È martedì grasso quando nel villaggio di Lansquenet arrivano Vianne Rocher e sua figlia Anouk.
La donna è assai diversa dagli abitanti della cittadina (persone ingrigite ed immusonite), simpatica e gioviale, sfacciata e allegra, porta assieme a sua figlia una ventata di aria nuova e di colore in città.
Vianne e la piccola prendono posto in una panetteria in disuso, che in poco tempo trasformano nella “Céleste Praline”: un’invitante e golosa cioccolateria a due passi dalla chiesa del paese.
La Céleste Praline ben presto diviene un elemento di disordine, soprattutto per il giovane curato Francis Reynaud.
Il tranquillo villaggio si lascia trascinare dalla novità, diventando più vivace, ribelle e soprattutto più felice.
Questo entusiasmo sarà però malvisto dal parroco che cercherà in tutti i modi di sventare quella che lui considera una minaccia per “il suo gregge” e riportare il rigore in paese.

Un romanzo dolce in tutti i sensi, non solo per la cioccolata, ma per i sentimenti e le emozioni nel quale indaga e indugia con estrema gentilezza.
Ed è questo che, soprattutto, si apprezza in queste pagine, la profondità dei rapporti, la tenerezza del rapporto madre/figlia, i sentimenti taciuti, tenuti segreti nell’animo e confidati davanti ad una tazza di ottima cioccolata calda.
La storia è originale e ben scritta, Joanne Harris ha una predisposizione al coinvolgimento non indifferente e dal quale non puoi restarne indenne.
Un racconto multisensoriale in cui profumi, suoni, e colori acquisiscono un’importanza fondamentale, talvolta primaria, fino a diventare essi stessi protagonisti della storia.
Ma la priorità della Harris si deduce attraverso l’accuratezza nel descrivere i sentimenti, le emozioni.
Ed è attraverso queste, attraverso ricordi e memorie nascoste in scatole di sandalo, che i personaggi emergono a poco a poco.1
Pagina dopo pagina prendono forma, schiudono le loro anime e personalità, il loro passato, le loro speranze e debolezze.
Da donna allegra, avventurosa, libera al punto di esserne fiera, Vianne si rivela l’esatto opposto, mostrandosi come il ritratto di una donna perseguitata da un passato oscuro, come l’uomo nero che tormenta i suoi sogni.
I suoi viaggi non prendono più l’immagine di indipendenza e maturità, ma una via di fuga dalla sua paura più grande.
Essere nomadi non è una volontà, ma una necessità.
A Lansquenet però, Vianne inizia a pensare di poter mettere radici.
Forse finalmente ha trovato un luogo sicuro, da poter chiamare CASA.
La donna però non ha fatto i conti con il bigottismo del parroco e di molti dei suoi discepoli.
Ed è così che nasce l’antagonismo fra questi due personaggi così diversi, che avremo modo di conoscere proprio tramite la loro stessa voce.
Il libro è infatti è un continuo andirivieni di considerazioni e pensieri della stessa Vianne a contrasto con queli di padre Reynaud.
Apertura contro bigottismo, solidarietà contro razzismo.
Con ironia e delicatezza Joanne Harris affronta tematiche di notevole importanza soppesandole ed ironizzandole al fine di rendere scorrevole e dolcemente interessante l’intero testo.
Un libro, romantico, profondo, tenero, con personaggi bellissimi e complessi da scoprire.
Alcuni da odiare, altri da amare, molti da conservare nel cuore.
Un libro dolce e amaro, come la cioccolata.

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