Ops!

(Credo che questo sia il modo meno corretto per iniziare un’articolo , ma visto l´argomento forse è quello più adatto.)

Vi faccio solo una premessa, sto iniziando a scrivere di getto ora alle 8.00 di questa domenica mattina perché ho pensato e ripensato, navigato, letto, osservato, capito, cambiato idea e poi sono ritornata alle origini del mio pensiero e solo ora metto tutto insieme, quindi vi chiedo attenzione alle virgolette, ai punti, alle parentesi ed al sarcasmo celato dietro frasi che leggete voi e che non sentite dette da me con i miei toni ed i fraintendimenti sono dietro l´angolo.

Premessa due ma non meno importante, non faró nomi c’è un caso che gira sul web da un po’ chi segue sa chi non segue legga comunque il mio pensiero e lo colleghi a episodi dove fatti e persone sono pura immaginazione, detto questo iniziamo.

Lo sapete tutti ,credo, sapete che il Web crea, crea personaggi, crea fama, crea mode, usi e costumi , fa conoscere trend cosí rapidamente e facilmente da essere nello stesso tempo qualcosa da elogiare e disprezzare, si perché dopo qualche anno, dopo che ci siamo dentro, dopo che ne abbiamo capito i meccanismi, si é creata la faida tra chi vuole un posto nel mondo , una lotta fra giovani che si vedono , alcuni strappare opportunità da qualcuno meno qualificato di loro, ed altri che combattono per il loro talento non avendo avuto prima modo di esprimerlo, tutto questo contornato da chi come al solito raggiunge successo senza arte ne parte e da i soliti raccomandati.

L´ultimo caso sul web che vede la stella nascente della rete con nome posticcio difesa (chissà perché , chissà per come) dalla scrittrice politically correct (che a me piaceva tanto, fino ad ora) che ha fatto dei suoi stati Facebook e articoli bandiere dell’onestà sui social, giovani cantanti che non sono più cantanti che diventano manager che scovano talenti (ma questo non ci interessa) e imbastiscono (dicono) il tutto , attacchi a suon di post e contro post, che stanno invadendo le bacheche di chiunque abbia a che fare con i protagonisti, insulti sul tu sei e/o tu non sei nessuno, hashtag, repost, articoli, forum , discussioni, video , urla, pianti, lacrime, offese, prese di posizione, botti e fuochi di artificio sono solo la profetica goccia che fa traboccare il vaso.

Mio caro web hai dato spinta a talenti che non avremmo mai conosciuto e parlo di artisti, grafici, stilisti, fotografi, musicisti e tutte quelle categorie che hanno bisogno di visibilità e ben venga ci sia un “posto” in cui farlo, ma hai creato anche chimere, hai creato scie di seguaci del “nulla cosmico” e parlo di piattaforme come Instagram dove Magazine con editoriali magnifici o illustratori con le loro opere hanno appena mille follower e 16enni a cui la mamma dopo un po’ chiuderà il profilo (me lo auguro) che si scattano ogni santissimo giorno foto su foto, uguali alle altre migliaia che ci sono, per mostrare l´abbinamento (discutibile), la colazione, il rossetto ,il gatto, il caffe ed il tè e le loro stanze tutte bianche ed uguali “Ikea style” arrivino ad avere centomila, duecentomila seguaci. Non mi capacito neanche della piaga sociale dei “Freelance” ,termine che sto odiando con tutta me stessa, che dilagano a macchia d´olio , perché se prima il  indicava chi casomai senza un titolo iniziava un percorso e si formava con l´esperienza ora é ad uso delle stesse 16enni citate sopra, leggi Bio ( si hanno le biografie) in cui scrivono “freelance fashion editor” dopo aver letto due numeri di Glamour, “freelance photographer” avendo scattato foto alla pseudo blogger nascente di turno, ma ci sono anche “designer” che giocano e vendono pongo, “stylist” che scrivono su magliette, scrittori che pubblicano post come capitoli di un libro.

Mi metto nei panni di chi ha studiato, di chi si é guadagnato di essere chiamato stilista, designer, autore…

Perché eccolo il problema, ecco  il mio personale dilemma: io sono la prima sostenitrice del talento riconosciuto anche a chi non ha un titolo e ce ne sono, ci sono giovani che da autodidatti hanno una carica creativa che nessuna scuola, corso o master ti insegna e lotto affinché gli siano riconosciute soprattutto se italiane ed è per questo che ho aperto #Imnotafashionblog, ma nello stesso identico e preciso momento so che per un creativo senza nome c’è un ragazzo che ha finito il suo percorso ed è pronto a fare.

Tu a chi daresti il primo posto disponibile?

Titolo o Talento (non che l´ultimo non includa il primo)

La guerra, gli state facendo iniziare una guerra fra perdenti, l’ho scritto sotto un post di una nostra famosa collega di Gushmag, che si sfogava dopo essere stata attaccata perché ha fatto di un “gioco” un probabile lavoro.

Capisco la rabbia di chi vede un guadagno facile facendo qualcosa di ludico, senza conoscere i retroscena,capisco e conosco la rabbia di giovani sorpassati dal raccomandato di turno, conosco le lotte fra chi ha esperienza e chi ha fama, vedo decollare carriere di chi per me non merita, vedo testate promuovere con la dicitura in esclusiva il brand di cui il piccolo blog di turno aveva parlato mesi prima, ovviamente senza citarlo. Vedo ragazze/i fare i coolhunter supportare nuovi marchi senza onore e gloria e vedo uffici ed agenzie farsi levare il lavoro da ragazzini famosi che indossano un capo (regalato) e sono cartelloni ambulanti e nel contempo vedo chi ci sguazza dentro questa realtá in cui a “comandarla” sono veramente giovani che non hanno una strada.

Non posseggo una soluzione ( anche se una piccola rivoluzione insieme ad altri grafici e blogger sta iniziando sul mio profilo Ig @imnotafashionblog ) e credo di essermi dimenticata ad un’ora è più dall’inizio altri miliardi di cose da dire, so però che indistintamente da che tu sia un freelance o un dottore c’é una meritocrazia da rispettare, perché tanto, quando sei lì davanti a tutti li sul palco il come ci sei arrivato si vede, quello che vali si vede.

…e nulla vado a fare la “freelancemom” , buona domenica e prendetene e postatene tutti!

Credits: La superba immagine sopra é di Tiziano Demuro, vi ho parlato già di Lui,io ancora non so se sia un grafico freelance o meno, tendo ancora a guardare il bello senza soffermarmi sulle didascalie, senza curarmi del nome, della fama.

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