La metà della meta

L’egoismo è sottovalutato. Imparare a dirsi di sì.

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Scusate il pippotto che sto per fare, ma ne ho un po’ le tasche piene di scambiare il volersi bene come egoismo. La distanza che c’è tra fare qualcosa di buono perché ti hanno detto tu debba mostrarti tale e essere veramente un uomo altruista è misurabile in anni luce.

[title maintitle=”Da Shonda Rhimes a Giorgio Armani” subtitle=”E se renderti felice fosse la miglior forma di altruismo?”]

Nel principio delle buone norme per spendere una vita sociale tranquilla, uno dei primi posti è occupato dall’essere altruisti, ed è chiaro, te lo insegnano fin da piccolo. “Fai giocare anche tuo fratello, diamo i tuoi vestiti vecchi alla Caritas, non avanzare cibo nel piatto che ci sono i bambini che non ne hanno.”

Tu hai 5 o 6 anni, e giustamente non capisci niente. Ti insinuano già giù per la gola quel senso di rammarico e quella ipocondria che ti prende quando stai per fare qualcosa che potrebbe ferire gli altri, e intanto ti spaccano la macchinina, ti separano dalla sciarpa che indossavi quando la maestra ti ha fatto un complimento e ti ingozzi di verdure che ti provocano il disgusto dalla prima all’ultima forchettata. Ma non puoi essere un bambino egoista in mezzo a così tanti bambini sfortunati.

Ma è proprio questo essere altruisti? È donare qualcosa che non vogliamo più, è autodistruggerci pur di non ferire qualcuno o fare un’azione indebitamente passata per non socievole, è mettere davanti il prossimo al posto di noi stessi, cedere qualcosa che volevamo in favore di qualcun altro?

Forse. Sì, suona bene. Un po’ come un’implosione direi. Dove sta la mia felicità nel compiere quelle azioni?

E se invece pensassimo che tutte queste belle cose le facessimo per sentirci solo bene con noi stessi, invece di trincerarci dietro un altruismo mascherato da atteggiamento paraculo?

Ci hanno fatto diversi film anche, su gente che diceva no e poi doveva dire sì per un certo periodo di tempo ed improvvisamente la vita migliorava. Ho provato sulla mia pelle cosa significa e posso dire che sì, cavolo, la vita cambia radicalmente quando dici “SÌ'”. Ma se leggi bene tra le righe, vedrai che la maggior parte dei sì, queste persone, reali o personaggi che siano, se li sono detti a loro stessi, e non agli altri. Sistematicamente, dal punto di vista sociale, proviamo un certo tipo di astio nei confronti di coloro capaci a dire di no agli altri, bollandoli immediatamente come degli stronzi. Ma perché?

Shonda Rhimes è la Workaholic che ha partorito Scandal e Grey's Anatomy. Credete abbia detto sì ancora al lavoro?

Shonda Rhimes è la
Workaholic che ha partorito Scandal e Grey’s Anatomy. Credete abbia detto sì ancora al lavoro?

La religione, la società, le maestre, i genitori e chiunque ci cresca ci insegna dei valori che sono universalmente riconosciuti come corretti, buoni. E per carità, lo sono. Quello che però credo è che spesso si dimenticano di dirci è che la miglior forma di altruismo sia rispettare se stessi, e fornire il miglior tempo, il miglior sorriso, il tuo cervello ed il tuo cuore più acceso, a poche persone e cose selezionate. Una buona azione, un complimento verso una persona che ha svolto un buon lavoro, un sorriso ad uno sconosciuto, il dono, non dovrebbero essere mossi da un principio interiorizzato negli anni, perché ci hanno detto che è giusto così. Altrimenti un gesto potenzialmente bellissimo si trasforma in pena, che è la strada più vicina all’autoelevazione e si schianta un’altra volta sull’egoismo nella sua peggiore forma e accezione.

Sono rimasta molto colpita da una frase che lessi in un’intervista rilasciata da quella testina che era Margherita Hack.

Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in Paradiso.

 

img_0440Non è solo una questione di religione, anzi, diciamo che è meglio di nulla. Ma porre noi stessi al più alto livello possibile, domandare perennemente alla nostra morale, al nostro cuore come reagiremmo se dovessimo seguire ogni nostra cellula del nostro corpo saremmo sicuramente egoisti ma probabilmente più felici. Compiacere noi stessi è la ricompensa migliore per una vita positiva.

Io, tu sei il perno di tutto. Non fai il furbo dietro le spalle di qualcuno perché la tua morale te lo impedisce, non butti i vestiti perché credi sia uno spreco, non accetti un lavoro sottopagato dal papy se pensi che puoi dare di più, non adotti un bambino a distanza perché ti hanno fermato all’aeroporto solo perché non sapevi come dire che non puoi e non guardi per la 16esima volta la stessa puntata di Peppa Pig se non perché vedere tuo figlio ridere è per te la cosa più bella del mondo. Ce l’hai sempre un tornaconto, sempre. Piantala di nasconderti dietro un dito e pensa che l’unica persona con cui ti lamenterai e dovrai fare i conti è sempre riflessa nello specchio mentre ti lavi la faccia ogni santa mattina.

Regala ciò che di più prezioso hai – il tempo – a qualcuno o qualcosa che ti rende felice e lascia perdere tutto il resto. Essere altruisti significa avere la capacità di dare la parte migliore di te a te, donando agli altri la possibilità di goderne.

E se dire di no per evitare di continuare a lamentarsi e di offrire un simulacro di te significa essere egoisti beh… fiera di esserlo.

Ci fanno pure i profumi adesso. E tu, che aspetti?

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