Questa settimana scrivo e lo faccio premettendo due cose:

la prima è che si parla di Instagram, lo strano universo parallelo in cui profili di teenager e dei loro post copia-incolla hanno piú seguaci di fotografi, magazine e artisti;

la seconda, che dietro quei collage che vi lascio ci sarebbero testi ben piú lunghi di questo.

(La terza in via ufficiosa, é che il titolo lo capirete solo alla fine)

Domenica ho condotto un Quiz su #Imnotafashionblog , lo trovate quí .

So che avrá la stessa valenza di un test fatto su un farmaco omeopatico e sono consapevole che avendo poco piú di duemila follower statisticamente varrá poco, ma personalmente é servito per avvalorare una tesi che ha in me radici profonde, nate ben prima dell’entrata dalla porta sul retro in questo mondo:

“IL BELLO É IL NUOVO BRUTTO, BASTA CHE SIA D’AUTORE”

Sia chiaro, non che i protagonisti del quiz della domenica fossero brutti, anzi sono i pezzi preferiti della stagione nella loro categoria, ma anziché mostrarveli come al solito nei modi che chi mi segue su Instagram conosce, ho voluto mettere alla prova l´obiettivitá, il perché é semplice, i mesi passati su questo social ed il trovarmi nel limbo non essendo ne una blogger ne un magazine, hanno fatto di me una terra di mezzo in cui sia chi produce che chi sponsorizza, acquistando o meno (altra storia n.d.r.) tende a confidarmi piú di quanto io stessa credessi.

Questo, unito al mio difendere il made in Italy, mi ha portato a decidere di editare un post diverso dal solito e di scrivere oggi qui.

Sará che sono cresciuta amando il bello in ogni sua forma, sará che l´ho fatto senza permettermi “pezzi” che costassero quanto uno stipendio (e ringrazio il fato per questo) e mixando il vintage, il marchio ed il made in china senza che questo provocasse traumi. Sará che ancora adesso quando decido quale brand o immagine usare per i collage lo faccio su una base puramente visiva senza badare a nomi e al conseguente tag favorevole per accaparrarsi i follower ed i like tanto ambiti. Ho deciso di schierarmi a favore di chi produce questa volta, di chi indipendentemente dal percorso formativo concede ad altri pezzi del proprio talento e lo faccio sulla base di un malcostume onnipresente su Instagram: la fama regalata a chi puó permettersela e la lotta fatta fra fazioni simili e non contro un nemico visibile agli occhi di tutti. Senza nominare nessuno, ci sono stati due episodi ultimamente che mi hanno scosso e che mi hanno fatto capire che le nuove generazioni hanno i paraocchi, che sono trainate da mode e da Leader che di personalitá hanno ben poco. Il test insegna che senza “nomi” ad indossarli e senza marchi ad offuscarne la scelta, il pezzo di Design é passato per cineseria e quello Handmade della piccola produttrice Italiana per qualcosa da pagare a due zeri. Detto ció si apre la porta del perché si sia arrivati a ció…

Jeremy (Scott) insegna che far di Voi dei manichini sia stato non poi cosí difficile, credo che senza un Logo a capeggiare su i suoi capi e senza le foto di Blogger “costrette” ad indossarli poche avrebbero osato tanto, ci sono collezioni di moda, di giovani designer sconosciuti, sublimi, e mostruositá prodotte dai soliti nomi.

Quello che mi spaventa é che la stessa generazione sia divisa fra chi crea senza fama e chi acquista senza consapevolezza, senza far valere la propria idea di bello, seguendo la scia di influenze create a tavolino, di personaggi che alla fine idolatrano, personaggi che hanno creato imperi, ma che alla fine dei conti non scrivono, non decidono, non editano, non scelgono, rimangono lí ad essere manichini biondi e bellissimi.

Generazione mix,

… quale parte vuoi essere?

Buon Mercoledí

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