Blue Hotel

DIMMELO

Dimmelo.
Dillo a me.
Io sono la spugna.
Sono l'Unicorno.

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-Una, era un po’ strana. E di quel suo grande dramma ne diceva a tutti.
-Una ragazza antipatica.
-L’altro era un uomo solo.

 

-“Tu puoi capire”
-“Te lo sto dicendo con il cuore in mano”
-“Non so perché. Te lo devo dire”

 

-Si inginocchiò nella grande sala, mentre gli altri erano distratti. Ai miei piedi e mi parlò.
-Al ristorante cinese. A tavola.
-Mi fece la sua prima telefonata.

 

-Si trattava del compagno.
-Si trattava del padre.
-Si trattava di due balordi.

 

-Una voce che trema e gli occhi lucidi. Occhiali. Pochi capelli.
-Un sorriso enigmatico. Ride proprio. Ride mentre lo dice. Le guance turgide, il corpo magro.
-Non so che faccia avesse in quel momento.

 

-Non devo vacillare.
-Non devo impietosirmi.
-Non devo rimanere indifferente.

 

-Mi hanno detto che fa sempre così. Mi hanno detto di non preoccuparmi.
-Mi hanno detto che è molto bugiarda.
-Mi hanno detto “Sicura che non sia un mitomane?”

 

-Pedofilia.
-Incesto.
-Stupro.

 

-“Non potevamo davvero immaginare che avvenisse una cosa del genere”
-“Non l’ho mai detto, altrimenti mio fratello l’avrebbe ammazzato”
-“Non lo sa nessuno. Non l’ho mai detto a nessuno”

 

-“L’amore. Ti rendi conto che l’amore può diventare il più profondo odio?”
-“Mi batto con l’arte contro la violenza sulle donne. Faccio fotografie di denuncia”
-“Ho cercato due volte di ammazzarmi”

 

-Ho fatto un discorso vagamente filosofico.
-Sono rimasta in silenzio.
-Mi sono messa a piangere.

 

Dimmelo.
Dillo a me anche se non sai chi sono.
Sono io. La spugna.
Sono io, l’Unicorno che inverte i veleni.
Dimmelo.

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