L'angolo di Key

“Finché suocera non vi separi” Un libro illuminante sul matrimonio

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Vi presento un libro.
Il titolo è spiritoso e ironico, “Finché suocera non vi separi” (edito da Giraldi Editore), scritto da Michela Foti (avvocato) e Annalisa Amadesi (psicologa), entrambe bolognesi.
In effetti, l’ironia e la leggerezza non mancano neanche nei contenuti, sebbene siano molto puntuali a livello legale e psicologico.
La bagarre “suocera vs nuora” è vecchia come il cucco. Ma a quanto pare è un evergreen, in barba al terzo millennio e a tutta la modernità che promuoviamo.

In questo libro pocket e tascabile, prima di affrontare il tema centrale che riguarda il titolo, si parla molto di uno degli argomenti clou di questi ultimi giorni: il processo canonico di annullamento del matrimonio alla Sacra Rota. Il libro ne parla perché questa bagarre sempre di moda è da tenere seriamente in considerazione, come insegna una recente sentenza ben descritta dalle nostre autrici.

Cover libro

“Finché suocera non vi separi” è un libro snello che scorre via bene, specialmente grazie agli aneddoti italiani e stranieri sul rapporto suocera vs nuora. Puntuale e preciso nella parte iniziale inerente alla trafila canonica del processo di nullità. Anche troppo dettagliata, secondo me, dal punto di vista legale. Ma credo sia stata una buona idea dare al lettore una infarinata di come funziona la richiesta di annullamento alla Sacra Rota. Capisco che sia anche difficile riassumere in poche informazioni un procedimento tanto cavilloso.

La parte prettamente legale la trattiamo con l’avvocato Michela Foti 
Con il libro “Finché suocera non vi separi”,  perché dedicare tempo e attenzione al delicato tema dell’Annullamento del Matrimonio?
MF: Il libro nasce da una riflessione su un caso di cronaca giudiziaria: la perdita del mantenimento in sede civile, da parte di una moglie, l’auto proclamazione come tale del di lei marito “mammone”, davanti al tribunale ecclesiastico e conseguente richiesta di declaratoria di nullità del matrimonio concordatario vista la sua assoluta incapacità di assumere ab initio gli oneri coniugali derivanti dal matrimonio, ovverosia quel minimo di integrazione psicosessuale che dovrebbe esserci in ogni unione, tanto più se consacrata dal vincolo religioso. La manovra è assai arguta e si rischia davvero di restare con un pugno di mosche in mano. Attenzione, quindi, a tirare troppo spesso in ballo la suocera se il matrimonio è recente e contratto in Chiesa.

Siamo dentro la notizia: Papa Francesco, in questi giorni, ha semplificato tutto il procedimento della Sacra Rota. Cosa ne pensa?
MF: L’ennesimo atto di lungimiranza del nostro Papa che, rispetto ai diritti delle persone, si pone in termini di assoluta modernità. In particolare, è venuta meno la necessità di ottenere, da parte dell’organo di giustizia ecclesiastica, due sentenze dello stesso segno (accoglimento o rigetto) dell’istanza di nullità  per poter considerare concluso l’iter.

Ricordiamo, però, che se si desidera che le sentenze ecclesiastiche abbiano efficacia giuridica in Italia, devono essere delibate dalle Corti di Appello, in quanto si tratta di riconoscere sentenze straniere nel nostro Paese con effetti determinanti negli equilibri economici delle coppie.

Come mai – secondo lei – ci sono così tante richieste alla Sacra Rota?
MF: Ottenere la nullità del matrimonio significa cancellare il matrimonio quale fatto storico. In sintesi, è come se quel matrimonio non fosse stato proprio MAI  celebrato. Ciò a livello psicologico ha una portata ben differente rispetto ad una comune separazione o a un divorzio, è un po’ come tirare sopra una riga ad una parola scritta erroneamente e usare il bianchetto. Si nascondono agli occhi dei terzi le tracce del nostro errore e ci si sente più liberi (anche di riprovarci : molti si risposano in Chiesa).

Ci si sposa con troppa leggerezza? Si crede poco al valore religioso di un matrimonio o ci sono altri motivi di fondo?
MF: Molto spesso ci si sposa in Chiesa per una questione di forma. Conosco gente che mai ha praticato prima del matrimonio (e nemmeno dopo). Tutti bravi a dichiararsi favorevoli ad una cerimonia semplice, per pochi intimi, magari con annessa braciolata nel giardino di casa propria, ma arrivati al momento del dunque, i più non esitano a mettere i genitori nella condizione di sborsare cifre esorbitanti per addobbi in Chiesa, vestiti dal gusto discutibile, book fotografici imbarazzanti ed esosi ricevimenti in ville vista mare (o colli). La Chiesa, in questi casi, si riduce ad una bella cornice di addobbi, fiori freschi e bambini imbellettati con aspersione di petali di rosa. Si riceve il sacramento con estrema leggerezza e con altrettanta leggerezza si pretende di cancellarlo se le cose non vanno come ci si sarebbe augurati.

Nel libro si racconta che “il mammismo” è alla base della fine del matrimonio di Carlotta ,e anche motivo di nullità del matrimonio. E’ una questione tipicamente italiana?
MF: Parrebbe di sì. Nel senso che da un confronto incrociato con tante donne di nazionalità diverse questa risulta una problematica prettamente italiana: la difficoltà di smettere i panni della “grande madre” e cedere il testimone alla nuora, lasciandole la possibilità di sperimentarsi nel proprio nuovo ruolo di moglie e madre, magari anche commettendo degli errori è uno dei nodi cruciali che caratterizzano quest’atavico conflitto. Nel resto d’Europa, il figlio maschio è considerato in grado di vivere la propria vita e fare le proprie scelte senza la necessità di intervenire con direttive materne (più o meno mascherate da consigli). Bisognerebbe trovare il giusto equilibrio tra  l’invadenza (eccessiva) della grande madre mediterranea e l’affetto (pure presente, sebbene un po’ freddo e distaccato) della madre nordica, in favore di una sana via di mezzo rappresentata dall’esserci, ma con discrezione e solo in caso di effettivo bisogno.

A destra Michela Foti, a sinistra Annalisa Amadesi

Eccoci alla seconda parte, quella dedicata all’aspetto sociologico e psicologico della crisi di un matrimonio, insieme con la psicoterapeuta Annalisa Amadesi.
Uomini e/o donne legati alla mamma, questione irrisolta suocere vs nuore. Ma se ne discute ancora nel 2015? Non c’è una maggiore emancipazione in questi ruoli?
AA: Purtroppo l’emancipazione che noi donne ci siamo conquistate con fatica nel corso degli anni, nei rapporti suocera-nuora e/o mamma-figlio maschio sembra essere ancora un’utopia e una forte speranza di tante nuore, almeno per quanto riguarda il territorio italiano.
Anzi, nel 2015 esistono sempre più suocere, intorno ai sessanta-settant’anni  “moderne” e “giovanili”, che entrano spesso in competizione con le nuore, portando a galla l’antica rivalità tutta al femminile che appartiene forse alla notte dei tempi, e che temo ci accompagnerà per sempre.
Da qui, l’antagonismo, ma anche il timore di perdere il ruolo centrale di madre del figlio maschio può portare le suocere a violare regole e limiti che sono sacrosanti per la coppia, e che andrebbero invece rispettati.

Che tipologie di suocere ci sono? E di nuore?
AA: Abbiamo suddiviso le suocere in due macro categorie: le suocere presenti e le suocere assenti. Tra le presenti spiccano l’amica di Narciso e la ficcanaso: naturalmente sono le più “temute”.
La prima, come ci ricorda il mito di Narciso, il quale ammira la sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua, vive unicamente per se stessa e crede fermamente che tutto ciò che la riguarda sia degno di interesse, oltreché di ammirazione e stima profonda. Lo stesso vale per suo figlio, che viene vissuto da questa donna come un proprio “prolungamento”: bello, affascinante, intelligente, brillante. Naturalmente la potenziale compagna che capiterà in sorte dovrà rispettare alcuni rigidi criteri e, se supererà l’esame, non avrà comunque vita facile. La suocera in questione non ascolterà altri punti di vista se non il proprio, nessuna cosa sarà fatta meglio di come la fa lei.. e così via! Con questa tipologia di suocera bisogna stare molto attenti: si sente chiaramente in antagonismo con la nuora avendo dato i natali ad un uomo che giudica praticamente perfetto. La nuora non sarà mai all’altezza del figlio, perciò questa donna non  farà nulla per preservare l’armonia di questa coppia  (es. terrà i nipoti se il figlio ha un impegno di lavoro ma non se la coppia intende uscire per una sacrosanta pizza…sarebbe un favore alla nuora e non più al figlio!).

La ficcanaso è la classica suocera che non sa stare al proprio posto. Telefona sempre e in orari scomodi, si precipita a casa nostra senza avvisare, si intromette in ogni discussione, si prende troppe libertà con i nostri figli.. Se vogliamo sopravvivere a questa tipologia dobbiamo assolutamente fissare regole e limiti chiari quanto prima!!
Tra le suocere assenti, invece, cito la single, abbastanza frequente di questi tempi, che da un lato potrebbe non crearci nemmeno troppi problemi: è mondana, conosce più locali di noi, chatta con amiche e conoscenti, odia farsi chiamare “nonna”, va in palestra ed è troppo presa dalla ricerca dell’anima gemella o dai tanti viaggi che ha in programma per ricordarsi ad esempio il nome dei suoi nipotini!

Per quanto riguarda le nuore, non abbiamo per ora individuato delle categorie. Forse lo faremo in un secondo libro, ma ho appurato ad esempio che una nuora molto sensibile alle critiche altrui, che si sente definita dalle parole dell’altro che hanno addirittura il potere di far vacillare le convinzioni che ha su se stessa e sulle sue capacità, di sicuro dovrà faticare molto per riuscire ad essere serena nel rapporto con una suocera magari molto invadente e critica.

Dove andremo a  finire, secondo voi?
AA: Io credo che, di questo passo, il rischio sia che sempre più coppie bussino alle porte degli studi legali per divorziare o giungano da uno psicoterapeuta per cercare di recuperare un rapporto incrinato, purtroppo, dalle ingerenze di una suocera troppo invadente. Credo anche che esistano delle soluzioni per evitare tutto ciò: prima di tutto essere consapevoli delle dinamiche che si sono instaurate nel rapporto con nostra suocera e con il nostro compagno, condividere le difficoltà esistenti con il nostro lui e cercare poi di affrontare, con una buona dose di assertività ma anche un pizzico di ironia, la suocera in questione.

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