La metà della meta

Fabio Zaffagnini: il nuovo Garibaldi che unisce i 1000. Sotto il segno del ROCK!

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Ho la fortuna di conoscere un bel po’ di musicisti. Nessuno è il nuovo Freddie Mercury, ma si divertono insieme. Suonano nei locali, suonano mentre grigliano le salamelle, suonano mentre giocano a carte. Insomma, suonano ovunque, perché gli dà gioia farlo. Tu gli dai in mano una chitarra, e loro ti suoneranno fino a quando gli sanguineranno le dita e non avranno più fiato per cantare.

Ovviamente i miei amici sono musicisti veri. Non di quelli che fanno i DJ in discoteca e che ti dicono “Vieni a sentirmi suonare stasera?”. Ecco, no, amico, il verbo è proprio sbagliato. È un po’ come se io mi spacciassi per disegnatrice perché stampo le vignette da Google. Non ci siamo.

I musicisti comunque vivono per quello. Vivono per l’energia delle note e amano il loro ambiente. Ne vengono completamente assorbiti, e non si limitano a provare assoli di Santana o inventare nuovi testi. No, leggono, si informano, si cercano e si parlano nella loro lingua, fatta di chiavi e pallini bianchi e neri posti su 5 righe.

E cercando e parlando, rompendo bacchette e cantando, fu così che una mattina, su due piedi, Albe prese la sua chitarra ed andò a Cesena.

A Cesena? A fare che?

Ci ha risposto: “A fare la storia”.
E cazzo, Albe aveva ragione. Partecipava alla più grande Tribute Band mai concepita, che aveva l’ambizioso scopo di attirare l’attenzione dei Foo Fighters, suonando la loro meravigliosa “Learn to Fly”.

Signori, non potete capire quanto fosse gasato. Era la fine di Luglio 2015, ed Albe, chitarrista, insieme ad altri 999 fra bassisti, cantanti, tastieristi, batteristi approdava su YouTube, grazie al genio di Fabio Zaffagnini, pizzicando con le dita le corde che compongono “make my way back home where i learnt to fly high

Fabio Zaffagnini è un uomo di poco meno di 40 anni. Lo guardi e il sorriso di chi è appassionato di qualcosa e crede in se stesso gli e ti esplode sulla faccia. Ti assicuro, non puoi capire se non lo vedi. I capelli lunghi da rockettaro completano l’opera mescolandosi con una positività contagiosa. L’ho visto da questo schermo, con la connessione un po’ lenta tipica delle case di campagna, l’ho sentito con quell’accento simpatico e trascinante che non smetteresti mai di ascoltare.

Lo intervisto via Skype alle mie 23, mentre in Texas nello stesso momento erano le 3 del pomeriggio.

Si lascia intervistare da me, dopo essere apparso ed essere stato intervistato dalla CNN, in occasione della sua vittoria, l’Aprile scorso, del Tribeca Disruptive Innovation Award. Mi sento piccola piccola e leggermente impaurita da questo fatto. Ma chiudo gli occhi e me ne frego. Del resto, sono davanti all’uomo che dal nulla ha creato 3 eventi e che è riuscito a farsi dedicare “My Hero” da Dave Grohl e quindi, anche a costo di fare una figurina di merda fotonica, ci devo provare.

Fabio zaffagnini Tribeca Film Festival

[title maintitle=”Dal Film alla Realtà” subtitle=”School of Rock a Cesena!!! “]

Il premio che ha ritirato a NY pochi mesi fa è affidato a chi, con la propria passione, è riuscito ad abbattere le barriere e creare nuovi mercati. Tra gli altri vincitori, possiamo menzionare altre due o tre testine che hanno partorito Twitter, Wikipedia, Uber, TED, Urban Dictionary.

Fabio però non si può più fermare. E’ un fiume in piena e grazie alla visibilità di 1000 voci che gridano e di un video che vanta essere quello più visto italiano su YouTube nel 2015, non solo ottiene la presenza di un Grohl infortunato a Cesena a cantare per la sua città una scaletta fatta dei successi dei Foo e della storia del rock, ma si spinge molto più in là.

Il Luglio scorso, Rockin1000 si mescola con That’s Live, mettendo in scena la più grande band al mondo mai concepita. Una scaletta di 16 canzoni che hanno fatto la storia del rock, dai Beatles ai Verve passando per i Queen e i Nirvana, rigorosamente suonata da 1000 artisti in contemporanea.

Ma come ha fatto questo ragazzo, innamorato della musica, a mettere in scena dal vero il film “School of Rock” al quale pensava mentre passava a fianco allo stadio di Cesena?

A: Ciao Fabio! Grazie mille per il tuo tempo! Ti conosco perché due miei amici sono tra i tuoi millini. Tu sai di aver regalato un sogno a questi ragazzi, che grazie a te hanno avuto la possibilità di suonare su un palco davanti a 12.000 persone?

F: Ciao Alessia, sì, è vero! Ho ricevuto diversi feedback dei ragazzi e in molti mi hanno comunicato la loro gioia in merito! Quello che i mille però devono sapere è che anche io, grazie a loro, ho realizzato il mio sogno! Si leggeva in faccia la loro passione, la loro voglia e felicità. Ma senza di loro tutto questo sarebbe stato impossibile. Un sogno condiviso si allarga ed incontra nuovi spazi. In questo modo, siamo riusciti ad ottenere un miracolo. Prima portando qui i Foo Fighters, che sono una delle band che preferisco, e soprattutto mettere in scena uno spettacolo di 1000 persone che condividono lo stesso palco, creando una community di ragazzi che condividono la mia stessa passione: la musica!

A: Come si riescono ad armonizzare 1000 persone contemporaneamente? E, soprattutto, come si riunisce un gruppo così eterogeneo, di nazionalità diverse e di tutte le età in “a small village in Italy”, come dice la CNN?

F: Con tantissimo impegno, passione e studio. I ragazzi hanno dovuto fare qualche ora di prova, ma sono tutti accomunati dallo stesso interesse. Ovviamente, è stato necessario investire un capitale che, subito dopo l’arrivo di Grohl a Cesena, non avevamo. Non ce lo aspettavamo e ancora siamo frastornati da tutto questo ma noi stessi ci  abbiamo creduto tantissimo e credevamo nel supporto che i musicisti e gli amanti del rock avrebbero potuto darci. Abbiamo aperto una campagna di crowdfounding per poter far diventare “That’s Live” realtà e siamo perfino riusciti a superare il budget. Da cosa nasce cosa ed è ovvio che Rockin1000 ha contribuito anche a “far girare l’economia” per Cesena. Dall’altro lato, senza i social network, il passaparola ed in primo luogo Facebook, questa impresa non sarebbe mai potuta diventare realtà. Grazie alle immense potenzialità e capillarità di internet, formare la band è stato un compito più semplice. Anzi: senza rete tutto ciò non sarebbe mai potuto accadere.

I risultati sui social di Rockin' 1000

A: Ho letto che nei mille c’era perfino Raoul Casadei, romagnolo DOC! Te lo saresti mai aspettato?

F:  Assolutamente no, anche perché si è messo a suonare Bittersweet symphony e non proprio il liscio. C’erano lui, il figlio Mirko e pochi altri membri della sua band. Non appena è entrato lo stadio lo ha riconosciuto, e tutti insieme hanno intonato Romagna mia.

A: So che è anche grazie ai Mumford & Sons che sei riuscito ad avere Grohl e compagnia a Cesena. Dobbiamo aspettarci qualche concert
o anche di questa band nel futuro?

F: No, non credo. I Mumford & Sons sono stati fantastici, e siamo tuttora in contatto con loro. È grazie ad una serie di circostanze anche influenzate dalla band che i Foo hanno potuto vedere il nostri video, e saremo sempre grati. “Learn to Fly” cantata dai mille è stata la base per un progetto ben più ambizioso: creare la band più grande del mondo. I progetti per il futuro vertono intorno a questo: considerare i mille come una community ma anche proprio come una band a tutti gli effetti, che produce album, fa tour, live, merchansiding. Stiamo anche cercando di rendere un po’ più internazionale la cosa, ricercando sponsor e producendo tutto ciò che generalmente gira intorno ad una normale band. Solo formata da 1000 persone!

That's Live la più grande rock band del mondo

A: So che hai un’altra azienda, Trail Me Up, che consiste brevemente in una mappatura a 360° di sentieri percorribili solo a piedi. So anche che ti ha contattato Google ma per il momento hai dato forfait. Come fai a gestire tutto?

F: in realtà ora mi dedico solo a Rockin1000. Il progetto porta via moltissimo tempo, coniugare tutto è molto difficile, anche se fortunatamente ho diverse persone che mi aiutano. Momentaneamente lascio la gestione di Trail Me Up agli altri soci.

A: Come ti svegli il lunedì mattina?

F: Tardi, sono un dormiglione. Non sono preoccupato però per i tempi che corrono. Non mi nascondo dietro un dito, il mondo del lavoro italiano non sta dando troppe prospettive ai giovani. Però io continuo ad impegnarmi per riuscire nel mio progetto!


Grazie mille Fabio. Davvero. Per i tuoi miracoli, per la tua passione e per i tuoi sogni. Per essere diventato un case study, per i Foo Fighter e per il rock che in Italia mancava. Per il desiderio esaudito dei miei amici, per innovare e creare nuove forme di comunicazione. Per la tua gentilezza e per il fatto che potresti ma non te la tiri neanche un po’. Per il

fucking hard work that transform our lives

per dirla con le tue parole.

Grazie al nostro novello Garibaldi che riunisce i mille e parte alla conquista del mondo, perché tanto, l’Italia l’ha già conquistata.

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