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Se gli Oasis cantassero in italiano sembrerebbero Marco Mengoni

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“Perché forse sarai tu quella che mi salverà
E dopo tutto sei il mio muro dei desideri…”

“Stai con me / nessuno sa come tra noi sarà”

Le canzoni degli Oasis tradotte in italiano sono un misto tra i peggiori versi di Marco Mengoni e un biglietto d’auguri per San Valentino che si può trovare in cartoleria.

Chi avrebbe mai il coraggio di cantare in italiano “Non andare via / Di’ quello che vuoi / Oggi e per sempre / Nella mia vita / Perché mi serve più tempo / Per mettere le cose a posto”?

La tematica, in realtà, è più ampia, e ha almeno tre chiavi di lettura diverse.

1 – La lingua italiana non è adatta al Pop Rock

Nessun testo di pop rock britannico potrebbe funzionare in lingua italiana. Questo è vero a partire dai Beatles, per passare dai Led Zeppelin e i Pink Floyd, fino ad arrivare agli Oasis. La lingua d’Albione, infatti, ha una musicalità secca e diretta, in cui le vocali e le consonanti mute allungate alla fine dei versi sembrano essere fatte apposta per durare all’infinito ed essere adatte ai famosi “sing-along”. Tutte queste caratteristiche si adeguano perfettamente agli impianti ritmici delle canzoni pop, che devono essere semplici, efficaci, “catchy” e soprattutto “radiofoniche”, si diceva una volta.

Al di là dell’aspetto tecnico, è evidente che moltissimi testi di successi pop/rock in lingua anglofona risulterebbero contenutisticamente stucchevoli se tradotti in italiano, perché perderebbero quella sonorità esotica data dal fatto che per noi quelle parole non sono di uso comune quotidiano. In sostanza, quando le cantiamo ci sembra di non dire nulla: ci sembra appunto di cantare dei suoni.

Ci sono artisti italiani che, preoccupati di apparire come i nuovi Gigi D’Alessio, cercano di ovviare a questo problema tecnico e contenutistico del genere pop rock o calcando sulle figure retoriche o utilizzando una terminologia ingiustificatamente complessa, facendo sorgere il sospetto che non siano concentrati su cosa dire ma su come sembrare di avere qualcosa da dire. Ad esempio versi come “Pelle: è la tua proprio quella che mi manca / in certi momenti e in questo momento / è la tua pelle ciò che sento nuotando nell’aria” (Marlene Kuntz) o come “Sogna una carne sintetica / Nuovi attributi e un microchip emozionale / Occhi bionici più adrenalina sensori e cibernetica neurale” (Subsonica) ma ecco, la musicalità è un po’ più forzata.

Ma quindi a cosa è adatta la lingua italiana, in musica? Beh, pensateci: tutta le opere liriche sono basate su libretti scritti in italiano, e nessuno ha mai osato tradurli. Allo stesso modo, la musica cantautorale ha una ritmica che ben si presta alla complessità in versi della lingua italiana, e Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori e Francesco Guccini ne sono un grande esempio.

Questo perché nel cantautorato la parola è gerarchicamente posta più in alto rispetto alla musica: è la melodia che deve adattarsi al testo, e non viceversa, come avviene nella maggior parte delle produzioni pop rock.

Oasis

2 – I testi delle canzoni degli Oasis non hanno alcun senso, in sé

Come ha più volte detto Noel Gallagher, il maggiore songwriter tra i due fratelli Gallagher, i testi degli Oasis sono stati scritti mentre era ubriaco e le parole non hanno nessuna interconnessione tra loro: tradotto, i testi delle canzoni degli Oasis non hanno nessun significato. D’altronde, i testi di una canzone – come qualunque opera artistica – hanno senso solo nell’interpretazione che vi dà il pubblico, no? Ed ecco che noi che ascoltiamo Don’t Look Back In Anger da 20 anni associamo a questa canzone il nostro desiderio di guardare avanti e non provare risentimento verso gli eventi passati, anche se Noel ha più volte detto che lui non sa chi cazzo sia Sally e nemmeno perché può aspettare perché sa che è troppo tardi mentre continua a camminare (WTF?!).

“I’m feeling Supersonic, e infatti scrivo i miei testi da ubriaco”

Questa potrebbe essere un’ottima parafrasi di “I’m feeling Supersonic / Gimme Gin & Tonic”, e in realtà è un’ammissione inconscia da parte di Noel, che scriveva davvero i suoi testi da ubriaco: ci aveva avvisato sin da subito, con il primo singolo del 1994.

Noel Gallagher Liam Gallagher

3 – Ma allora cosa conta, delle canzoni degli Oasis?

La cosa davvero impressionante delle canzoni degli Oasis è la loro memorabilità, data da un’associazione di parole ben combinate tra di loro (ecco spiegata la “musicalità”), e l’effetto che producono verso i fan, anche (anzi, soprattutto) quelli più disattenti. D’altronde, come dice NME Magazine, i testi degli Oasis sono costituiti da “semplici ed efficaci rime, adatte per essere cantate quando si è ubriachi”.

Ma è anche vero che il successo di una canzone pop si misura soprattutto dalla sua capacità di fare presa verso un pubblico inter-generazionale, con un ricordo che si possa estendere per più di una stagione, e nel caso di molte canzoni degli Oasis questo è vero da ormai 20 anni.

Prova ne è il fatto che “Don’t Look Back In Anger” sia stata la canzone simbolo per ricordare le vittime di Manchester di maggio 2017. Questa è stata indubbiamente una delle scene più emozionanti dopo l’attentato:

Però ecco, evitiamo di tradurle in italiano, e teniamoci nella nostra sacra lingua ciò che ci può venire meglio. Altrimenti l’effetto potrebbe essere questo:

o, ancora peggio, questo:

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