Bella la vita del freelance!

Può lavorare dove come e soprattutto quando vuole. E una serie sterminata di altri luoghi comuni che non è tanto il freddo, è l’umidità che ti frega!

Ho iniziato a pensare a cosa scrivere per oggi ieri mattina, pulendo la stufa prima di iniziare la pulizia del pavimento.

Cosa c’entra con tutto il resto? A me le cose vengono in mente facendo tutt’altro, devo distrarmi per trovare spunti più vari. Se ogni volta che andassi a correre registrassi i miei pensieri, avrei ore a disposizione. Sarà il rilascio di endorfina o gli alti livelli di ossigenazione.

Forse la domanda migliore dovrebbe essere: “cazzo ci fai il giovedì mattina a pulire la stufa?”!
La vita da freelance ha questi vantaggi, bellezza! Se non fosse che non so ancora in quale percentuale sono free e in quale sono lance.

Rispetto

Da una parte ti ci ritrovi freelance, perché ti ci ha messo l’ultimo che ha deciso di darti uno stipendio a tempo determinato.

Dall’altra lo decidi tu, stanco di lavorare per gente che non sa nemmeno per cosa ti ha assunto, o lo sa ma ha un’idea confusa, solo perché qualcuno gliene ha parlato e lui si è sognato chissà quali numeri di fatturato.

Solo che non è così facile quanto automatico. Perché il mondo fuori è difficile: alle altre persone di te non interessa granché finché non c’è una firma su un foglio di carta e si sente libera di fare quello che gli pare e la parola data ha tutto il diritto di rimanere sospesa. Perché nonostante qualcuno sostenga che il nostro modo di pensare influenzi le nostre vite (e io non sono uno che crede al destino, anche perché in quanto tale per come possiamo pensarla noi, lui se ne fotte alla grande per definizione) sono straconvinto che sia un fatto di attrazione, che certa gente è capace/incapace di attrarne altra, come un fattore chimico, come nella tabella degli elementi Mendeleev.

Bisogna darsi da fare e sbattersi e ficcarsi la vergogna nel punto più profondo delle tasche dei pantaloni che porti da mesi nonostante piogge nebbie smog e fango. Perché vali solo tu. E la famiglia che c’è a casa. Che nonostante tutto quello che ti chiudi fuori dalla porta riesce sempre a farti sorridere e darti quella forza necessaria per muovere il culo.

Niente è facile e niente capita con uno schiocco delle dita. Nemmeno ricevere il rispetto delle altre persone. Bisogna mettere in preventivo anche questo nel bilancio della tua attività.

Birra

No, non ho la vena chiusa oggi. È tutta la settimana che ce l’ho. Per più o meno lo stesso motivo. Poi immaginate come possa stare uno che è in astinenza da moto da 4 mesi e che per Quaresima è in carenza di dolci!

Però c’è una buona notizia: la birra che avevamo fatto a casa a fine novembre è pronta, ma soprattutto è buona. È una rossa corposa, da bere fuori pasto. O come aperitivo di un tardo pomeriggio o la sera, dopo cena, stuzzicando dei pezzi di formaggio con miele o confettura, meglio se in compagnia di un amico, non di uno qualsiasi ma di uno buono che sappia gustare la birra (meglio se sono le birre) e abbia voglia di ascoltare e condividere le reciproche vicissitudini.

POT. Il tappo meccanico è stappato. A noi!

Credits immagine: Brand Magazine<

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