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E-commerce in Italia: il volume d’affari sfiora i 32 miliardi

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Presentata la ricerca Casaleggio Associati sull’e-commerce in Italia nel 2016, cresciuto in un anno del 10%. 

L’e-commerce in Italia nel 2016

Con quest’anno la ricerca sulla situazione italiana dell’e-commerce, condotta da Casaleggio Associati, è giunta alla sua undicesima versione. Il report, prodotto di un sondaggio online integrato da alcuni colloqui con i principali attori del mercato, ha individuato una crescita a doppia cifra del fatturato B2C dell’e-commerce nazionale rispetto al 2015. Seppur l’andamento dei consumi interni nel corso dei dodici mesi scorsi si sia mostrato incostante, il valore del commercio elettronico italiano ha raggiunto nel 2016 i 31,7 miliardi di euro. Il 10% in più dei 28,8 miliardi di euro ottenuti l’anno precedente.

I due settori responsabili della porzione maggiore di fatturato sono il tempo libero, con il 43% e a seguire il turismo con il 31%. Si distinguono, poi, i centri commerciali online con il 10% e le assicurazioni, 6%. Con quote inferiori al 3%: l’elettronica 2,9%; l’alimentare 2,4%; l’editoria 2% e la moda 1,9%. Cifre minime interessano l’area della casa e arredamento con uno 0,5%, e quella di salute e bellezza con lo 0,3%.

Sebbene la quantità degli operatori italiani privati che finanziano le imprese attive nell’e-commerce risulti ancora esigua – se ne contano meno di dieci – possiamo imbatterci in confortanti segnali di cambiamento e apertura, quali l’incentivazione fiscale degli investimenti in startup e il Fondo Italiano d’ Investimento. Quest’ultimo, nato nel 2010, ha investito nel mondo del commercio elettronico indirettamente mediante i fondi di Venture Capital privati in cui ha partecipato.

L’innovazione logistica sarà il driver della crescita

L’interesse prioritario degli investitori sono le imprese che puntano all’innovazione. Si pensi, quindi, a tutte quelle aziende che si occupano di servizi volti a sostenere ed affinare la crescita dell’e-commerce. Ne sono un esempio i recenti elementi innovativi offerti dal web, tesi allo sviluppo della logistica e-commerce. Se il 55% di coloro che si servono del commercio elettronico si ritiene soddisfatto dei servizi di spedizione, è anche grazie all’efficacia di piattaforme web del pari di Packlink specializzate nella comparazione di tariffe di corrieri espressi. Tali piattaforme consentono, nello specifico, di confrontare i costi e spedire un pacco a prezzi ridotti con i principali corrieri espressi italiani. Facilitazione di non trascurabile importanza.

Altro aspetto di non poco conto riguarda le aziende che decidono di affidarsi ad un marketplace, da Amazon a eBay, per vendere i propri prodotti. La percentuale di imprese che ha scelto di muovere questo passo si è evoluta dal 41% dello scorso anno al 57%.

Dal ramo della vendita all’estero ci giunge un dato alquanto significativo. Nel 2016 il fatturato e-commerce generato dalle aziende italiane attive nella vendita internazionale è stato stimato in media il 29% delle vendite online complessive. Un esito affermativo a paragone del precedentemente registrato 27%. L’Europa e gli Stati Uniti sono le aree verso le quali le aziende italiane intendono investire maggiormente nel 2017 e nel 2018.

Si è estesa la presenza delle aziende italiane sul mercato e-commerce transnazionale: se nel 2015 ruotava intorno al 59%, nel 2016 si valuta una partecipazione del 65%. In questa cifra convergono: il 4% di imprese che hanno sede all’estero, il 12% che è parte di multinazionali, il 12% che ha un sito solo in italiano ed il restante 37% dotato di sito in multilingua.

Differenze effettive si avvertono tra i siti italiani in multilingua, il cui fatturato estero da e-commerce è il 35% del totale, e i siti con sola possibilità in italiano, la cui quota precipita considerevolmente all’8%.

Quale sarà il futuro dell’e-commerce?

Per concludere, ipotizzando sugli sviluppi futuri del commercio elettronico, è interessante valutare i dati esplicitamente menzionati da Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm. L’obiettivo dell’Osservatorio è quello di monitorare l’evoluzione dell’e-commerce in Italia, quantificando il valore di mercato e studiando i modelli di business di riferimento e le direttrici di sviluppo.

Gli elementi curiosi che emergono dalle affermazioni di Mangiaracina sono essenzialmente due.

In primis, chi fa uso di tre device (pc, mobile, tablet) spende in media il triplo rispetto a chi utilizza solo il pc. In secundis, pare che gli acquisti e-commerce di prodotto cresceranno notevolmente di più rispetto a quelli di servizio. Fino al conseguimento di una prospettiva in cui per la prima volta il mercato dei prodotti varrà tanto quanto quello dei servizi.

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