non sono contrario però i bambini bisogna proteggerli” “per me loro possono fare quello che vogliono” “la natura non lo prevede, quindi è sbagliato”
Sopra alcune delle frasi più frequenti che è uso pronunciare in tema di omosessualità e soprattutto nell’aprirsi della possibilità che anche alle coppie gay vengano dati pari diritti e possibilità delle coppie etero: una su tutte l’adozione. Per investigare al meglio la questione ho chiesto il contributo di Federico Elio Calemme, psicolo che partendo dalla sua tesi di laurea su “L’Omogenitorialità” sta portando avanti uno studio di ricerca che mette a confronto coppie omosessuali ed eterosessuali.

Da dove prende vita la tua ricerca?
Da uno studio precedente in cui si era notato come in coppie eterosessuali la personalità di madre e padre potesse influenzare il comportamento dei figli. Da qui si sviluppa la nostra indagine sui differenti stili di personalità, partendo dall’assunto che: se lo stile di personalità delle coppie etero si equivale alle coppie gay, perchè non possono adottare?

Quante coppie avete preso in considerazione?
52 coppie eterosessuali e 52 coppie omosessuali (31 gay, 21 lesbiche) reclutate soprattutto tramite social network.
Le coppie sono state sottoposte allo studio della personalità tramite il questionario di Cloninger. Nel test si distinguono temperamenti – caratteristiche di personalità determinate geneticamente – e caratteri – caratteristiche di personalità apprese nel corso della vita.
Secondo i primi risultati non sono state rilevate differenze significative tra eterosessuali ed omosessuali in relazione alle caratteristiche di personalità correlate alla genitorialità.

Quindi gli aspetti che riguardano la genitorialità sono uguali tra etero e gay.
Si, perché la genitorialità ha due sfere fondamentali: affetività e normatività, riconducibili alla figura femminile per qunato concerne affetto, cura e calore, alla maschile per le regole. Nelle coppie omo si è constatato che questi ruoli sono riconoscibili e complementarietà. Per essere più chiari: le lesbiche sono meno affettive ma più normative, colmando il vuoto della figura maschile, in ugual modo i gay più sono effettivi, bilanciando “il vuoto” femminile. I ruoli si riordinano naturalmente in modo da non creare lacune nella trasmissione delle funzioni genitoriali principali, dando un nuovo contributo alla accettazione della genitorialità omosessuale.

Quindi viene meno il luogo comune del: i bambini hanno bisogno di due figure diverse, nelle coppie gay ce ne è solo una….
Esatto, il test andava a valutare a 360 gradi l’individuo etero o gay che sia. Il focus è sugli aspetti della personalità innati e acquisiti, partendo da 4 ipotesi di ricerca:
1- gay uguale a etero? ovvero lo studio sugli stili di personalità
2- gli stili di personalità
3- lunghezza del rapporto – in Italia si può adottare solo se se sposato da almeno 3 anni, quindi confronto sempre su coppie più longeve e coppie formate da poco, in cui si è evinto che le coppie più consolidate sono più pronte alla genitorialità
(che è anche piuttosto scontato)
4 – livello d’istruzione: la cultura può caratterizzare l’approccio alla materia, non influendo però sulla genitorialità.

E com’è andata?
Ne è emerso che NON ci sono differenze significative tra omosessuali e eterosessuali, né in relazione alla genitorialità biologica (Temperamenti ), né in relazione a quella adottiva (Caratteri), a eccezione di una minor accettazione di se stessi negli omosessuali, probabilmente frutto di una società eterocentrica in cui un gay e una lesbica hanno più difficoltà a rispecchiarsi.

Negli scorsi giorni è diventato virale il video dei bambini a cui viene chiesto cosa ne pensano dell’omesessualità. Perchè ha fatto così rumore?
Il problema è che si pensa sempre che i bambini – essendo piccoli – capiscano meno. La verità è che sono molto più ricettivi e privi di sovrastrutture, soprattutto culturali. È normale che difronte a una situazione differente il bambino possa fare delle domande, l’importante è rispondere nella maniera giusta. Questo non vale per le coppie gay ma per ogni novità, come  per la prima volta che vedrà un uomo di colore, un cinese o un giapponese. 

Altri studi che suffragano?
Molti studi arrivano dall’America, non perché gayfrindely ma perchè più attenti alla ricerca – motore di evoluzione del popolo.
È importante trasmetter il messaggio che la ricerca in tema sociale è importante tanto quanto gli studi medici, non perché si tratta di patalogie – l’omosessualità non è una malattia, è sempre bene ricordarlo – ma di metodi sperimentali per ragionare di sistemi complessi, per dare risposte complete e inequivocabili a temi di importanza mondiale.

Il campione mondo va trattato con scientificità, anche se come metodo oggettivo la sua difficoltà è approcciarsi a un oggetto d’indagine imprevedibile. Quindi è più probabilistico che certo.

Noi – e con noi intendo Italia – quando saremo pronti?
È difficile. Dicono che quando il popolo è pronto ci sarà la legge, per me vale il contrario: dalla legge si educa il popolo. Per ogni cambiamente c’è sempre quella fascia di popolzione media che ne soffrirà, come per il voto per le donne e l’aborto. L’importante è fare la differenza.

È paura o credi si vada a rilento per l’influenza della chiesa?
Ci si difende dietro il: non conosco mi fa paura, noi siamo un popolo tradizionale. È tutta questione di dare fiducia a quella che è la ricerca, ovvero l’oggettività. Nella fede – come suggerisce la parola stessa – uno si fida: non c’è certezza. Si deve essere informati. Noi con la ricerca andiamo avanti per dare risposte a livello nazionale e abbattere false credenze.

E per chi dice che: è troppo presto, sarebbe come buttare questi bambini in una gabbia di leoni?
I bambini sono meno fragili di quello che tutti pensano, però devono essere preparati. Ogni bambino può essere vittima di scherno: il bambino obeso, il bambino con gli occhiali ecc.. È normale, fa parte della crescita e, anzi, il bambino con una famiglia differente crescerà di più e, rapportandosi a una realtà interna ed esterna, con una visione più aperta.

E per tutti quelli che: una coppia gay fa crescere figli gay.
Da che mondo è mondo i gay nascono da coppie etero. Direi che si annulla da sola quest’affermazione.

La ricerca è partita dalla tesi di laurea in Psicologia L’Omogenitorialità, il relatore e responsabile del progetto è il DOTT. FRANCESCO ROVETTO, i due corelatori sono DOTT.SSA SARAH LA MARCA e DOTT. GABRIELE CASELLI, con il supporto della dottoranda DOTT. CHIARA MANFREDI. il progetto si concluderà in questi giorni. Per chi volesse partecipare può cliccare Qui, per avere altre nozioni, invece,  può leggere l’articolo di Federico su “State of Mind – Il Giornale delle Scienze Psicologiche” 

Siamo animali sociali e inseriti in un contesto in continua evoluzione, rimanere fermi non è una scelta privata ma un limite per la società tutta.

 

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