Stay Salty

DETOX TRAVEL: nuova frontiera dei viaggi esperienziali?

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Di sentir la parola detox ormai non se ne può più, lo so, soprattutto se abbinata a foto costruite ad hoc di influencer e blogger con in mano tè e frullati dei quali molto probabilmente ignorano le utilità.

“La miglior dieta Detox che io conosca non consiste nel comprare dei prodotti, ma nell’eliminare il superfluo”.


Non preoccupatevi, non è una nuova filosofia, non sono diventata una specie di “santone”, né tantomeno sono stata catturata da sette con visioni ambientaliste estreme.
Semplicemente osservo comportamenti dal mio oblò.

Diario di bordo

Domenica 23/xx/xx
Mentre preparo il caffè penso a quanto poco basti per rovinare la giornata alle persone.
Un semaforo rosso in più, un cappuccino tiepido invece che bollente. Una giornata piovosa.
Basta metterle di fronte ad una scelta come “marmellata di albicocca o di fragola?” per mandarle in crisi esistenziale profonda

-Tutta questa filosofia mentre fai un caffè in barca?
-Sì

Riflessioni

Spesso la vita a bordo svela tanti piccoli segreti sui comportamenti delle persone. I rapporti fra gli individui in un luogo così diverso come può essere una barca a vela, secondo me, potrebbero essere oggetto di studio per ricerche antropologiche.
La società in cui viviamo, dove c’è un sistema (ma non regole precise) che offre molte più scelte di quelle di cui abbiamo bisogno, porta l’individuo ad una libertà di essere e di rappresentarsi come meglio crede. Il “cappuccino tiepido senza schiuma, grazie” (e non me ne vogliano quelli che lo prendono tutte le mattine, sono una barista inside quindi posso parlare con cognizione di causa) può essere una maniera per affermare il proprio gusto personale sugli altri.
E’ curioso invece vedere come in una barca, che può essere vista come una piccola comunità, dove non esistono tutte queste libertà di scelta, dove non si è un individuo in mezzo a mille, ma uno di dieci o dodici, dove l’equilibrio naturale delle cose è molto più sentito, le persone riescano a liberarsi di quelle ansie quotidiane che ritrovano poi in città. Cosa indossare, come parlare, tutto ciò che rientra in quello che possiamo definire personal branding che serve per affermare la nostra individualità rispetto ad un’altra, scompare lì dove torna a governare una sovrastruttura etica. Le nostre scelte si spostano verso un bene collettivo e non personale.

“Detox Travel”

Mi viene da pensare, a questo punto, che il boom del filone del turismo esperienziale che propone nuove cime da conquistare in Nepal, spedizioni in Alaska, tour nei deserti  e tutti quegli itinerari da affrontare per lo più in solitaria, sia proprio segnale di un bisogno di ristabilire gli equilibri naturali, di regole definite, di ordine, di eliminare il superfluo. Di certo non andrei mai a chiedere ad un monaco tibetano se può fare un capo in B deca con il latte di mandorla!
Ma se per voi “turismo esperienziale”  è ormai un termine già sentito e i geyser islandesi non hanno più segreti, forse è il caso di parlare di detox travel. Non serve andare dall’altro lato del mondo, basta partire, spegnere il telefonino, dimenticare l’orologio e poco bagaglio al seguito…magari carta e penna per annotare tutto ciò che la mente libera vi suggerisce.

ISPIRAZIONI

La tirannia della scelta: tante possibilità sono libertà o prigione?
La 27esima ora – Luisa Pronzato

UTOPIA – Foto delle comunità alternative nel mondo
Vice.com – Vincenzo Ligresti

Introduzione e commenti ai libri
Nazzareno Venturi

Reasons to stay Alive – Matt Haig

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