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DUE AMICI – mostra di Pietro Spica

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Una laurea in Storia Contemporanea, uno zio materno, Gianni Dova, tra i fondatori del movimento Spazialista italiano, nel cui studio Pietro da bambino passava ore ad osservarlo dipingere, affascinato dai colori, dal suo modo di mescolarli e distribuirli con i pennelli sulla tela” – così si legge nella biografia di Pietro Spica e a osservare la sua ultima mostra, “Due Amici”, sembra proprio che da quel mondo il piccolo Pietro non sia più uscito…

Presentata al pubblico lo scorso 4 maggio presso “The Bunker” – neonato spazio espositivo ricavato nell’abitazione multipiano di Marco Scordo (l’altro amico del titolo), in quello che era un vero e proprio bunker, un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale, a due passi dai binari della stazione centrale di Milano, suddiviso su tre piani, di cui due sotterranei – la mostra è un’antologia che comprende varie opere dipinte negli ultimi dodici anni durante il suo soggiorno negli Stati Uniti, fra cui acrilici su tela, acquarelli su carta e sculture in legno dipinte.

Non è dato sapere se e quale sia stato il filo logico nell’allestimento della mostra ma, almeno a chi scrive, è proprio sembrato che, scendendo nei sotterranei dell’abitazione, si scavasse contemporaneamente anche nelle profondità dell’artista, tanto che bisogna arrivare al piano più basso per trovare ritratti di Kafka o Dostoevskij o, al piano immediatamente superiore, quello del Cappellaio Matto dell’Alice di Carroll: verosimilmente, le fondamenta culturali della costruzione poetica di Spica, così imbevuta di infanzia, poesia, forme informi e altri paradossi ossimorici. Profondità speculative, quella del Bunker e quella dell’artista, che ben si mescolano in maniera propedeutica per ricordare – magari senza volerlo – la caduta nell’inconscio mondo impossibile e utopico di Alice, che è poi uno dei migliori alter ego dell’essere umano che la letteratura ci abbia mai saputo proporre.

Bakuniano di formazione e ideologia, Spica crede nell’anarchia a tal punto da aver regalato l’epiteto di “anarchico” a niente meno che… Pinocchio!

Che il burattino si sia meritato l’aggettivo perché, una volta diventato non solo uomo, ma artista, ha smesso di dire bugie, proprio come a ogni artista si chiede di fare?
Se il telos dell’artista rimane quello di mirare alla Verità, la risposta non può che essere questa: “sì!”.

Marco Maggio

 

milano-pietro-spica

 

Foto _ https://www.facebook.com/pg/The-Bunker-401175403597545/photos/?tab=album&album_id=416703955378023 

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