Per un pugno di fotogrammi

Elogio della Follia: Mad Max – Recensione

“Sai, sperare è sbagliato. Se non riesci ad aggiustare ciò che è rotto finisce che diventi pazzo.”

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Non c’è spazio per la ragione nel mondo arido ed infuocato di Max Rockatansky. Il futuro appartiene ai folli e la follia sembra essere rimasta l’unica possibile moneta di scambio in uno scenario dominato dalla più totale anarchia. La Terra così come la intendiamo noi, è diventata un’infinita distesa desertica, abitata solo da qualche sparuta tribù di predoni, ossessionata dalla ricerca dell’acqua e della benzina. Tra questi primitivi del futuro c’è Immortan Joe che controlla la Cittadella con il pugno di ferro, imponendo il culto della personalità. Una dittatura vera e propria a cui tutti sembrano sottostare, fino a quando l’imperatrice Furiosa tradisce il suo re rubando le schiave e le concubine di Immortan per portarle alla tribù in cui lei era nata. Inutile dire che sarà il gesto che scatenerà l’inferno, dando vita a un inseguimento tanto lungo quanto spettacolare, in un rocambolesco gioco costantemente in bilico tra la vita e la morte.

“Mad Max: Fury Road” non è il solito action movie. Mad Max è un’operazione intelligente e spettacolare capace di riscrivere i canoni narrativi e stilistici del cinema d’azione contemporaneo. A dirigerlo è George Miller, un uomo che alla veneranda età di 70 anni è riuscito a girare un film che nessun trentenne avrebbe saputo realizzare meglio. Sì, perché Mad Max non è solo una cavalcata impressionante realizzata con un dispendio clamoroso di soldi ed effetti speciali. Mad Max è qualcosa in più. Innanzi tutto è un reboot, che per i non addetti ai lavori sarebbe un rifacimento ex novo di un film già realizzato in passato.

Il punto è che qui il regista della prima serie e quello del rifacimento sono la stessa persona. Nessuno meglio di Miller poteva riscrivere, aggiornandola ai canoni e alle esigenze del cinema del Ventunesimo secolo, la saga che negli Anni 80 era diventata un cult, lanciando Mel Gibson e ispirando tutto il genere action degli anni a venire. Quello che nella prima versione sembrava un (super)eroe diventa qui un personaggio quasi secondario, ossessionato dai fantasmi del passato e diventato quasi muto dopo la scomparsa dei suoi cari. Un eroe totalmente atipico, che non ha nulla a che fare con i personaggi ormai fastidiosi dell’universo Marvel. Max è umano e la sua insana follia basta a riempire lo schermo cinematografico.

La vera protagonista diventa così una furiosa e impeccabile Charlize Theron che riesce ad essere splendida anche con i capelli rasati, grazie a una prova di pura forza e di grande coinvolgimento. Il resto è un elogio alla follia che sembra uscito da un quadro di Hieronymus Bosch, con personaggi allucinanti, macchine da corsa inarrestabili e soluzioni narrative sorprendenti. “Mad Max: Fury Road” porta lo spettatore a un livello di coinvolgimento davvero raro da trovare in altre pellicole attuali. E’ un viaggio a tutta velocità verso le terre di confine della Ragione, Mad Max ci porta a vedere quant’è pericoloso, ma allo stesso tempo affascinante, il baratro che porta verso la follia. Decidete voi se seguirlo oppure no.

Alvise Wollner

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