Alan Rickman ha recitato in più di cinquanta film. Ha lavorato anche per la tv, è stato un acclamato attore teatrale, e limitare la sua figura a quella del professore di pozioni della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts potrebbe sembrare quasi offensivo, quasi ridicolo, comunque del tutto inadeguato per onorare la sua memoria a pochi giorni dalla sua morte. Mi azzardo a scrivere l’esatto opposto. Credo infatti che la specificità della mia gratitudine e del mio affetto per Rickman, legati indissolubilmente alla sua interpretazione di Severus Piton, rendano questi sentimenti onesti e profondi. Perché per me Alan Rickman non è mai stato semplicemente un bravo attore, è stato ed è tuttora il volto e la voce di qualcuno che volevo conoscere e che non avrei mai incontrato, se non fosse stato per lui. La me di 15 anni fa gli deve molto.

alanrickman

Avevo 8 anni quando i miei mi hanno regalato il primo libro di Harry Potter. La storia mi ha incuriosita subito, tempo una settimana e già attendevo il secondo. E poi il terzo, il quarto e così via fino ad arrivare a Harry Potter e i Doni della Morte, letto in 28 ore esatte senza pause per mangiare o dormire. Ho bagnato le pagine di lacrime per Fred Weasley e Tonks e Lupin, ma la morte del professor Piton mi ha ferito in modo molto più improbabile, prima fendendomi con il senso di colpa per averlo sempre disprezzato, poi affondando una pugnalata fortissima quando ho potuto unire tutti i punti grazie alla sua letta attraverso il Pensatoio.

Professor Piton

Piton è diventato il personaggio più eroico ed interessante, il più amato, quello che non avevo capito fino ad allora ma che ero grata di aver finalmente compreso. Perché ho sempre pensato ci fosse del turbamento dietro alle sue azioni apparentemente prive di umanità. Mi sono chiesta cosa potesse essere ma non mi sarei mai immaginata un amore così immenso. La Rowling ha creato personaggi che quasi sentivo di poter toccare, con cui parlare la sera prima di andare a dormire. Amici, nemici, creature fantastiche ma abbastanza reali ed ingombranti da occupare la mia immaginazione. Nel 2001, a 4 anni dall’uscita del primo libro, ecco il film di Harry Potter e La Pietra Filosofale. Avevo 10 anni e non c’era nulla che volessi di più al mondo. Poter vedere ciò che fino ad allora avevo solo disegnato nella mia mente, poter associare nomi a sguardi e dialoghi scritti a voci di persone… Non riuscivo a credere che avrei avuto di fronte Harry Potter, Hermione, Ron, Silente, Piton. Non mi importava di chi fossero gli attori e non avevo alcun tipo di consapevolezza cinematografica, un po’ come ora. Ero solo una ragazzina che voleva credere.

Quell’entusiasmo avrebbe dovuto attenuarsi con il tempo, con l’avanzare dell’età, ma non è successo. All’uscita dell’ultimo film nel 2011, quando ormai sapevo già tutto e di anni ne avevo 20, vedere Alan Rickman recitare le scene che mi avevano tanto commossa nel libro mi ha sconquassato. Ho pianto più forte ancora, ho sperato in un finale diverso ma quella storia è bellissima proprio perché non regala niente.

Immaginare Piton ora per me equivale ad immaginare Alan Rickman, e 15 anni dopo l’uscita del primo film è ancora così. Voglio bene a Piton e voglio bene a Rickman per avermi regalato il miglior Piton che potessi desiderare.

Sapere che Alan Rickman se n’è andato mi ha rattristata perché è come se se ne fosse andato un vecchio amico. Posso solo dire, nell’augurargli buon viaggio, che gli sono infinitamente grata.

Se credo nell’incanto della realtà, nella bontà occultata che vale più della bontà ostentata, nell’amore oltre sé stessi, se credo nel “sempre” è perché tu hai dato a Piton una voce credibile. Grazie Alan, ci vediamo dall’altra parte del velo.

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