Dall'altra parte del vetro

E poi c’è anche Catteland…

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Nel palinsesto radiofonico, in generale, non sono state apportate tante modifiche. Si punta soprattutto sulla “certezza”, l’affetto da parte del pubblico porta alcuni direttori artistici ad adagiarsi sui famosi sette cuscini, soprattutto in un periodo dove la radio perde ascoltatori e scommettere su dei nuovi progetti forse non è la scelta più azzeccata.

Linus non è sicuramente uno di quelli che si fa intenerire da queste cose, sa (e soprattutto fa) quello che vuole. Dal palinsesto di quest’anno ha eliminato Asganaway, che aveva un seguito non indifferente, scelte sofferte che magari potrebbero portare qualcosa di nuovo nell’aria oppure far cadere nel vortice della solita minestra riscaldata (in questo caso parliamo del ritorno di 50 Songs, la storica classifica di Deejay, speriamo che sia solo un periodo di transizione).

Tra le certezze di quest’anno, come ormai succede da due anni, l’ora di pranzo è stata affidata ad Alessandro Cattelan con Catteland.
Un programma nato… non voglio dire dalle ceneri di 105 all’Una (il programma che Cattelan ha condotto per diversi anni su Radio 105) perché dall’altra parte continua sempre ad esistere, con un Daniele Batttaglia che nonostante i suoi anni di radio rimane nella sua conduzione da solista un po’ acerbo (forse indossare le scarpe di qualcun altro non è sempre facile), però possiamo dire che Catteland un po’ del DNA di Alessandro sicuramente ce l’ha, perché è nato con lui. Uno che la conduzione solitaria l’ha sempre cercata, per alcuni è più difficile portare avanti un programma da soli, invece per Cattelan non è così. Spalleggiato egregiamente da Chiara, la sua redattrice, e dagli ascoltatori che ogni giorno sono parte integrante del mezzogiorno di Deejay, con le loro storie e le loro vite. Ci si conosce a vicenda, perché ognuno racconta un po’ di se.

Anche se da settimana scorsa è iniziato un nuovo corso fatto da una sigla nuova e dall’inserimento nel programma di alcuni giochi. Un nuovo corso che è durato, come direbbe la Simonona Ventura, come un gatto in tangenziale.
Un Alessandro che ha sempre fatto della spontaneità il suo punto di forza, è difficilmente credibile in un habitat fatto di quiz e trivia, quindi meglio continuare per la propria strada, illuminandola con le cose che più ci rappresentano.

Una di queste gli anni ’90, che in quest’ultimo periodo sono ampiamente raccontati da Matteo Bordone sul National Geographic, ma da Catteland fanno ormai la differenza dalle passate stagioni. Non sono a conoscenza di programmi che facciano della programmazione musicale di quegli anni li un punto di forza, ma per chi è nato negli anni 80 e ha vissuto l’adolescenza nell’ultima decade del ventesimo secolo sa benissimo di cosa sto parlando. Per le femminucce sicuramente gli anni dei Take That e di un Robbie Williams che con un semplice comunicato stampa infranse i cuori di tante giovani fanciulle. Poi gli anni della presa di coscienza, dove capisci che la musica è un’altra cosa e inizi ad ascoltare band come gli Oasis o i Blur. I primi anni di MTV, quando guardavi il video dei Daft Punk “Around the world” senza sosta, era ipnotizzante. Ognuno di noi ha i suoi ricordi che in qualche modo si possono rivivere in quel ora lì. Ci è concesso almeno per un’ora al giorno di tornare adolescenti, o no?

E questo è Catteland, il parco giochi che frequentavi con gli amici, dove ci si vedeva e tra un “Calcio in Culo” e un “Autoscontro” ci si raccontava la propria giornata e le proprie esperienze. In un periodo dove non c’era Facebook o Twitter e quando ti accadeva qualcosa di veramente bello dovevi aspettare i tuoi amici per raccontaglierlo e non taggare o menzionare con la localizzazione i tuoi amici o followers.

Sembra di parlare di un’altra era, ma nonostante questa tecnologia che ci sta schiacciando è bello custodirla ancora.
Quindi se volete far parte di questo parco giochi ascoltate Catteland, dal lunedì al venerdì alle 12 su Radio Deejay.

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