Mi chiamo Dana, ho 21 anni (tra poco 22 in realtà) e vivo in un paesino dal nome divertente (a detta di molti) nella bella Toscana.
Niente di speciale.
Sono sempre stata una finta forte, mascherando così una debolezza talmente persistente che adesso, a distanza di anni, si sta prendendo la rivincita. Forse è anche per questo che con il passare del tempo ho sviluppato una forte empatia con tutti quelli che non vengono accettati, che vengono respinti, gli inetti. Mi piace pensare che siano le debolezze e le stranezze a rendere uniche le persone. Nessuno può essere debole o strano “come te”, nessuno ti può eguagliare in questo. Cosa ben diversa è per la perfezione, quella è una, è La perfezione. Stampata lì davanti in bella copia, in tutta la sua banalità. I casi persi, invece, possono rialzarsi e brillare di luce propria, portandosi dietro un bagaglio di conoscenze, esperienze, anche, e soprattutto, rifiuti ed errori che rendono la vita la Loro Vita.
Ecco, parlando di scelte a me non possono che tornare alla mente tutti i miei intoppi e fallimenti, tutte quelle frasi non dette, ma pensate (cavolo! Sentite nello stomaco anche!). Non vale però tutto questo, almeno per adesso. Nessuno può avere la prova certa che tu stia dicendo la verità. Ma, tornando alla mia insicurezza, penso che abbia iniziato a condizionarmi veramente nel momento in cui mi sono preoccupata del giudizio altrui. Quando ho cominciato a chiedermi come fossi vista dall’esterno. Questa cosa “dell’essere visti” in un determinato modo mi ha sempre incuriosito. Mi spiego meglio. Ho sempre avuto un atteggiamento ambivalente: da un lato mi colpiva ed affascinava, ma dall’altro odiavo questo meccanismo di definire, catalogare gli altri. Diciamo che ero incuriosita più dal processo mentale in sé che portava all’impressione che una determinata persona faceva di un’altra, più che dal giudizio finale.
Io penso che sia importante sentirsi liberi nella vita. Liberi di fare, dire, sbagliare ed avere sempre la possibilità di ripartire da zero, ex novo. È la forza che mi manca. Ho paura, una paura insormontabile, paura di essere ridicola, di fallire, cadere sempre più in basso nel burrone della disperazione e finire col distruggermi. Ma forse la buca me la sto già scavando da sola facendomi tutte queste paranoie.
Bisogna imparare ad essere abbastanza per se stessi. A star bene nella propria pelle. A sentirsi realmente padroni del proprio corpo e delle proprie emozioni. Ad accettare anche le sconfitte con il sorriso e capire che è sempre possibile andare avanti, anche quando sembra impossibile. Il succo della vita sta tutto qui.
Bisogna rischiare perché “soltanto chi è abbastanza folle da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambia davvero”. Amo questa citazione.
Forse sarò un’instancabile sognatrice, ma penso che un giorno ne varrà la pena. Ne varrà la pena di aver aspettato, sofferto e pianto tanto. Sarà tutto così bello, perfetto e tranquillo che, guardandomi indietro, non potrò che congratularmi con me stessa per non aver mollato.

180560_1770807720674_1120338_n

 

Vuoi scrivere un commento?
Effettua la registrazione da questo link:

Registrati

MORE FROM IRENE VALSECCHI

ENTRA NELLA COMMUNITY