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Cristiano Ronaldo logora chi non ce l’ha

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Il titolo di questo articolo è mutuato dalla celeberrima frase pronunciata da Giulio Andreotti, e la sovrapposizione tra Cristiano Ronaldo e “potere” non è affatto casuale.

In questa epoca storica, Cristiano Ronaldo È potere. Credo che difficilmente si sia vista un’applicazione così maniacale nel voler diventare un campione, anzi, il miglior calciatore del mondo: per trovare il paragone più simile, bisogna attingere dal mondo NBA, interpellando Kobe Bryant. Difficilmente si è vista una tale applicazione unita ad una forza di volontà e una disciplina auto-imposta che permettono a CR7 di conoscere alla perfezione ogni singola fibra del suo corpo. Come se non bastasse, ancor più difficilmente si sono viste tutte queste doti miscelate in un cocktail letale, composto da: 676 gol, 5 campionati nazionali, 5 Champions League, 4 Mondiali per Club, 12 competizioni minori, 1 Europeo, 5 Palloni d’Oro.

Ma è soprattutto nell’ultimo lustro che il fuoriclasse portoghese ha dimostrato di essere sostanzialmente in grado di piegare spazio e tempo a suo favore, incidendo in modo fondamentale su tutti i trofei vinti a livello di club e di Nazionale. Addirittura molti (in primis io) stavano già pensando all’imponderabile, ossia al Portogallo campione del mondo 2 anni dopo il titolo continentale: d’altronde, quali altre sensazioni potevano scaturire dall’esordio di CR7 contro la Spagna?

Tuttavia è inutile divagare sul palmarés di questo fenomeno, sulla sua predominanza fisica e sul suo ascendente su ogni brand che ruoti nell’orbita del mondo del calcio, il mio intento non è redigere un’agiografia del numero 7 più famoso del mondo. Il mio intento è smontare alcuni luoghi comuni che circondano il personaggio, alcuni dei quali hanno origini ancestrali, altri invece hanno avuto una genesi più recente.

“Sì ma vorrei vedere se in Italia segnerebbe così tanti gol…”

Il tifoso medio italiano (ma anche qualche esponente dell’opinione pubblica, ahinoi) utilizza spesso questa frase per sminuire il talento di un campione affermatosi all’estero: importa poco che Cristiano Ronaldo abbia stravinto in Inghilterra e in Spagna, unanimamente noti come i campionati di calcio più attraenti del mondo. L’approccio comune è quello che i giocatori afroamericani riservano solitamente ai giocatori europei che atterranno in NBA: possono conoscere a memoria tutti i piani di gioco della propria squadra e pure quelli degli avversari, ma se non riescono ad alzare il peso equivalente di un ippopotamo con la pressa, non valgono nulla.

Importa poco che una qualsiasi squadra di bassa classifica spagnola, confrontata con un’italiana di pari livello, sarebbe quasi da Europa League in confronto, per mentalità e stile di gioco. Importa poco che Cristiano Ronaldo abbia a più riprese demolito le difese di Juventus, Milan, Inter, Roma e Napoli. Importa poco che soprattutto contro i bianconeri, negli ultimi 3 anni (epoca in cui la difesa della Juve poteva tranquillamente sedersi al tavolo delle 5 migliori retroguardie d’Europa), abbia sempre sfornato prestazioni monstre, suggellate dalla splendida rovesciata di quest’anno.

Per essere veramente forte devi misurarti con le difese del campionato italiano, con i rocciosi difensori della scuola italica, cresciuti a pane e Pasquale Bruno.

E sì, il fallimento è parte intrinseca della caducità umana, quindi solo i fatti diranno quale sarà il contributo di Cristiano Ronaldo alle prossime stagioni della Juventus e della Serie A. Ma così come non è scontato il suo successo, non lo è tanto meno il suo fallimento.
Non si può essere prevenuti con il giocatore che ha segnato più gol nelle competizioni europee, 123 per l’esattezza, 121 dei quali in Champions League.
Non si può essere prevenuti con l’unico giocatore in grado di segnare più di 50 gol in 6 stagioni di fila (dal 2010 al 2016).
Non si può essere prevenuti con l’unico giocatore ad aver vinto per 7 volte la classifica marcatori della Champions League, di cui 6 consecutive.

“Sì però ha 33 anni eh…”

Da sempre, l’età è un parametro la cui autorevolezza è estremamente dipendente dalle intenzioni di chi se ne serve: rimanendo al panorama calcio, 33 anni possono essere simbolo di maturità ampiamente raggiunta, età ideale per ridurre il proprio minutaggio in campo e investire più tempo nel sostenere i giocatori più giovani lungo la loro crescita; ma, allo stesso tempo, 33 anni sono anche un’età fin troppo avanzata, in cui il picco atletico è ormai alle spalle, e la capacità d’incidere in maniera rilevante sui risultati della propria squadra pure.

Non se vi chiamate Cristiano Ronaldo, che è stato scientificamente dimostrato avere biologicamente 10 anni in meno. Non se avete una cura maniacale del vostro corpo, che vi ha permesso di vincere un terzo dei vostri titoli (9 su 27) dopo i 30 anni. Non dopo la stagione appena disputata da CR7, composta da 44 gol in 44 partite.

E, riagganciandoci al confronto con l’Italia, mi preme ricordare che 6 degli ultimi 13 capocannonieri di Serie A (analizzando le ultime 10 stagioni di Serie A) furono over30; uno di questi, l’ex Udinese e Empoli Antonio di Natale, vinse il titolo di capocannoniere proprio a 33 anni, bissando l’anno successivo, e segnando complessivamente 107 gol in A dal compimento del 33° anno. Ovvio, quindi, che anche in questo caso non si possa essere prevenuti.

“Beh dai, almeno farà bene a tutto il calcio italiano!”

Poiché il contratto che firmerà con la Juve sarà quadriennale, Cristiano Ronaldo produrrà notevoli benefici – sportivi, economici and moreper la Juventus nei prossimi 4 anni.

Ma, a mio modesto parere, credo che difficilmente questi benefici avranno ripercussioni sull’intero sistema calcistico italiano: ai club medio-piccoli non basterà il sold out garantito nella partita casalinga contro i bianconeri per sistemare i bilanci. La maggior parte dei club italiani ha nei diritti tv la principale fonte d’introito, ma i diritti per il prossimo triennio sono stati assegnati il mese scorso, pertanto non sarà possibile capitalizzare a livello nazionale questo affare della Juve.

Juve che, ribadisco, otterrà invece notevoli, notevolissimi benefici economici, come spiegato anche da Romano Cappellari, professore di Marketing e Retailing dell’Università di Padova.. Avere il numero 1 al mondo (non me ne voglia Messi) in squadra significa veder deflagrare le entrate dal merchandising (l’online store della Juve è sotto assedio da pochi minuti dopo l’annuncio) ma, soprattutto, avere il numero 1 al mondo in rosa significa aumentare esponenzialmente il potere contrattuale della dirigenza juventina in sede di negoziazione con gli sponsor, ed è qui che Marotta e i suoi sodali dovranno essere bravi a capitalizzare quest’operazione, gettando le basi per un futuro ancor più roseo per i tifosi (della Juventus).

Per il resto, lasciamo che sia il tempo a decretare quale sarà il peso di Cristiano Ronaldo nel calcio italiano e smettiamola di rosicare, ché altrimenti CR7 diventerà testimonial honoris causa pure di Maalox.

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