Fuori dal cinema

DAZN: dove guarderemo le partite di Serie A nel 2018/2019?

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È l’era dello streaming online, ma gli Italiani vogliono tutto in TV e in unico abbonamento. Ma se gli Italiani non sono pronti per lo streaming online, come può essere l’era dello streaming online? Lo è, ma forse non (ancora) in Italia. Sta per arrivare DAZN, e forse sta per cambiare tutto. O forse no. Un po’ di informazioni di contesto e qualche riflessione sull’effetto che DAZN e i servizi OTT hanno sul mercato italiano, perché alla fine ci interessa una sola cosa: guardare le partite della Serie A nel modo più semplice possibile.

Cos’è successo con tutto quel casino dei diritti TV della Serie A

Recentemente Perform Group, società inglese di media sportivi già attiva dal 2007 in altri Paesi europei con vari brand sportivi (tra cui Goal.com), ha acquisito i diritti esclusivi di trasmissione di 3 partite su 10 della Serie A italiana e di 10 partite su 11 della Serie BTK (dal 2018/2019 la vecchia “Serie B” si chiamerà così). Seguendo il trend di altri Paesi europei, quindi, la Lega Serie A, che indice la gara per l’aggiudicazione dei diritti televisivi delle partite del massimo campionato italiano ogni tre anni, ha deciso di dividere in tre diversi pacchetti la trasmissione delle partite: il primo comprendeva tre partite per ogni giornata di campionato, tra cui il posticipo della domenica sera; il secondo quattro partite, comprese quelle del lunedì sera; il terzo comprendeva tre partite, tra cui il lunch match della domenica e l’anticipo del sabato sera. Sky si è aggiudicata i primi due, e Perform Group si è aggiudicata il terzo, che trasmetterà attraverso la piattaforma di streaming online DAZN (ci torniamo a breve).

Skriniar dell'Inter esulta

Negli anni passati, gli Italiani sono sempre stati abituati ad avere l’abbonamento di una Pay TV (o Sky o Mediaset Premium, quindi) che includeva tutte le partite di ogni giornata del campionato. Ai tempi di Tele+ e Stream e qualche altra meteora, i pacchetti erano divisi sulla base delle squadre. Così, se uno voleva vedersi tutte le partite dell’Inter e aveva Tele+, era sicuro che non avrebbe perso nemmeno un secondo in campo di Galante, Gresko o Guglielminpietro.

Per la prima volta nella storia della dieta mediatica televisivo-calcistica degli Italiani, quindi, potremmo essere costretti a dover possedere due abbonamenti per vedere tutte le partite della Serie A. Dal 2018/2019 Sky è tornata di forte appeal per gli appassionati di calcio: finalmente, dopo anni in cui l’esclusiva è spettata a Mediaset, la Champions League è tornata su Sky. Un abbonato di Sky potrà godere di: Champions League, Europa League e di… 7 partite della Serie A ad ogni giornata. Per le altre 3, Perform Group sta per lanciare in Italia la piattaforma di streaming online DAZN. Quella che nello spot Paolo Maldini e Diletta Leotta pronunciano “da zone”, esatto.

Cos’è DAZN, e soprattutto come si pronuncia?

DAZN verrà lanciato in Italia il 1° agosto 2018, al prezzo di 10€ al mese: è un classico servizio OTT (come Netflix, Prime Video, Now TV, Infinity, TIM Vision, …) che non richiede contratti e permette grande flessibilità, è disponibile ovunque (Smart TV, Amazon Firestick, Google Chromecast, smartphone, tablet, desktop) e, soprattutto, costa solo 10€ al mese (il primo mese di prova è gratuito).

[Una piccola – ma dovuta – precisazione: il prezzo di DAZN non è in realtà così basso, a livello proporzionale. Sky a circa 50€ dà il 70% della Serie A e le coppe, DAZN a 10€ dà il 30% della Serie A e tutta la Serie BTK: siamo lì, all’incirca. Il prezzo però è più basso a livello assoluto, e quindi percepito. 10€ sono obiettivamente pochi, e 9,99€ sembrano ancora meno.]

DAZN streaming calcio

Vediamola dal punto di vista dell’innovazione nel mercato: DAZN è un grande ingresso nel mercato italiano. Mette in crisi su più fronti la concorrenza (Sky e Mediaset, poiché si tratta di soli contenuti sportivi), costretta quindi ad adeguare la propria offerta (Sky ha persino lanciato la Fibra!), e dà un grande segnale ai consumatori: il prezzo è basso, a livello di servizio giornalistico non avrà nulla da invidiare a Sky (oltre a Diletta Leotta, hanno assunto come direttore il giornalista Marco Foroni) e soprattutto ha tre partite in esclusiva della Serie A.

Ma gli Italiani sono disposti ad avere due abbonamenti per guardare tutte le partite della Serie A, soprattutto se uno dei due è un servizio che, per funzionare, richiede una connessione internet ad alta velocità? Dal “sentiment” che si percepisce nelle discussioni tra amici, al bar, alla macchinetta del caffè in ufficio e sui commenti dei social, pare proprio di no. Nulla di attendibile scientificamente, ma sicuramente un indice della percezione attorno a questo servizio.

DAZN su Mediaset Premium e su Sky

Per questo DAZN sta provando a stringere accordi con Sky e Mediaset, in primis, per venire distribuito all’interno del duopolio delle Pay TV in Italia. Il potere è in mano a loro, almeno per il momento: per emergere, DAZN dovrà dimostrare numeri significativi di abbonati nella prima fase di attivazione (il campionato inizia il 18 agosto) e poi di sostenere la crescita nel corso dei mesi e degli anni.

DAZN sarà dentro l’abbonamento di Mediaset Premium, è stato annunciato il 16 luglio: a soli 20 euro al mese, gli abbonati di una Pay TV che sta ormai implicitamente dichiarando fallimento, oltre alla classica offerta del biscione, potranno accedere gratuitamente a DAZN (attenzione, dovranno comunque avere la app di DAZN, le partite non saranno trasmesse su Mediaset Premium). Si dice che un accordo simile verrà raggiunto a giorni anche con Sky, che desidera a tutti i costi avere la possibilità di trasmettere il maggior numero di partite possibili all’interno dei propri canali. Per ora di Sky si sa solo che DAZN rientrerà come app all’interno di Sky Q – una super piattaforma di Sky più veloce, multi-device e più facile da usare, che oltre ad Alessandro Cattelan attualmente sembra avere 500.000 attivazioni – e che per gli utenti di Sky Q (che già pagano un abbonamento mensile minimo di 50€) DAZN sarà scontata di qualche euro.

alessandro cattelan spot Sky Q

Quindi, per vedere tutta la Serie A in TV per la prima volta nella storia della televisione italiano sarà necessario avere sia Sky sia DAZN, a prescindere dagli accordi di partnership commerciale che questi prenderà con gli altri operatori. Prima si poteva scegliere almeno tra due operatori (Sky e Mediaset Premium). DAZN probabilmente verrà vista favorevolmente come l’innovazione “a basso costo”, sebbene non permetterà la visione di tutto, e Sky rischia di aumentare il percepito di arroganza e pretenziosità del brand, già molto alto. E per il momento la Serie A non ci è mai costata così cara. Per il momento, cioè: l’innovazione ha appena sbaragliato il mercato, ora bisognerà valutare la reazione dei consumatori e le reazioni dei concorrenti. Potrebbe darsi che per noi consumatori, nel medio periodo, ci siano solo vantaggi.

DAZN in Italia: cosa succederà?

Lo sappiamo: dall’autunno del 2015, circa tre anni fa, Netflix (e di conseguenza il mercato OTT, che prima in Italia era rappresentato solo da Infinity TV, su cui vorrei evitare di spendere altre brutte parole) ha fatto il suo ingresso in Italia e ha sbaragliato le abitudini di utilizzo di… poco più di un milione di persone. Stiamo dando troppo peso a un servizio che rappresenta ancora una nicchia di early adopters oppure stiamo sotto-stimando l’impatto sociale di Netflix? Non sappiamo con certezza i numeri di Netflix in Italia. Sappiamo solo che a metà luglio Netflix non ha battuto le stime del mercato sulla crescita del numero di abbonati e ha presentato ricavi sotto alle previsioni: contro le attese di 3,94 miliardi di dollari, nel 2° trimestre 2018 Netflix ha fatturato 3,91 miliardi di dollari, in rialzo comunque del 40,3% rispetto ai 2,78 miliardi di dollari dello stesso periodo nel 2017 ma in una trend al ribasso che ha fatto preoccupare la borsa.

Netflix

Cosa ci dicono questi dati? Il mercato OTT è in grande crescita, nonostante questo lieve rallentamento di Netflix: a livello globale sono più di 250 milioni le famiglie abbonate, e si prevede che entro il 2022 saranno 450 milioni. In Italia il mercato OTT sta gradualmente trovando il suo spazio, e ha assolutamente un grande margine di crescita. E per la prima volta si affaccia anche con l’offerta sportiva, grazie a DAZN. In Italia, più che cinema, show e serie TV a fare la differenza negli abbonamenti TV è proprio lo Sport. Anzi, il calcio. E anche se gli italiani non rinunciano alla comodità di divano, paninazzo e partita in TV – magari senza la moglie (vi ricorda qualche spot visto di recente?) – è obiettivamente sempre più alta la quota di persone ormai abituata a fruire di contenuti TV e film su piattaforme varie, pagando una minima quota mensile. Il passo da qui a dedicare 10€ ogni mese anche alla visione delle partite della Serie A (seppure solo 3), con modalità contrattuali flessibili e una semplicità oltre al normale, potrebbe essere davvero molto vicino. Certo, l’abitudine di fruizione delle partite di calcio è variabilissima: parte da chi non rinuncia al confezionamento di un ottimo prodotto (in senso giornalistico) come quello delle Pay TV (specie Sky) e arriva a chi pur di guardare un big match accetta le telecronache in arabo, cinese o spagnolo su Roja directa e varie. Ma proprio per questo, perché non trovare un adeguato compromesso in DAZN, per un prezzo così basso e un’offerta contenutistica che promette di essere di una qualità pari almeno a quella dei recenti scomparsi canali di Fox Sports (ove la garanzia è Marco Foroni)?

chiude Fox Sports Italia - Marco Foroni

Un nuovo servizio TV per il calcio per i telespettatori italiani significa avere un’alternativa in più, scoprire nuovi territori di fruizione dei media, e soprattutto pretendere sempre di meglio. Rompere un duopolio cristallizzato per anni significa dare una scossa non indifferente al settore. Significa che Sky sarà sempre più costretta a offrire un servizio sempre migliore, a garantire una cura della relazione con i propri clienti sempre più intensa, e magari un rimodellamento dei prezzi verso il basso. Per Mediaset forse ha significato la morte (ma, se così fosse, hanno decisamente chiuso in bellezza, con gli ascolti record del Mondiale 2018: 297 milioni di telespettatori, ben 41 milioni in più rispetto al 2014, quando c’era l’Italia che giocava), e negli ultimi rantoli di vita cerca di aggrapparsi a chi può donarle ancora un po’ di respiro, come abbiamo visto. E magari dopo DAZN nasceranno altre OTT specializzate nello sport, o alcune OTT classiche inizieranno ad investire nello sport (Prime Video già lo fa, anche se non in Italia). Per non parlare di tutto quello che potrebbe nascere nell’universo social (Facebook Watch, Twitter Moments, IGTV, …) nella trasmissione di eventi sportivi diversi da amichevoli di beneficenza.

Quello che è sicuro è che nei prossimi tre anni, così come le abbiamo viste con Netflix, vedremo evoluzioni interessanti, per certi versi eccitanti. E alla fine chi vincerà? Noi. I consumatori, che pagheremo sempre meno e avremo servizi sempre migliori. It’s competition, baby.

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