Vena chiusa

Fast Animals and Slow Kids – Animali Notturni – Recensione

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Eccolo, ‘Animali Notturni’, il nuovo album dei Fast Animals and Slow Kids. La band di Perugia negli ultimi due anni è cresciuta, senza rinunciare a urlare con forza i propri sentimenti

Fast Animals and Slow Kids: ripetersi non è banale

La maggior parte dei fan di un/a cantante o una band ha sempre una aspettativa data quasi per scontata: ripetere il successo dell’album precedente. Ma è una cosa davvero difficile per chi fa musica. È un’aspettativa tanto alta quanto illusoria. È che ci si dimentica di alcune cose piuttosto rilevanti. Io l’ho scoperto anni fa con un disco dei R. E. M. per esempio.
Prima di tutto che la musica è un’arte e in quanto tale richiede studio, ricerca, innovazione e rinnovamento.
E poi che un artista per creare ha bisogno di stimoli, di esperienze, di ricerca, di cambiamenti, di influenze. Un musicista manterrà il suo stile, ma non può scrivere nel pentagramma le sette note cambiandoci solo ordine tono etc.

Il nuovo inizio dei Fast Animals and Slow Kids

Ed è stato quello che hanno fatto i Fast Animals and Slow Kids che il 10 maggio hanno pubblicato il loro ultimo album, ‘Animali Notturni’.
Non ho idea di come sia stato accolto dal pubblico, io scrivo per me stesso: confermando il paragrafo di apertura, mi aspettavo di ascoltare ancora quella musica forte e ruvida che due anni fa me li ha fatti scoprire e che mi travolto nei loro live. Ma appunto, di mezzo ci sono stati due anni durante i quali la vita è trascorsa e ha cambiato le cose e le persone. Magari neanche tantissimo, ma quanto basta. ‘Animali Notturni’ è il frutto – anche – di questi due anni.
Ma anche del passaggio dall’etichetta indipendente Woodworm, con la quale hanno pubblicato i loro album precedenti (Hybris 2013, Alaska 2014 e Forse non è la felicità 2017, mentre il primo, Cavalli del 2011, è uscito per Iceforeveryone, l’etichetta di Andrea Appino frontman dei Zen Circus) alla major Warner Music Italy.
Sarò onesto, non lo sapevo e appena l’ho letto mi sono preoccupato. Perché succede che un passaggio del genere è un po’ come un patto col diavolo: una major dà tanto ma chiede altrettanto in cambio.
Inoltre, alla produzione di ‘Animali Notturni’ c’è stato quel Matteo Cantaluppi, complice (o colpevole?) di aver trasformato una band rockettara come Thegiornalisti in un semplice gruppo pop buono per le radio e le pubblicità.
I Fast Animals and Slow Kids aveva già un ottimo seguito, considerando che hanno conquistato il proprio pubblico facendosi da soli smazzandosi in giro per l’Italia a suon di “Siamo i Fastanimalsandslowkids e veniamo da Perugia”.

Ho ascoltato a lungo il nuovo album, tra gli 80 chilometri quotidiani del tragitto casa-lavoro-casa e nei ritagli notturni, anche cercando di confrontare i testi e di trovare differenze musicali con i dischi precedenti.
Non me ne intendo di musica, alle medie ho rotto il flauto perché ho litigato col Bolero di Ravel, ma l’orecchio non mi inganna, per quanto il mio timpano destro non sia proprio perfetto.
Forse sarò influenzato dal mio pregiudizio, ma l’impronta di Cantaluppi in alcuni canzoni si fa sentire. Per fortuna sono poche e nella maggior parte della musica e dei testi i FASK che ho conosciuto sotto il palco si fanno sempre riconoscere, forti, diretti, sinceri, disillusi.
In altre invece la stessa rabbia viene modellata: se nei precedenti album i testi di Aimone Romizzi erano una lama che penetrava il fegato, in “Animali Notturni’ i sentimenti fanno più giri di parole, senza però cancellare quell’amarezza che contraddistingue le composizioni. Anche la musica è meno ferrea e più lavorata, le batterie molto ritmate, quando negli altri dischi batteva in modo più fervido. Ma l’original potenza di Alessio si vedrà nei live. Dove, almeno spero, non c’è ragione di etichetta ma solo libertà di espressione.

La track list di ‘Animali Notturni’ dei Fast Animals and Slow Kids

‘Animali Notturni’ è composto da 11 brani:
1. Animali notturni (03:33)
2. Cinema (03:12)
3. L’urlo (03:50)
4. Non potrei mai (03:14)
5. Dritto al cuore (03:55)
6. Canzoni tristi (03:36)
7. Un’altra ancora (03:50)
8. Demoni (03:13)
9. Radio Radio (03:51)
10. Chiediti di te (03:16)
11. Novecento (04:59)

Si inizia subito sentendosi soli con la title track. Non so quale strofa scegliere per deprimermi, tra “Un’amicizia che si addormenta / Una parola detta troppo in fretta / Dove son finiti tutti quanti” e “ Poi, ti aspetti di esser ricordato / Contar qualcosa per qualcuno / Ma sei un’altra storia, solo un’altra storia”.
Migliora un po’ con ‘Cinema’, almeno qui ci si rende conto di aver bisogno di qualcuno al proprio fianco mentre in ‘L’urlo’ si riconosce il proprio egoismo sfacciato.
Il trenino ‘Non potrei mai’/‘Dritto al cuore’ richiama i vecchi (per così dire) FASK, che raccontano storie d’amore ormai naufragate, con persistenti accordi di chitarra dai toni alti nel secondo brano a fare da contraltare alla vicenda.
‘Canzoni tristi’ è la crescita della band, di Aimone, Alessandro, Jacopo e Alessio che a trent’anni vorrebbero “soltanto dire quello che mi va / Lo so, ti parrà strano / Ma in fondo questa è la mia nuova libertà”.
Il rif di chitarra sullo sfondo di ‘Un’Altra Ancora’ e ‘Demoni’ mi fa riabbracciare di nuovo i primi FASK, che raccontano del male che si può insidiare dentro ognuno di noi.
‘Radio Radio’ , con quel ritornello “Metti questa in radio, metti questa in radio / Se hai coraggio, se hai un cuore / Passa questa canzone” forse è quella che descrive di più il loro passaggio dal ruolo di mediano della musica a bomber puro. Sarebbe bello sentire una voce e una chitarra elettrica incazzate alla radio, ma lo sappiamo tutti quanto sia semi-impossibile.
In ‘Chiediti di Te’ c’è la voglia di esperienze nuove e più mature: “Stanco delle piccole cose / Stanco dei saldi e i sentimenti / di frasi semplici e volgari / del sesso per sdrammatizzare / io voglio andare sulla luna / voglio percorrere il deserto / volare come fanno i falchi / salvare chi sta per morire”.
Non penso alla casualità nel brano di chiusura. ‘Novecento’ porta i FASK in territori musicali mai esplorati prima. È una ballata melodica, che brinda alla vita, alla gioia di viverla insieme con forza e amore, senza nascondere una certa incertezza, forse data da quella paura delle cose belle che ogni tanto possono capitarci. Come quella di iniziarne una nuova con un’altra persone (Aimone Romizzi ha comprato casa a Monza con la sua ragazza).
“Dimmi che è vero / Che il futuro è grande / Che il futuro è questo / Ed è con te / Questo momento lo racconterà in un film / Di quanto prende e brucia la città / Questo è l’istante in cui saluto casa mia / Faccio i bagagli e vado via / No, questa volta non chiamatelo rimpianto / Questa canzone sarà un brindisi al futuro / No, questa volta non chiamatelo rimpianto / Possiamo scegliere di crederci per sempre”.

‘Animali Notturni’ è un album dei Fast Animals and Slow Kids

Cosa penso alla fine di ogni ascolto di ‘Animali Notturni’ dei Fast Animals and Slow Kids? Seppure la voce di Aimone sia sempre la solita, potente alta e a volte drammatica nell’esprimere pensieri ed emozioni, tra le righe del pentagramma ogni tanto si avvertono le stesse influenze che Cantaluppi ha portato nella band di Paradiso.
Però no, dai, non è una svolta commerciale! I FASK non sono facili da smussare e lo hanno detto chiaro e tondo che volevano rimanere se stessi, non volendo rinunciare al proprio stile. Possono essere tutto quello che volete i ragazzi di Perugia, tranne che ipocriti e sanno bene che una canzone incazzosa e rockettara difficilmente potrà passare per una radio.
Cantaluppi ha conservato il meglio dei FASK, usando una metafora potrei dire che ha creato un abito che potesse rispondere perfettamente al modo di cantare di Aimone Romizzi e di suonare di Alessandro Guercini, Jacopo Gigliotti, Alessio Mingoli e Daniele Ghiandoni.

Come detto prima, le opere cambiano con il proprio artista e ascoltando ‘Animali Notturni’ si avverte il cambiamento. Non mi si toglie dalla testa che una certa parte sia anche opera del passaggio alla nuova etichetta ma non voglio concentrarmi su questo aspetto.
I ragazzi non sono più quegli autodistruttivi, superbi, spregiudicati e arrendevoli che ho conosciuto. Non sono più ragazzi di vent’anni. Sono uomini, hanno capito cos’hanno vissuto e cosa dovranno vivere. E forse anche con chi. Qualcuno è diventato papà e ha altre paranoie per la testa.

Loro restano gli stessi, i Fast Animals and Slow Kids che vengono da Perugia, che non possono sempre scrivere le stesse canzoni, che non possono sempre esprimere le stesse emozioni che ci hanno già fatto ascoltare. Perché porca di quella, il tempo passa anche per chi sta sopra al palco, cosa credete? Ma se non è banale, automatico, se non è un’aspettativa che deve essere positivamente rispettata, ripetere i successi dei precedenti album per i FASK come per tutti non è per niente facile. Loro con quest’ultimo lavoro ci sono riusciti. A me piace. L’introspezione merita armonia.
Adesso il significato delle loro canzoni e il modo di suonarlo e di esprimerlo è un altro. Questo mi rende felice.
Non ci vuole un ascolto forzato per capirlo. Piuttosto, pensate che il tempo passa e cambia le vite di ognuno di noi. Lo avrete imparato anche sulla vostra pelle.

Chi sono i Fast Animals and Slow Kids

Aimone Romizzi (voce e percussioni)
Alessandro Guercini (chitarra)
Jacopo Gigliotti (basso)
Alessio Mingoli (batteria)
Daniele Ghiandoni (tastiere e chitarra nei live)

Fast Animals and Slow Kids tour 2019

Si sono fatti il mazzo per 10 anni in giro per l’Italia, non vengono da reality né da un talent, erano senza una major (fin’ora) e nonostante ciò si sono fatti conoscere e apprezzare ovunque sono andati. Come hanno fatto? Se non avete mai visto un concerto dei Fast Animals and Slow Kids, andateci almeno una volta prima di morire e ci troverete la risposta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ph. credits: facebook.com/fastanimalsandslowkids/

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