Il lato giusto della vita

MAMMA MAMMA, SENZA SCHERMO! – la Dipendenza da Smartphone

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Da piccino ho sviluppato un attaccamento quasi morboso nei confronti della mia amata biciclettina.
Ci correvo dalla mattina alla sera: dal triciclo di plastica rosso e blu, quando ero un nanerottolo biondo e con gli occhietti azzurri, alla mini mountain bike qualche anno più tardi.

Per redarguirmi sulla potenziale pericolosità del mezzo a due ruote, oltre che per insegnarmi l’esistenza della forza di gravità, mi venne raccontata la classicissima barzelletta del bimbo che pedala allegro sotto gli occhi della madre.

Il frugoletto, per mettersi in mostra, inizia ad eseguire numeri dal tasso di difficoltà sempre più elevato.
“Mamma guarda! Senza un piede!” urla.

Poi “Mamma mamma, senza una mano!”, fino ad arrivare al triste epilogo: “Mamma mamma, fenfa denti!”.

Quando ci ripenso, tutt’ora mi fa ridere.
Lascio decidere a voi se è una cosa normale o meno…
Perché riproporre queste reminescenze infantili?
Per via di un simpatico aneddoto capitatomi ieri sera. A contatto diretto con una realtà contemporanea: la dipendenza da smartphone.

Ad una festa, seduta poco distante da me, stava una ragazza intenta a scrivere, manco a farlo apposta, compulsivamente sul suo smartphone.
Luci e smorfie varie le attraversavano il viso, mentre tutto attorno la gente era intenta a sbevazzare e festeggiare allegramente.
Poggiato il telefono qualche istante dopo, un simpaticone del gruppo decise di sottrarglielo scherzosamente e di fuggire nella stanza attigua ridacchiando.

La reazione della ragazza è stata fulminea: i muscoli si sono tesi all’istante, l’espressione dapprima stupita e poi contrita, lo sguardo concentratissimo, il fisico teso a recuperare uno mezzo vitale.
In pochi istanti quella ragazza era passata da una postura comoda e rilassata, per quanto momentaneamente alienata dal mondo circostante, ad una sintesi sublime della reazione “combatti o scappa”.

Balzata in piedi e scattata in direzione del buontempone, recuperava il telefono rapidamente e tornava ad accoccolarsi sulla panca, poggiandolo a fianco a sé a distanza di sicurezza.

Spesso al bar si finisce a dire che ormai la tecnologia è ultra pervasiva, e che i telefoni sono diventati un prolungamento ideale del nostro corpo.
Beh, se mi poteva servire una ennesima prova, ce l’ho avuta davanti agli occhi.
E a specifica domanda rivoltale qualche minuto dopo, su quanto riuscisse a resistere senza telefono sotto mano, lei stessa aveva risposto “Ah, nessun problema! Anche tre ore!”.

In questi aggeggi è incastonato il mondo.

Non solo quello che circonda, tutto in un pochi centimetri di schermo, ma anche il nostro.
Non riesco a fare a meno di pensare a come potrebbero cambiare le nostre vite, se un domani una tempesta elettromagnetica friggesse ogni dispositivo mobile sulla faccia della terra, riportandoci indietro di qualche step evolutivo.

Per quanto mi riguarda,  quella da smartphone è una condizione di dipendenza consapevole, ma anche in un certo senso obbligata.
Sta diventando imprescindibile l’avere accesso costantemente ai dati di mail, social, siti, applicazioni, per fare compiere qualsiasi azione.
Diamo per scontato che questo sia il progresso.

E se invece fosse stata lanciata una moneta?
In questo momento sta roteando nell’aria, e quando finalmente cadrà a terra, scopriremo quanto ci siamo rimasti sotto.
O quanto è resistente lo schermo del nostro smartphone.

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