Nei momenti di crisi si soffre, è vero, e nessuno può dire il contrario, ma si capisce anche tanto. Di noi stessi, degli altri e di come vanno i rapporti umani. Ci si immerge in emozioni, cognizioni, comportamenti ed astrazioni con forza mai provata. Si lotta con tutto quello che abbiamo a disposizione e contro tutti, se può essere da aiuto nel superare il momento. I periodi sereni rappresentano certamente l’ossigeno di cui abbiamo bisogno per andare avanti, ma i momenti catartici che concludono spesso i cosiddetti “periodi no“, portano ossigeno maggiormente puro e ristoratore.

Mi colpì una frase che lessi in un libro anni fa:

“Quanto dolore c’è nella vita, è vero, ma quanta vita c’è nel dolore?” (Esco a fare due passi, F. Volo)

Mi colpì perché sono sempre stata una persona che ha sofferto molto, in ogni circostanza, in ogni rapporto, anche quando non sarebbe stato necessario. Da lì capii che non avrei dovuto considerarla come semplice debolezza davanti alle difficoltà di ogni giorno, ma occasione di arricchimento. Capii che il mio “soffrire”, tanto temuto, demonizzato e rifiutato, avrebbe dovuto probabilmente essere associato al mio guardare sempre nel profondo, ricercare significati ulteriori, tralasciare ciò che appare in superficie ed in maniera scontata.
Dal dolore si può imparare, crescere e comprendere che mai si dovrebbe essere causa di quello altrui. Che già la vita di per sé ci rende indifesi, ma allo stesso tempo guerrieri nel profondo dell’anima, davanti alle varie avversità e che non serve causarne altro consapevolmente.

Tuttavia, in certe circostanze vorrei avere il menefreghismo e l’incoerenza di quelli che cambiano personalità con la stessa facilità con cui riescono ad imbambolare le persone.
Vorrei riuscire a non fidarmi più, perché credere nelle persone porta a grandi delusioni.
Vorrei essere più stronza, ma con me stessa. Riuscire a parlare a me stessa in maniera schietta, del tipo:

“A cosa stavi pensando povera illusa?!”

Vorrei non abituarmi a certe presenze, perché poi le mancanze le senti il doppio.
Vorrei aver fatto meno per alcuni e più per altri.
Avrei voluto avere più rispetto per me stessa nel momento in cui mi sono messa in gioco senza alcuna riserva.

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