrebbe un altro punto esclamativo. Lo sapevo da un pezzo, avevo già allertato il mio amico Infe con il quale sono andato a vederli all’Estragon di Bologna nel 2015 per la prima e l’ultima volta.
Martedì 19 novembre invece suonano all’HALL di Padova all’interno della nascente rassegna AAVV Autori Vari Indipendenti, organizzata da Locusta Booking e Veneto Jazz e non potevo perderli.

Una pagina Facebook ferma al 2015, il loro sesto album, “Luciferian Towers”, che dovrebbero promuovere con questo tour, uscito ormai 2 anni fa, nel 2017. Ma sappiamo com’è la band di Efrim Menuck. Ma ne siamo così sicuri? Allora come possiamo identificarla? Post atomic band? Post rock? Prog rock? Alternative rock? Psyco Punk? La musica magnetica ipnotizzante dei Godspeed You! Black Emperor racchiude così tanti generi, o è un genere solo ma così difficile da riuscire a definirla.

Tutto è iniziato con una cassetta – sì, quella che si riavvolgeva con una matita, beata giovinezza! – a tiratura limitata nel 1994. Nel nastro c’era inciso “All Lights Fucked On The Holy Amp Drooling”, anche se il primo vero album dei GY!BE risale a qualche anno dopo, “F♯ A♯ ∞” (si pronuncia F-sharp, A-sharp, Infinity) del 1997.
Quello che colpisce dei loro brani è la lunghezza che arriva a toccare il quarto d’ora in “The Dead Flag Blues” e la quasi totale assenza di voci, se non una appena percettibile, quasi arrivassero da un altrove indefinito, spesso più recitanti che cantanti.

Il nucleo originario  è basato da Efrim Menuck (chitarra), Mike Moya (chitarra) e Mauro Pezzente (basso) e nel corso del tempo ci sono stati frequenti cambiamenti: dopo avere raggiunto il considerevole numero di quindici elementi, i Godspeed You! Black Emperor si stabilizzano a nove componenti. Non è una band da copertine e glitterature, anzi non è davvero incline a concedere interviste e quelle volte che lo ha fatto, soprattutto per mezzo di  Efrim Menuck, ne ha approfittato per attaccare il suo stesso mondo, quello dell’industria musicla. Prende il nome da un documentario giapponese del 1976 in bianco e nero su una biker gang giapponese, i Black Emperors.
Nel 2003 sono stati scambiati per terroristi durante una normale perquisizione dell polizia in una stazione di rifornimento. Nei due furgoni sono state trovate foto di torri per le comunicazioni e di serbatoi per l’olio oltre a del materiale antigovernativo. Qualcosa che ha richiesto anche l’intervento dell’FBI ma, in mancanza di prove, vennero rilasciati.

Come li ho conosciuti? Grazie a un film eccezionale come “28 giorni dopo” di Danny Boyle, nel torrido 2003. La scena iniziale dove si vede una irreale Londra del tutto vuota alle prime luci dell’alba viene esaltata dal ritmo sempre più incalzante di East Hastings, tratto dall’album di debutto dei Godspeed You! Black Emperor, F♯ A♯ ∞. Tra l’altro un brano che nemmeno appare nella colonna sonora ufficiale del film, perché non vennero concessi i diritti. Va là che strano!

Un concerto dei Godspeed You! Black Emperor è un’esperienza musicale forte. Non è un concerto qualsiasi ma un viaggio ipnotico nel loro mondo, molto più reale di quel che sembra, molto di più di quello di altri musicisti. Un concerto dei Godspeed You! Black Emperor è un’esperienza vivamente consigliata.

 

Foto di copertina: facebook.com/Godspeed You! Black Emperor

Foto di apertura: facebook.com/cstrecords/

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