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Dallas, un viaggio nella storia

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Prima o poi l’avrei fatto. Di finire a Dallas, dico. A vedere i grattacieli luccicanti che piacevano tanto a mia nonna e che scivolavano l’uno sull’altro nella sigla della soap opera che piaceva tanto a mia nonna. Assieme al puzzle da 1000 pezzi di New-York-by-night che non ho mai completato, Dallas è stata la città americana più iconica in assoluto, nella mia immaginazione. Senza contare, oltre a JR, l’altro non trascurabile effetto “J” di Dallas, JFK.

Con buona pace del comune senso del macabro quindi il primo tour da fare in città è proprio quello relativo all’assassinio di JFK. E il posto dove andare è Dealey Plaza.

image (4)Scendendo per la Main Street (che poi fu la stessa strada che il corteo presidenziale percorse quel fatidico 22 novembre) si incontra il JFK Memorial, una sorta di cenotafio senza soffitto che simboleggia il libero fluire dello spirito di Kennedy. Il monumento porta una firma importante, quella dell’architetto Philip Johnson. A parte un basamento quadrato di metallo con su scritto il nome del Presidente da tutti e quattro i lati, è un enorme cubo con piccole aperture qua e là. Un enorme parentesi bianca che si staglia in mezzo ai grattacieli di downtown.

Poche centinaia di metri più avanti c’è Dealey Plaza, dove i fondatori della città avevano eretto il primo tempio massonico della città, ricordato in un doppio colonnato celebrativo fin dagli inizi del ‘900. Dopo il 1963 il mondo ricorda questo luogo perchè, tra le due strade che la incrociano, la Houston e la Elm,  c’è il Texas School Book Depository dal cui sesto piano sarebbe stato sparato il colpo fatale diretto a JKF. image (6)Ad oggi, il deposito di libri è rimasto un deposito di libri, con l’aggiunta di qualche ufficio governativo, ma il fatidico sesto piano è stato trasformato in un Museo dedicato a JFK (The sixth floor museum), a quella maledetta giornata di novembre, alle indagini che ne sono seguite, ai complotti, al lutto e all’eredità del pensiero di Kennedy. L’entrata costa ben 16 dollari ma ne vale la pena. L’audio-guida incorporata (in tutte le lingue tranne l’italiano) aggiunge suggestione e verità al loft – rimasto inalterato dagli anni ’60 – che contiene la finestra con la panoramica più analizzata degli ultimi 40 anni. Analisi ed elucubrazioni che vi troverete a fare anche voi, perchè una volta preso l’ascensore e pigiato il tasto “6”, la trasformazione da semplice turista ad agente dell’FBI esperto in balistica dura giusto il tempo di salire 6 piani.

IMG_3862La finestra maledetta è là ad attendere il mondo con la sua sfida e i suoi segreti, circondata dagli stessi scatoloni di libri (stesso numero e posizione) presenti nel 1963. Non ci si può avvicinare del tutto perchè la scena del crimine, se così si può chiamare, è protetta da una barriera di vetro, dietro alla quale quell’istante di oltre 40 anni fa si ripete per sempre e per tutti. Senza fine. Il percorso proposto in una trentina di pannelli è davvero ben documentato con la spiegazione del contesto storico e culturale che produsse l’elezione di Kennedy alla Casa Bianca, la musica del tempo, i titoli dei giornali, il dramma dell’assassinio, i primi momenti di confusione, le testimonianze originali dei testimoni (la stessa audio-guida è narrata da uno di loro), i rapporti della polizia, l’eccitazione dei giornalisti, e poi il cordoglio del mondo intero, le indagini, i plastici dell’FBI, le deduzioni della Commissione Warren e un pannello riassuntivo di tutte le teorie (circa 20) sulla morte del presidente. Si può salire infine un altro piano per giungere ad un ambiente del tutto simile a quello sottostante del museo ma più moderno e dedicato ad incontri che l’istituzione promuove ogni mese e che spesso coinvolgono in prima persona coloro che, a Dallas, sono stati coinvolti in qualche modo dalla morte di Kennedy.

IMG_3859Per gli autentici turisti dell’orrido, ecco alcuni consigli di viaggio per rivivere in prima persona l’eccitazione dell’omicidio del secolo. Potete affittare una Limousine Lincoln decappottabile (con tanto di bandierine presidenziali) proprio come quella usata da JFK nel suo ultimo viaggio e provare il brivido di farvi scarrozzare per le strade di Dallas, compreso il punto “X”. Più economica ma più completa la gita nel mini-bus, il cui tour comprende la visita alla casa di Lee Oswald, al carcere dove fu rinchiuso per 48 ore prima di essere ucciso a sua volta e una fermata al Parkland Memorial Hospital dove JKF fu dichiarato ufficialmente morto. Gratis invece l’ebbrezza di farsi stirare dalle macchine pur di farsi fotografare, sorridenti, sul metro quadro esatto in cui, 42 anni fa, un uomo fu colpito a morte. Per non sbagliare (e per non deludere i turisti) qualcuno ha dipinto  sull’asfalto una bella croce bianca, un punto “x” sulla corsia centrale di Elm Street che seduce l’occhio e si ficca nel cuore della Storia come un paletto di inutile dolore.

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