Vena chiusa

Totti fuori, Totti dentro

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Francesco Totti è il capitano e la bandiera della Roma. Uomo simbolo dei colori giallo-rossi, uno degli ultimi rimasti nel calcio italiano. Vicino ai 40 anni, il suo unico desiderio è continuare a giocare.

Roma – Torino di mercoledì sera non poteva avere un finale più romantico. Nemmeno la penna (o la tastiera) di uno sceneggiatore poteva immaginare un finale di partita così strappalacrime. Tutto troppo bello. Quasi kitsch
Francesco Totti, dopo mesi di infortunio muscolare, uno di quelli brutti e lunghi da recuperare, soprattutto se sei vicino ad una certa età, per scelta tecnica dell’allenatore fatica a trovare un posto nell’11 titolare. Facile innervosirsi, difficile gestire la situazione, soprattutto se manca qualcuno che dovrebbe farlo…
Polemiche litigi e media che amplificano tutto, mettendo in piazza qualcosa, le storie di spogliatoio, che per definizione dovrebbero (devono) restare tali.
Così al capitano della tua squadra del cuore, il tuo capitano, capitano e bandiaera dell’AS Roma, restano solo poche e brevi occasioni, magari impreziosite da standing ovation internazionali come quella al Bernabeu di Madrid negli ottavi di Champions’ League (sono l’unico a pensare che sia troppo facile applaudire un avversario quando lo stai sconfiggendo?), oppure decisive, come a Bergamo contro l’Atalanta di domenica: il suo piede destro ha insaccato il pallone del 3-3 finale.
Come il finale di Roma – Torino di mercoledì sera.
Totti entra con la Roma sotto di un gol, pare farlo apposta mister Spalletti, di lasciare al capitano solo scampoli di partite già perse.
Ma lui pare non rassegnarsi perché sa cosa può – ancora – fare. Ed infatti, nelle ultime due partite, regala a compagni, società e tifosi 4 punti che sembravano persi.
Intramontabile. Infinito.
Sul web le riviste hanno iniziato mercoledì sera, da giovedì mattina invece i loro siti non pubblicano niente altro che articoli oasannanti sull’ex pupone. Ma il coccodrillo lo avranno già preparato?

Totti re di Roma
Ma prima o poi, il re deve cedere il trono. Capita a tutti. Anche ai migliori. Non potrà eguagliare la Regina Elisabetta II che sta festeggiando i suoi (primi?) 90 anni.
Posso capire che abbia ancora voglia. E’ il suo lavoro. Oltre alla famiglia non so cosa possa avere. Sa fare – bene – solo quello che fa in campo.
Però hanno ragione Spalletti ed alcuni giornalisti che con l’AS Roma e la Roma città hanno pochi o zero legami oppure se ne sbattono: Totti sembra schiavo di se stesso. Deve decidere cosa fare e come farlo, come per altro gli ha già consigliato il suo allenatore, presentandogli diverse opzioni.
Tifosi ultrà radio e riviste romane filo romaniste devono farsi una ragione: il re prima o poi dovrà abdicare. Ed è meglio che si decida.
Se vuole giocare non può pensare (nessuno può pensarlo!) di giocare tutte le partite per 90′.
Forse non si rende conto che così rischia di danneggiare la sua immagine, il ricordo di quello che ha fatto fino ad ora. Un po’ come Zidane che non ha scelto il modo migliore per un campione di salutare il suo pubblico né per il pubblico di conservarne un ultimo bel ricordo.
Ryan Giggs, uno degli uomini simbolo del Manchester United dell’era di Sir Alex Ferguson, negli ultimi due anni di carriera, ha collezionato 54 presenze, cioè tante quante ne potresti giocare in un anno se ti va tutto bene. Sapeva che in bilico sui 40 anni non poteva più esprimersi agli stessi livelli, soprattutto per il ruolo di esterno di centrocampo. Insomma, pompare sulla fascia e rincorrere l’avversario non era più una cosa adatta a lui. Ha giocato poco e corso meno. Consapevole dei suoi limiti dovuti all’età.
Ma la bellissima storia sportiva di Gyggs si è svolta in Inghilterra, dove il calcio è cultura e le società sono organizzate in tutto un altro modo. Ma basterebbe dire “sono organizzate” per distinguersi da alcune italiane.
Totti, se vuole continuare, dovrà limitarsi, per non diventare un peso per l’allenatore, i compagni e la società. Per non rovinarsi. Con buona pace dei tifosi gli ultrà e gli addetti di radio e riviste romane filo romaniste.
Se vuole più spazio, temo che in Serie A non ce ne sia più. Qualcuno gli consiglia di cambiare divisa e scegliere un club più piccolo, come Roberto Baggio a Brescia o Beppe Signori a Bologna. Ma non so se accetterebbe di indossare una divisa diversa e di giocare allo Stadio Olimpico, in casa sua, da avversario della Roma. Non me lo vedo io. Figuriamoci i suoi tifosi. O lui stesso…

Bandiera per la squadra, bandiera per lo sport
Sulle qualità calcistiche di Totti non si discute. Non sappiamo ancora adesso quale sia il suo ruolo perché ha – avuto – un raggio d’azione ampio. Si può distinguere un attaccante come centravanti, prima o seconda punta. Lui è un attaccante atipico perchè lo puoi trovare ad iniziare l’azione sulla sua 3/4 e finalizzarla lui stesso oppure confezionarti una palla da 30 metri che devi solo spingerla in porta, sempre se non sei Dzeko (con tutto rispetto). Ma non è un regista anche se fa segnare tanto.
Francesco Totti è un attaccante perché (ha) segna(to) tanti gol. E’ uno di quei giocatori al quale devi solo dire: “Entra in campo e fai quello che sai fare”.
Ma gli mancherà sempre qualcosa che altri calciatori come lui invece hanno dimostrato.
In lui ho sempre visto un giocatore superbo, non riguardo alle sue qualità tecniche ma riguardo al solo comportamento esteriore. Un giocatore che alla fine gioca per se stesso: se vince la Roma vince lui, per spiegarmi meglio.
Più innamorato di se stesso che attaccato ai colori della divisa o allo sport. Perché se amasse davvero la Roma poteva fare a meno di tutto questo tribolamento.
Posso capire benissimo i romani ed i romanisti in tutta Iitalia, che Francesco Totti sia il loro idolo.
Se mi parlate di calciatori che hanno emozionato, da vicentino vi parlarei degli eroi del Vicenza Calcio che il 29 maggio 1997 hanno vinto la Coppa Italia e che un anno dopo hanno sfiorato l’impresa arrivando ad un passo dalla finale di Coppa delle Coppe.
Ma da amante del calcio non posso mettere sopra a tutti lui. Piuttosto penso a Roberto Baggio più innamorato del calcio che di se stesso. Ha cambiato tante maglie, ovunque è andato ha lasciato tantissimi bei ricordi, a volte unici (chiedete a Brescia).
Ma è tutto normale. Così come Baggio non è l’idolo di tutti i tifosi, Totti non è per me quello che tanti idolatrano in questi giorni.
Come tanti altri campioni, è un poster (ma esistono ancora?) che i bambini appendono in camera, un cognome da ripetere giocando con gli amici, uno spot per questo sport. Ma non è una leggenda del calcio. Innegabile che lo sia per quello di Roma.
Adesso però si decida. A fine stagione. O l’anno prossimo. Magari anticipando la scelta (se si può definire così) in stile Kobe Bryant, per venir osannato in ogni stadio.

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