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Elezioni U.S.A – mai fare i conti senza l’oste!

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E’ il 9 novembre. Dopo la maratona notturna, i dati che davano da subito Trump in vantaggio e il sonno agitato e poco ristoratore, la verità si rivela: Donald Trump è Presidente degli Stati Uniti d’America.

Cerchiamo di chiudere la bocca spalancata e di recuperare la lingua penzoloni, e riflettiamo: due indizi non fanno una prova, ma poco ci manca. Solo qualche mese fa, il pericolo Brexit era considerato uno scherzo, un petardo innocuo da schiacciare sotto i piedi, ed il fronte del NO era dato dai media in deciso vantaggio. Il giorno dopo, ci svegliamo con la vittoria del SI.

Ho ascoltato e letto per settimane di una Clinton solida, ampiamente vittoriosa nei 3 dibattiti televisivi pre elettorali, che godeva del placet del mondo della finanza e delle lobby industriali americane, e che era impegnata a provare la comodità della sedia dello Studio Ovale, che qualche annetto prima aveva ospitato le chiappe del marito (e non solo le sue, a voler essere un po’ infami).

Le previsioni delle banche americane la davano nettamente vittoriosa e gli studi di statistica più accreditati addirittura portavano i giornalisti di testate quotate e serie, anche italiane (non serve fare nomi, visto che ci sono caduti un po’ tutti), a dire che le possibilità per Trump rasentavano il 15%.

Insomma, la Clinton aveva già vinto, e brindava sul trono presidenziale.

E invece…

Invece i conti non vanno mai fatti senza l’oste, che in questo caso è il popolo Americano. Mi colpisce enormemente il distacco profondo, e direi quasi totale, tra la percezione dei fatti divulgata dai giornali e la realtà. Non sarà mica che ormai gli organi di informazione sono talmente abituati ai dialoghi da salotto, ai talk show patinati e all’autoreferenzialità data dalla vicinanza al potere classico, da non riuscire più ad intravvedere cosa bolle davvero sotto il coperchio della pentola?

Per anni ho sentito dire che la gestione Obama è stata una gestione con alcune falle, ma tutto sommato buona, un’amministrazione presidenziale che sarebbe stata ricordata in futuro, sicuramente tra le più positive, vista la sua elezione in un contesto di grave crisi economica. Ieri leggevo un titolo “Obama verrà ricordato come uno dei migliori presidenti americani di sempre”. L’Obama Care, la ripresa dell’occupazione, la politica monetaria espansiva contro l’austerity del vecchio continente.

Ma questo è anche il pensiero degli americani?

Forse è quello della seconda metà dei cittadini degli States? Quella che ha votato Hillary?
Di certo, a quanto pare non sarà così per la maggioranza vincente che ha portato Donald J. Trump a diventare, in maniera rocambolesca per i tabloid, il nuovo Presidente. Ancora una volta i sondaggi e l’opinione dei media e delle redazioni non hanno saputo annusare il puzzo della realtà: una realtà che ha maturato paura, rabbia, diffidenza e un desiderio di forte discontinuità dalle istituzioni classiche, contro le dinastie del potere, contro l’establishment e la sua ineluttabilità.

Il voto americano è un voto che mi turba, ma non come avrei pensato. Hillary Clinton, durante uno dei dibattiti che, sempre secondo le disamine del giorno dopo, l’aveva data come nettamente più agguerrita e sul pezzo, affermava di essere “preparata per diventare Presidente”. Sicuramente ha studiato, è stata scaltra nell’accaparrarsi il favore dei poteri che contano, ha avuto l’endorsement da parte di Madonna (che ora ha ricevuto l’estrema unzione ed è pronta per la pensione anziani) e di tantissimi altri artisti, ma questo non è bastato.

Non è stata sufficiente quella sensazione di caldo, pacato e preparato menù pronto per essere servito, senza sconvolgimenti e senza fantasie del pizzaiolo. Il popolo ha cercato e voluto fortemente il Disco Volante, l’Ufo con ingredienti a sorpresa dentro, ha puntato verso ciò che era volutamente, fin da principio, un corpo estraneo al sistema politico e che proprio per questo motivo, alla faccia di previsioni e statistiche contro, ha vinto le elezioni.
Forse è il momento di urlare che “il re è nudo!”. Forse gli organi di informazione hanno perso la voglia di sporcarsi le mani e di offrire il vero riflesso della realtà agli occhi dei lettori e dei telespettatori, e questo è già di per sé un segnale che deve portarci a meditare sulla reale utilità di queste voci, un tempo autorevoli.
Eppure, nonostante il mondo intero si aspettasse una comoda vittoria della secchiona studentessa modello, ci troviamo con un caciarone, spaccone, tycoon, che elogia il machismo e fa le comparsate nella WWE con i wrestler americani, deliziando il pubblico da casa.

No aspettate, mi sa un po’ da già visto, o sbaglio?

Posso solo pensare alla costernazione di Obama, all’eloquente mutismo della Clinton, e al tripudio di elettori che ha visto realizzarsi, ancora una volta, pure se in una declinazione imprevedibile, il Sogno Americano.

Mai fare i conti senza l’oste.

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