Arte in pillole

Geometria: Espressione dell’arte antica

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Da chi abbiamo ereditato la mania di fare le cornicette?
Se l’arte è l’espressione dell’animo umano, vuol dire che nasconde piccoli segreti e curiosità che vale la pena scoprire!

Così nel mio piccolo, vorrei portarvi a spasso per le varie forme d’arte nel susseguirsi dei secoli.
Questo sarà il nostro itinerario: partiremo dalla Grecia antica, passeremo per Roma repubblicana, imperiale, per l’Italia medievale e via via fino ad arrivare ai giorni nostri.
Cornicette? Fin da piccoli ci hanno abituati a farle prima di scrivere i pensierini, ebbene, anche i Greci avevano questa “mania”:

esempio di decorazione geometrica

esempio di decorazione geometrica

Le prime testimonianze le abbiamo tra il XII e il VIII secolo a.C. in Attica, dove le prime decorazioni sulla ceramica erano prevalentemente geometriche: gli uomini che abitavano in questa zona, nel II millennio a.C.  soffrivano del così detto horror vaqui, ovvero la paura per gli spazi vuoti. È per questo che la decorazione diventa maniacale e molto spesso troviamo vasi interamente coperti da fasce parallele sovrapposte recanti motivi riempitivi geometrici. Nel punto centrale, quello di massima espansione, invece, troviamo la scena principale.

Anfora del Dypilon, Atene, 750 a.C.

Anfora del Dypilon, Atene, 750 a.C.

Molto spesso si tratta dell’esposizione del defunto nel letto funebre, affiancato dal corteo delle piangenti (figure che sottolineano il dolore per la perdita della persona, mettendosi le mani tra i capelli).
I riti funebri erano avvenimenti molto importanti nell’antichità, ed erano quindi il tema maggiormente raccontato nelle decorazioni ceramiche su Anfore (vasi rappresentativi della sfera femminile, usati per raccogliere l’acqua, simbolo della fertilità e che quindi riconducibile alla donna) e Crateri (vasi rappresentativi della sfera maschile, usati per mescolare vino e acqua nei banchetti, riti che vedevano la presenza di soli uomini) posti nel Dypilon (la zona della sepoltura, fuori dalla cinta muraria).

Peccando di presunzione, i ceramografi (o i committenti) erano soliti narrare la vita del defunto eroicizzandola, per la serie: ognuno deve avere i suoi 15 minuti di celebrità, anche se in questo caso i minuti si sono trasformati in secoli!

Vale la pena, inoltre, notare la volontà di ricreare la tridimensionalità posizionando il defunto sdraiato su un fianco: per dare all’uomo altezza, lunghezza e profondità viene

Particolare del Cratere del Dypilon, Atene, 750 a.C.

Particolare del Cratere del Dypilon, Atene, 750 a.C.

rappresentato con testa di profilo (disegnando un occhio solo), le spalle e i fianchi di prospetto e una vita molto sottile, uno stratagemma ingegnoso per posizionare nello spazio corpi molto schematizzati, silhouette dal petto triangolare e gambe cilindriche.
La vera particolarità, che mi ha affascinato da subito, sono i cavalli: la fantasia ricercata per rendere la profondità dello spazio costituito da più piani è spettacolare: gli animali hanno un corpo solo, dal quale partono due code, quattro zampe anteriori e posteriori e per sottolineare la lunghezza dei musi degli animali, il decoratore li ha disegnati a forma di caramella! (idea strampalata, ma azzeccata! Ammiro la creatività).

Seppur rudimentale, l’abilità del ceramografo è notevole, tanto che il carro condotto dall’auriga e trainato dai due cavalli sembra collocato nello spazio e non semplicemente appoggiato su un piano orizzontale.
In queste prime testimonianze si nota il  desiderio di trasporre nella pittura le proprie conoscenze e acquisizioni, cercando di rendere le emozioni attraverso l’immagine.

Ambizione che rimane nei secoli la chiave di lettura dell’arte.

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