Dall'altra parte del vetro

DigitalRadio, un passo indietro noi…

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Ricordo il periodo del passaggio della TV, da quella analogica a quella del digitale terreste, come uno dei soliti periodi confusi che riusciamo a creare nel nostro paese. Ricordo di aver installato almeno una ventina di decoder a tutti i super -anta del mio quartiere, anche perché non sapevano nemmeno cosa fosse una presa scart figuriamoci fargli capire a cosa servisse quella nuova scatolina, è stato un momento buio per tutti. Momento buio perché non siamo mai pronti per niente, non siamo pronti ad affrontare le problematiche vitali figuriamoci quelle relativamente tali come quelle tecnologiche, ecco perché non mi preoccupo più di tanto quando questo mondo si evolve, tanto apparteniamo all’era di Fred Flinstone, al massimo organizziamoci tutti insieme per giocare una partita a bowling.

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Segnale DAB nel territorio nazionale (fonte digitalradio.it)

Anche la radio non vive momenti migliori, la DigitalRadio viene continuamente promossa in tutti i modi possibili ma credo che non rientrerà nei piani delle nostre vite per ancora molto tempo. Non è solo un problema del “non essere pronti” ma anche di non volerlo essere, basti pensare che non tutti i gruppi editoriali hanno deciso di parteciparvi, come il Gruppo Finelco che detiene una delle radio più ascoltate, Radio 105, il segnale copre il 65% del territorio italiano ma non è ancora omogeneo, si passa dal forte segnale nella zona di Roma a il nulla per tutto il territorio della Basilicata, per non parlare dei maggiori network nazionali privati, come quelli del Gruppo Espresso, che coprono solo una parte dell’area del centro nord. Il mercato ci offre una varia gamma di modelli di radio di ultima generazione e noi che in quanto a nuovi dispositivi tecnologici non rimaniamo indietro a nessuno gli acquistiamo (l’anno scorso ne sono stati venduti più di 200mila), ma la maggior parte delle volte diventano pressoché inutili e visto il correre della tecnologia al giorno d’oggi diventano presto obsoleti.

Quando parliamo di radio ci rivolgiamo molto spesso a quella del mondo anglosassone, da molti giudicata come la migliore. Anche loro in quanto a radio digitale stanno facendo dei passi da gigante, visto che prevedono il passaggio definitivo tra il 2017 e il 2022, ma c’è un altro paese che sta una spanna avanti pure all’Inghilterra, stiamo parlando della Norvegia.

Il paese scandinavo effettuerà il passaggio definito nel 2017 (lo switch off avverrà l’11 gennaio), ma loro al contrario nostro sono pronti: il segnale copre il 99.5% del territorio nazionale, per quanto riguarda le auto il 20% è equipaggiato con un dispositivo di ultima generazione (qua da noi molto meno, basti pensare che solamente lo 0.7% del tratto autostradale è coperto dal segnale digitale) e già più della metà del paese utilizza la radio in digitale.

Insomma, alla fine non serve aggiungere altre parole, basta solo chiedersi: perché siamo sempre un passo indietro?

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