Arte in pillole

Il De Amicitia al tempo dei social

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Dicono che le amicizie più durature siano quelle dell’infanzia.
Dicono anche che le amicizie dell’università sono quelle più vere, perché le scegli tu!

Io mi trovo d’accordo con entrambe le affermazioni… ma forse, sono io una tipa un po’ strana, una tipa espansiva che fa amicizia anche dove non vuole, che ci tiene alle persone perché ognuna può insegnarti qualcosa ed è capitata lungo la tua strada per lasciare una determinata impronta.

Mi sono ritrovata anche a pensare cosa significhi “essere amico”, quando si è amici?
Quando si chiacchiera per ore ed ore confidandosi tutto?
Quando si passa moltissimo tempo insieme?
Quando ci si scrive più di 20 messaggi whatsapp?
Quando si ride tanto fino a far male la pancia?

Secondo me, l’ingrediente chiave per l’amicizia è la condivisione. Con questo però non so darne una definizione generale, per la mia esperienza personale l’amicizia ha tante sfaccettature e di tutti gli amici che ho, ogni relazione la definisco amicizia per motivi differenti.

Tra le tante voglio raccontare la storia di cinque ex studentesse (il cui badge universitario fa sempre comodo) appassionate d’arte, di turismo, di cultura. Conosciutesi tra i banchi scomodi dell’università che continuano a condividere le loro passioni, le loro disavventure e i loro traguardi.
Vengono dal Veneto, nel vero senso della parola: Padova, Venezia, Treviso… 60 chilometri di distanza, che si assottigliano grazie a questo strumento malefico-salvatore qual è Internet reso social.

Poi uno si chiede come sarebbe potuta andare diversamente… probabilmente non sarebbe andata. Punto.

Se io quel giorno di pioggia non avessi attaccato bottone con Eleonora (e dovevo saperlo da quella volta che iniziare una conversazione con lei avrebbe significato trovarsi a parlare anche dopo ore), non avrei potuto conoscere un sacco di rimedi naturali per combattere qualsiasi tipo di malattia.
Se assieme non avessimo chiesto a Chiara consigli sull’esame di Diritto, non avrei potuto trovare un’appassionata  di animazione, come me, e di conseguenza una spalla dove trovare consigli su come intrattenere un gruppo di scalmanati.
Se quella volta a Geografia non avessimo deciso di sederci vicino alle “Giade” non avrei avuto l’opportunità di conoscere due persone uniche, accumunate dallo stesso nome! Se non avessi provato a parlare con Giada non avrei conosciuto il suo mondo fotografico, non avrei potuto avere tutte quelle fotoprofilo che strappano mi piace a chiunque, non avrei avuto la possibilità di assaporare ogni momento con profonda lentezza… il ché, è un bene: già siamo sempre di corsa, prendersi con calma non fa mai male!
E con Giada non avrei saputo quanto bello è andare in bicicletta, quanto bello può essere il silenzio di un giro in montagna, quanto può essere rigenerante stare in mezzo alla natura!

Il bello degli amici è che con ognuno di loro puoi essere sempre tu!

Se per vedere qualcuno cambi aspetto o cambi carattere vuol dire che qualcosa non va, che vuoi apparire… e perché farlo se il bello è completarsi e accettarsi anche per i difetti che uno ha?

In un tempo, il ventunesimo secolo, dove a sentire la parola “amicizia” ci viene in mente Facebook, a me piace pensare all’amicizia come quella sensazione che riempie i polmoni, ingrandisce il cuore e fa sorridere illuminando il tuo sguardo; dove una tazza di tè, un caffè, uno spritz aiutano le chiacchiere; dove nelle più fredde giornate d’inverno basta solo avere qualcuno da ascoltare e disposto ad ascoltarti per sentirti al caldo.

In un tempo in cui tutti ringraziano un contatto per l’amicizia, io voglio andare controcorrente e ringraziare tutti quelli che sanno condividere con me!
Perché non è vero che noi della generazione Z siamo interessati solo ai social.
Io credo molto in noi giovani! Ventenni che attraverso i social vogliono memorizzare un momento speciale in compagnia… anche un po’ per far invidia agli altri: “guarda che belle persone, guarda quanto sto bene quando sono con loro!”

 

FotoGiada Contarato

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