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Dico davvero: le canzoni non sono poesie

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Il motivo per cui mi trovo a scrivere un articolo come questo è essenzialmente uno ed uno soltanto: sono innamorato della musica sin da bambino e, più o meno dallo stesso lasso di tempo, ho iniziato a scrivere canzoni, intese come un insieme di musica e parole.

Non c’è niente di più difficile, per quanto mi riguarda, che parlare di qualcosa che ami quasi come te stesso; hai paura di snaturarlo, offenderlo o trattarlo con la poca delicatezza che invece meriterebbe. A volte è meglio tacere e continuare, semplicemente, ad elargire amore fino alla fine dei tuoi giorni.

Altre volte, invece, capita che qualcuno reputi che tu abbia scritto qualche buona canzone in mezzo ad una molto più ampia quantità di materiale trascurabile e così ti dica: “Senti, ma perché non parli un po’ del rapporto tra parole e musica?” Il discorso è ampio, complesso e apparentemente roccioso ma, come ogni cosa molto grande, basta guardarla da una particolare angolazione per apprezzarne i particolari e delinearne alcune importanti caratteristiche.

Partiamo dal titolo dell’articolo, ad esempio: sembra una provocazione, ma giuro che non lo è.

Le canzoni non sono poesie.

Prima smetteremo di considerarle come tali, prima riusciremo ad abbattere una miriade di sovrastrutture che implicano aspettative deluse e discussioni infinite.

Non voglio attirarmi l’odio di tutti gli amanti del miglior cantautorato, almeno non senza aver riportato le parole di una personalità di tutto rispetto come De Gregori: Le canzoni non sono poesia e l’artista non è un poeta”. Credo che all’interno di questa frase siano racchiusi una serie di concetti che dovrebbero riguardare da vicino chi la musica la fa e anche chi la ascolta.

Non poesie, ma qualcosa in più

Innanzitutto ricordiamoci che dichiarare che una canzone non sia una poesia, non significa dire che sia qualcosa “di meno”: anzi, per quanto mi riguarda si tratta di molto di più!

Una canzone si compone essenzialmente di tre elementi: le parole, la musica e la performance.

Se uno di questi tre elementi viene a mancare la canzone si sgretola e con essa l’esperienza emozionale che l’ascoltatore si trova a vivere. Se però questi tre elementi si fondono, allora nasce la vera magia: quel particolare processo alchemico attraverso il quale, ad esempio, nel tempo saremo in grado di ricordarci le sensazioni vissute durante una vacanza al mare di dieci anni fa, riascoltando “Vento d’estate” di Fabi e Gazzè.

Nessuna poesia è in grado di regalarci quei viaggi trans-sensoriali che la musica riesce a trasmetterci, come invece riescono a fare un particolare profumo o un particolare sapore interagendo vuoi con l’olfatto, vuoi col gusto. Ecco, in questo senso le canzoni è come se andassero a legarsi ad un nostro sesto senso, collocato più o meno in quel luogo invisibile tra il cuore e lo stomaco…c’è chi la chiama Anima, voi fate un po’ come vi pare.

Dove sta quindi il trucco? Qual è il segreto?

Il segreto, se c’è, è rinchiuso in quella particolare reazione chimica che esiste quando parole e musica si uniscono, tutto nella giusta quantità e “incastrato” nel modo migliore. Ecco quando questo accade, l’infinito diventa reale.

Proprio in quest’ottica la canzone, a prescindere dal giudizio soggettivo di chi l’ascolta, racchiude nel suo carattere “leggero” quell’unicità che caratterizza le cose più belle del creato: come le stelle brillano solo nella notte che si può contemplare solo grazie alla loro luce, così le parole di una canzone danzano davvero solo su una musica che si colora solo grazie al loro senso.

Non importa cosa nasca prima: importa solo che prima o poi, parole e musica, si incontrino e non si lascino più.

In questi giorni, a Sanremo, Vecchioni ha dichiarato che le canzoni sono fiori che doniamo: durano per un po’, regalano emozioni e poi appassiscono.

Io non sono d’accordo: mi piace pensare che tutte le canzoni che scrivo, quando vengono “liberate”, inizino a viaggiare tra la gente, mutino, si trasformino poi in parole, idee, baci e sentieri. Mi piace pensare che se un fiore appassisce, dai suoi petali possa rinascere qualcos’altro e poi qualcos’altro ancora. Non so se nella realtà sia veramente così…ma nella musica si, ne sono convinto!

Prima di concludere, mi piacerebbe tornare a Francesco De Gregori e, attraverso quella che io ritengo una delle creazioni più belle della musica italiana, dimostrarvi come sia l’unione di melodia e parole a creare la Vera Magia.

Leggete il testo de “La Donna Cannone” senza la musica.

Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno
Giuro che lo farò
E oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò
Quando la donna cannone
D’oro e d’argento diventerà
Senza passare dalla stazione
L’ultimo treno prenderà
E in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà
Dalle porte della notte il giorno si bloccherà
Un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà
E dalla bocca del cannone una canzone suonerà
E con le mani amore, per le mani ti prenderò
E senza dire parole nel mio cuore ti porterò
E non avrò paura se non sarò bella come dici tu
Ma voleremo in cielo in carne ed ossa
Non torneremo più
Na na na na na na
E senza fame e senza sete
E senza ali e senza rete voleremo via
Così la donna cannone
Quell’enorme mistero volò
Tutta sola verso un cielo nero nero s’incamminò
Tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì
Altri giurarono e spergiurarono che non erano stati lì
E con le mani amore, con le mani ti prenderò
E senza dire parole nel mio cuore ti porterò
E non avrò paura se non sarò bella come vuoi tu
Ma voleremo in cielo in carne ed ossa
Non torneremo più
Na na na na na na
E senza fame e senza sete
E senza ali e senza rete voleremo via

Certo, non è male, ma adesso provate con la musica.

E tutto quello che penso della musica è dentro questa canzone della mia band, gli Airway:

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