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FASHION IN ORBIT – Un nuovo corso di formazione firmato da Agenzia Spaziale Europea e Politecnico di Milano

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Lazy Francis ha recentemente fatto sfilare alla Riga Fashion Week una dolcissima bambina accompagnata da un astronauta con tanto di tuta spaziale. Ma non è certo la prima volta che “lo spazio” invade le passerelle. “Astro mania”, l’hanno chiamata alcuni: fra corpi celesti su maglie, abiti e soprabiti, il soggiorno nello spazio diventa una odissea glamour che sembra aver conquistato anche le star (quelle terrestri, s’intende…). Da Samantha Cristoforetti, nostra testimonial intergalattica, alle celebrities che sfoggiano i loro corpi celesti, silver fabric, galassie di bijoux e orbite interstellari. Altri aspetti, come per esempio l’entusiasmo per l’industria missilistica o il primo avvistamento di un UFO (1947) hanno poi reso la fantascienza un fenomeno sociale, studiato e riproposto quindi in ambito moda. Il resto è storia…

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Photo by Guy Bourdin 1969 – Vogue Italia, aprile 1969

Quello che oggi sta nascendo a Milano è qualcosa che va però oltre le semplici e immediate influenze stilistiche e le strategie wearable dello space-à-porter.

Tutto è cominciato con il progetto Couture in Orbit quando l’Agenzia Spaziale Europea (ESA)  ha coinvolto il Politecnico di Milano per la realizzazione di una collezione di abiti che integrasse  tecnologie spaziali e materiali innovativi, con l’obiettivo di creare una capsule collection caratterizzata dall’uso di materiali innovativi e tecnologici, non per gli astronauti del futuro,  ma per noi qui sulla terra, da indossare nella vita di tutti i giorni.

 

(link al sito: http://www.polidesign.net/it/FiO )

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Dal progetto Couture in Orbit, “Tourist in Space”

Le innovazioni spaziali hanno una forte influenza su come la gente si comporterà ed opererà in futuro” ha affermato la Professoressa Annalisa Dominoni che ha seguito da vicino tutte le fasi di realizzazione dei progetti.

POLI.design ha lanciato così la I edizione del Corso di Alta Formazione Fashion in Orbit. Moda, tecnologia, ispirazione spaziale aprendo la partecipazione a professionisti e aziende che operano nel fashion system. Il corso è costruito su misura per chi vuole esplorare la moda nell’era della tecnologia e comprendere meglio come diventare protagonista più consapevole di questo processo di trasformazione. Se è vero che le innovazioni spaziali avranno nel prossimo futuro una sempre più forte influenza su trend di consumo e comportamenti, al fashion designer spetta capire come diventare protagonista attivo e più consapevole di questo processo per approdare alla creazione di prodotti e modelli di business innovativi, che comprendano smart textile, wearable ma anche tecnologie per l’ambiente e politiche di sostenibilità per la moda.

Il corso avrà inizio il 30 gennaio e terminerà il 17 febbraio 2017, per una durata complessiva di 3 settimane a tempo pieno. Le iscrizioni chiudono l’11 gennaio 2017.

 

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Irving Penn, 1967, Vogue Italia

 

IL PROGRAMMA SI ARTICOLERÀ IN QUESTO MODO:

 

  • Un primo modulo di 1 settimana che prevede seminari e project work in aula per acquisire conoscenze e sviluppare il concept di capsule collection. Scienziati e ricercatori dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) presenteranno le tecnologie spaziali, includendo case study e indicando le applicazioni più innovative insieme ai partner del progetto: TexClubTec per gli smart textile, e l’azienda di moda che definirà il brief della collezione.

 

  • Un secondo modulo di 2 settimane presso il laboratorio sartoriale del Politecnico di Milano che permetterà di realizzare la collezione e di fotografarla negli spazi di Lab Immagine del Politecnico di Milano. I partecipanti avranno la possibilità di realizzare una capsule collection in un laboratorio sartoriale altamente qualificato con la supervisione dell’azienda partner: sviluppata sulla base di un brief preciso, prenderà ispirazione da alcune tecnologie spaziali tra quelle presentate e i partecipanti lavoreranno con materiali tessili innovativi riproducendo le dinamiche reali di un’azienda di moda, dall’immagine complessiva del prodotto alla comunicazione.

 

Il corso permetterà quindi di entrare in contatto con i maggiori esperti ESA e le tecnologie usate nello spazio, l’occasione di collaborare con le aziende che fanno ricerca e innovazione su materiali tessili smart e wearable; quindi, di creare una vera e propria collezione con Colmar sviluppata nel laboratorio sartoriale, presentata con uno shooting professionale realizzato dal Lab Immagine della Scuola del Design del Politecnico di Milano e con un portfolio realizzato ad hoc; infine, di esporre i propri risultati in una mostra dedicata a Fashion in Orbit nella sede dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) all’European Space Research and Technology Centre (ESTEC) a Noordwijk e durante eventi e fiere di tessile innovativo e abbigliamento supportate da TexClubTec in Europa.

 

 

I vestiti che preferisco li invento per una vita che ancora non esiste”, affermava Pierre Cardin.

 

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Photo by Peter Lindbergh 1990 – Vogue Italia, marzo 1990

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Photo by Miles Aldridge 2011 – Caban di tessuto goffrato me­tallizzato con collo a corol­la, krizia top. choker giambat­tista valli; Vogue Italia, aprile 2011

 

Perché, alla fine, l’alieno meno ripreso rimane infatti l’essere umano.

Il pianeta più inesplorato: la strada.

La navicella meno avvistata: la mente.

Il moto più sconosciuto: quello della creatività.

 

Benvenuti, alieni in orbita

 

 

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Marco Maggio

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