Vedo, ascolto, scrivo!

Generazione Crisi Esistenziale

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Sono sicura che, almeno una volta nella vita, la crisi esistenziale ha colpito un pò tutti. Ognuno in forma diversa, ma credo sia una tappa obbligatoria per arrivare ad una svolta nella propria vita. Un peroico che ti porta ad adottare la filosofia del “O la và, o la spacca!”.

Mentre scrivo questo articolo è domenica, ha appena smesso di piovere e ha ricominciato a tuonare. Ovviamente, mi sarebbe molto piaciuto andare al mare ma, a quanto pare, per questo mese il sole lo vedremo un pò tutti dalla finestra dell’ufficio. Nonostante ciò, sono rilassata e serena, non fosse che domani è lunedì, il nuovo incubo.

Avete presente quella sensazione di oppressione e ansia che improvvisamente prendono e cambiano l’umore? Perfetto, sapete dunque di che cosa sto parlando.

Ufficio e guadagniSto vivendo uno dei periodi personalmente più belli della mia vita, resta però un grandissimo, enorme buco nero in questa splendida vita a colori: il lavoro. Diciamo che non ho avuto grande fortuna nella mia carriera (almeno finora), ma ora siamo veramente ai minimi storici. Lasciate stare la crisi economica che sta rendendo difficili le cose a molti, anche se per fortuna non a tutti, ma io sono in una crisi esistenziale epica.

Mi sveglio la mattina alle 6:30 perchè l’ufficio è ad una buona distanza da casa mia, faccio le cose come un automa tant’è che, a volte, sono a metà strada e mi chiedo da quanto sto guidando e quando sono salita in macchina, poi arrivo alla scrivania e resto di nuovo come un automa fino alle 17 la sera. Durante queste ore, salto tra emozioni positive tipo “Le cose miglioreranno”, “Io ce la farò!”, “La crisi non ci annienterà!”ed emozioni negative tipo “Mi viene un colpo”, “Oddio, sono passate solo due ore”, “E questa che grida di prima mattina?!”. Ciliegina sulla torta è il tempo extra che resto tra queste quattro mura, e non perchè non mi bastano le ore a disposizione per fare quello che devo, ma perchè “Non vorrai mica andare via dopo otto ore esatte?”. Notando che, ovviamente, questo tempo extra è gratuito, ed io non sono né stagista-apprendista-alla prima esperienza.

E poi, nel bel mezzo della crisi esistenziale, ti confronti con amiche che No stress. Fanno le commesse, lavorano festivi e prefestivi decantando comunque tutto il tempo libero che gli rimane, si svegliano mezz’ora prima perchè tanto il lavoro è vicino a casa, e lo stipendio è esattamente come il tuo. Anzi, hanno pure delle facilitazioni che tu, a 30km da casa tua, non hai. Tipo i buoni pasto, ad esempio.

È qui che scatta il crimine e pensi: ma chi me lo fa fare? Vale davvero la pena sclerare senza avere alcun riconoscimento, vedendoti partecipe solo dei momenti difficili e mai di quelli più gratificanti? Vale davvero la pena passare 5 giorni su 7 con il fiato sul collo per il fatturato, quando tu le idee le hai date ma alla fine fanno sempre quel cazzo che vogliono? Ma soprattutto.. Vale davvero la pena rimetterci in tempo, salute, psiche, per un lavoro a tempo determinato senza possibilità di futuro?

Questi purtroppo siamo noi, i quasi trentenni del nuovo millennio, la generazione crisi esistenziale, insoddisfatti e troppo spesso sfruttati, alle prese con le disgrazie di questo mondo del “lavoro” infame.

Si accettano consigli e/o prescrizioni di antidepressivi.

#ilmegliodeveancoravenire

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