Cosmofood

Cosmofood 2015 a Vicenza

0
Like

Cosmofood Vicenza
Sabato scorso sono andato in fiera a Vicenza per Cosmoprof, la manifestazione dal nome affatto originale dedicata, come recitano in modo altrettanto poco originale comunicati stampa e qualsiasi materiale promo pubblicitario prodotto e distribuito, di food & beverage.
Appena arrivato e ritirato l’accredito stampa mi sono reso conto che non mi aspettavo nulla, e quindi non correvo alcuni rischio di cadere in delusioni.
Ma l’ultima cosa che pensavo, era quella di trovarmi ad una specie di versione indoor di Sapori in Piazza, una vecchia manifestazione dedicata ai gusti e sapori d’Italia che viene (o veniva?) organizzata nel centro della città di Vicenza più o meno due volte l’anno ma che col passare del tempo ha perso di attrazione per i visitatori (forse anche per la presenza dei soliti prodotti e per il costo elevato dei loro prodotti) ed interesse per gli espositori (forse per l’elevato costo da sostenere per esporre la propria mercanzia).

Birra artigianale originale, distillati, formaggi e tutto quello che si può desiderare per compiacere il palato
All’interno del padiglione 7, quello nuovo moderno grande e costosissimo, gli espositori erano ben organizzati e disposti a seconda dell’area merceologica. Birre artigianali sulla fascia destra, in quella di sinistra l’area vino ed in mezzo tutto quanto si possa pensare per il food, compresa l’oggettistica da cucina dai prezzi che mi han chiuso la vena!
Sono stato accolto dalla Birra Minchia, che non poteva che essere siciliana e subito dopo dalla Teddy Beer. Poco più in la invece ad aspettarmi c’era la birra alla caffeina, una potente bevanda che una volta ingollata non ti permette di fare praticamente niente altro che rimanere dove sei, possibilmente fermo e seduto.
Ok, alla faccia delle piccole dimensioni, questi impavidi imprenditori del luppolo dimostrano di avere più coraggio e creatività che birra da vendere. Forse è proprio il fatto di essere piccoli che li spinge a trovare nomi e ricette creative, per diversificarsi dalle etichette di massa?
A dir la verità, gli stand erano piuttosto concentrati nell’enorme padiglione 7 e si poteva passeggiare tranquillamente, evitando di doversi scusare ogni cinque passi con le altre persone, come succedeva in occasione delle prime affollate edizioni di Sapori in Piazza.
L’area dei vini, quella opposta, per la verità era più dedicata ai distillati. Tanto meglio, ero li per cercare qualcosa di tipico, magari una bottiglia di distillato da godermi dopo cena, qualcosa di nuovo rispetto ad una grappa o un amaro da etichetta commerciale. Ma a parte alcune grappe colorate non ho trovato qualcosa in grado di attirare la mia attenzione.
Così, mi sono diretto allo stand delle arance siciliane per una rete da spremere la mattina a colazione (un paio al massimo, mica tutte!) ed a quello di una cantina pavese per una lezione interessante sui rarissimi bianchi locali e sulla spiegazione del Sangue di Giuda, per il quale finalmente un produttore mi ha detto di poter abbinare ai pasti come zuppe o formaggi e non solo con i dolci.
A proposito, passando nell’area centrale avevo adocchiato un cartello con scritto “Bitto Storico”, il formaggio della Val Brembana. Volevo prenderlo, anche per ricordare Stefano, il mio consigliere di formaggi personale che da quando non c’è più ha reso più tristi i miei acquisti di questo latticino meraviglioso. Nelle latterie della mia città non l’ho mai trovato, inclusa la sua… Mi sono fatto spiegare gli abbinamenti, che non esistono in realtà se non con miele o confetture perché ha un sapore tanto deciso che ci perderebbe se venisse accostato con altri piatti. Quindi meglio gustarselo per conto suo. Magari con un buon rosso, piuttosto robusto.
Preso il tutto, me ne sono tornato a casa.
Ma non senza una riflessione.

Cultura culinaria
Mi ero informato sull’evento, sapevo che durante la quattro giorni, da sabato 14 a mercoledì 17 novembre, erano in programma corsi, seminari, laboratori e degustazioni, alcuni alla modica cifra di €5 altri invece ad un prezzo di €25.
Però per la maggior parte erano tutte lezioni di cucina. Spero avessero una buona introduzione culturale, sempre poi che a qualcuno potesse interessare.
Poter sfruttare un’occasione così ghiotta (senza dubbio in questo caso l’aggettivo perfetto) per gustare tante specialità in un posto solo credo meriti anche degli approfondimenti.
I comunicati stampa di fine manifestazione non possono che recitare soddisfazione di circostanza. Dipende dai punti di vista: parlando con degli amici che ci sono stati non ho sentito pareri molto positivi, anzi. Forse loro saranno stati traditi dalla teoria delle aspettative (detta anche ‘dell’uovo di Pasqua‘, per rimanere in tema culinario), tutti quanti avremmo voluto un po’ più di cultura del food e del beverage, affiancato al mero commercio. Detesto il consumo di cibo senza l’adeguata conoscenza e consapevolezza di quello che si ha sulla forchetta o sul cucchiaio. Alla fine le mie due lezioni le ho avute dagli espositori. Per esempio, alzi la mano chi sapeva che il Bitto può essere conservato oltre 10 anni e viene prodotto solo nei mesi estivi secondo una ricetta del 1200?
Me lo ha detto il signore dello stand dove ho comprato il Bitto.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

MORE FROM ALESSANDRO DA RIN BETTA

ENTRA NELLA COMMUNITY