Sarà perché sono cresciuta negli anni 90, quando gli hashtag non esistevano ancora ma i motti venivano comunque urlati a squarciagola.

Sarà che avevo tipo 9 anni e di inglese ne capivo decisamente poco, ma ricordo 5 ragazze che all’epoca sembravano un po’ buttate a caso che su ogni canale possibile cantavano e scrivevano “GIRL POWER!”.

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Sarà che sono figlia di una gran lavoratrice, sarà che non ho mai avuto il sogno di sposare un principe, sarà che faccio schifo a cucinare, sarà quello che vi pare, ma io mi credo un’inguaribile femminista.

Sulla carta molte di noi si considerano tali. Siamo spaventate ed incazzate quando leggiamo che in Italia c’è un femminicidio ogni 3 giorni, ci sentiamo violate quando veniamo a sapere di uno stupro ed estremamente combattive quando ci toccano un’amica. Parliamo spesso di solidarietà femminile e della morte della cavalleria, ci sentiamo potenti quando siamo in grado di essere l’unica fonte del nostro sostentamento ma impaurite quando ci troviamo sole la notte in una grande città.

In tutto questo però c’è un MA, ed è grosso come tutte le nostre paure e la nostra rabbia. Abbiamo un cuore enorme ma spesso l’invidia ci rende cieche, e non posso tirarmi indietro. In buona parte dei casi, e come accadeva prima del web e dei social alla portata di tutti, la nostra invidia veniva vomitata davanti ad un caffè con le nostre amiche, la faccia verde nascosta dalla tazzina.

È normale, a maggior ragione adesso. Tu fai fatica ad arrivare alla fine del mese, hai studiato tanto e lavori molto, quando hai il ciclo ti guardi e ti vedi un grosso enorme ammasso di schifo. Quello specchio ti restituisce la buccia d’arancia, la pancia rilassata, i capelli arruffati e quel colorito che farebbe invidia a Voldemort. Come sarebbe bello avere il tempo di curarti di più, di andare in palestra e magari avere anche un parrucchiere e un make-up artist per quando ti senti a terra? Saremmo belle tutte così, vero?

E quindi l’odio è un attimo. È perfettamente umano domandarti “ma perché ho speso 15.000 € per studiare? Se li avessi investiti per farmi rifare tette e culo, forse, con un paio di foto giuste …”. È anche normale che tu non abbia sul tuo telefono una cartella dedicata alle tue foto osé e/o a nessuno interessi entrare nel tuo smartphone per rubartele ed è naturale ti si insinui il dubbio che giovani donne senza apparente abilità abbiano scelto una strada più corta per arrivare al successo. Tutto questo è ok, te lo assicuro. Quello che credo sia meno corretto è utilizzare un medium così capillare e potente come internet per dire la propria, scrivendo sulle bacheche commenti al vetriolo beceri e per niente eleganti sulla figazza di turno.

Il fenomeno degli “haters” in America è piuttosto in voga: esistono addirittura applicazioni dedicate ad identificare il personaggio più affine ai tuoi insulti e chiedere un appuntamento all’utente che più condivide il tuo disgusto. Di recente in Italia si promuovono gli ShitStorm, ovvero azioni di massa volte a screditare esercizi o persone su Facebook, che impattano moltissimo sulla visibilità dell’azienda o del personaggio in questione.

Sinceramente io non trovo nessun interesse in Sanremo: sono decisamente felice quando capita perché la rete concorrente sfodera filmoni imperdibili. E diciamocelo, Radio Italia campa su Sanremo da sempre, non ho paura di perdermi qualche canzone incredibile che comunque mi spareranno nelle orecchie mille volte nel corso dei prossimi mesi.

Grazie alla tecnologia, tutto quello che noi non vediamo in real time possiamo apprenderlo sui social in differita, qualche ora dopo.

È così che sono venuta a conoscenza del caso Leotta e Menchi.

Onestamente, non ho idea di chi siano e cosa facciano le suddette nella vita, ma ho visto diversi (brutti) meme che mi hanno dato più o meno un’idea. Meme e commenti provenivano più che altro da mie “compagne di genere”, ma la cosa che mi ha tristemente sconvolto più di tutte è questa battaglia incredibilmente stupida e da pollaio scoppiata a colpi di tweet (ma quale cinguettìo, direi più chiocciare) tra tizie che ruotano intorno allo stesso mondo. Certo più garbate delle signorine “nessuno”- le celeberrime leonesse da tastiera sempre pronte ad additare pubblicamente qualcuno salvo poi vergognarsi come delle ladre quando invitate a dire la stessa cosa su un canale radiofonico – ma di certo non troppo solidali.

Diletta Leotta è una ragazza bella, e lo sa perfettamente. Con questa bellezza lei ci lavora. Forse non sarà così gnocca per sempre, forse finirà nel dimenticatoio come alcune dive del cinema, meteorine di una stagione. Magari non è nemmeno troppo brava a fare quello che sta facendo in questo momento (?) ma non è stupida, e sa che tutto questo potrà finire in breve. La bambolina parla all’Ariston di violazione della privacy, di momento tosto in cui è necessario reagire mentre sposta leggermente la gonna lunga con uno spacco dritto fino all’inguine.

Personalmente non credo che la forma di violenza da lei subita sia paragonabile ad altre, ma penso che ognuna di noi sia libera di fotografarsi e condividere il risultato un po’ con chi le pare, senza essere necessariamente sputtanata come battona di serie A.

Nel futuro della Diletta è possibile anche un calendario sexy – lo hanno fatto tutte– ma non credo non vedesse l’ora di farsi vedere nuda su una di quelle Bibbie che girano in rete.

Caterina Balivo, che da brava leonessa da tastiera ha chiesto scusa pubblicamente, insieme ad altri personaggi del Twitter, ha criticato l’abbigliamento della ragazza.

CatturaSul serio??

Sul serio. Pare sia controproducente parlare di cyberbullismo per foto hot con un vestito che lasci poco all’immaginazione, dicono. In realtà, a me è sembrato molto più casto di tanti altri, ma questa è senza dubbio un’opinione personale.

Sì: non c’è nessuno di più bravo di una donna ad insultare un’altra donna, e non c’è niente di meno solidale e capillare che farlo nel web, dove tutto diventa virale ed in questo modo si rischia di  legittimare ogni tipo di violenza.

L’invidia è un sentimento, non bellissimo ma umano. Quando una è molto bella o più giovane ed ha un’esistenza più semplice della nostra, automaticamente diventa una poco di buono o una raccomandata. Che lo siano o meno, però, solo il tempo ce lo può dire.

Quelle brave rimarranno (e ce ne sono, anche nel nostro panorama italiano), quelle incapaci si dimenticheranno.

Se siamo noi stesse a delegittimare una minigonna o minimizzare il cervello di una sconosciuta solo perché apparentemente più bella che capace, non posso stupirmi quando leggo di ragazzine che proteggono il fidanzato aguzzino né biasimare gli uomini che pensano che se accetti un drink automaticamente ripagherai il gesto dandogliela.  

imagesLasciamo la nostra invidia al tavolo del bar, discutiamone con fervore tra amiche e facciamo anche tutte le battute politicamente scorrette del mondo tra di noi, ma non rinunciamo a proteggerci pubblicamente a vicenda invece di massacrarci perché se usassimo tutte le energie che sprechiamo per insultarci l’un l’altra per dedicarci più tempo, probabilmente potremmo essere tutte più belle.

Non necessariamente solo esteriormente.

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