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Conversando con l’attrice ed attivista Stefania Zambrano

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L’attrice Stefania Zambrano, conosciuta per i ruoli in Robinù di Michele Santoro e ne La Parrucchiera di
Stefano Incerti, ama profondamente la recitazione. Questo non le impedisce però di concentrare ogni sua
attenzione sull’Associazione Transessuale Napoli, un impegno per garantire alla sua comunità i diritti che,
purtroppo, molto spesso vengono negati. Tra progetti e ambizioni, la Zambrano sta già preparando la nuova
edizione di Miss Trans Europa, il concorso che lei stessa ha ideato, senza scordarsi di come le persone più
sfortunate stanno affrontato il periodo post quarantena causato dal Covid19.
Ciao Stefania, tu sei l’ideatrice di Miss Trans Europa. Com’è nata l’idea?
“Parto col dirti che per noi più che un concorso è una battaglia. Chiediamo i diritti mancati alla nostra
comunità. Ci sono ancora tante discriminazioni e bullismo su di noi, purtroppo anche sui social. Sui social si
dovrebbe creare una bella comunicazione, ma invece stanno diventando un luogo di prese in giro tra
persone e persone. A me fa molto male, perché pian piano stavamo riuscendo a combattere queste cose,
che purtroppo stanno incominciando ad uscire fuori nuovamente. Tornando a noi, Miss Trans Europa è
nato nel 2013. Ha avuto tantissimo successo, è stato per noi un modo per mostrare le caratteristiche delle
ragazze transessuali”.
Immagino che l’edizione di quest’anno, causa Coronavirus, sia a rischio…
“Beh, è un posto dove si crea aggregazione. Ancora mi devono confermare se si può fare nelle date che
avevamo prestabilito, ossia il 13 e il 14 settembre. Potrebbe slittare di qualche mese; io ovviamente spero
di non saltarla. Per me Miss Tran Europa è come avere un piccolo bambino che sto crescendo”.
Sei stata nel cast dei film Robinù e La Parrucchiera. Come sono arrivate queste esperienze?
“Parto da Robinù. Io faccio parte dell’Associazione Transessuale Napoli; mi ha dunque contattato Michela,
una ragazza che lavorava per Michele Santoro per chiedermi di procurare delle ragazze transessuali al fine
di fare un provino per questo lungometraggio. Ileana Capurro, che è il presidente attuale dell’associazione,
ha quindi procurato queste ragazze. Io non mi presentai perché sono sempre in giro, è difficile che mi presti
a fare queste cose. Tuttavia, mi è stato poi detto, nel corso di una cena, che ero io la protagonista che
cercavano. Ero sorpresa, non capivo cosa c’entrassi, anche se ero felice che un film stesse per parlare di noi
ragazze transessuali. Mi hanno quindi coinvolto in questo lungometraggio, che mi è piaciuto tantissimo. Poi
ho debuttato in teatro in Come Onde Fragili, che ha avuto tantissimo successo. Finchè Stefano Incerti non
mi ha contattato per il film La Parrucchiera”.
Che esperienza è stata quella con Stefano Incerti?
“Il film è bello, lo ricordo come una gioia. Ero abituata al teatro e non alle telecamere. Avevo paura di
sbagliare, è stata un’esperienza emozionante. Ci ho messo cinque giorni ad abituarmi. Inizialmente, litigavo
addirittura con Incerti, perché ero inesperta, non sapevo cosa fare di fronte ad una telecamera. In seguito,
ci ho provato gusto, mi è piaciuto tantissimo”.
Non escludi quindi di tornare a recitare?
“La mia passione più grande è il teatro. E’ quello il mio lavoro. Se capitasse qualcosa di carino sicuramente
non rifiuterei”.
Quale messaggio vuoi lanciare oggi per la tua comunità?
“In questo periodo che è stato segnato dal Covid 19, l’associazione transessuale Napoli si è occupata
principalmente delle persone che, come già immaginerai, sono state costrette a scendere comunque per
strada. Quelle persone che sono state un po’ abbandonate dal governo. Conte ha emanato tante leggi, ma
ci sono delle ragazze transessuali che non hanno avuto niente, motivo per cui sono tornate in strada.

Questa cosa mi ha fatto tanto male. Per quanto riguarda il messaggio da lasciare, vorrei ricordare che anche
noi transessuali siamo persone. Vorrei dire basta a tutte queste etichette. Basta di chiamarci gay, lesbiche,
transessuali. Siamo persone come tutti, abbiamo anche noi un cuore e una mente. Non siamo diverse.
L’utilizzo della parola diverso rischia di danneggiare una persona. La vera diversità sta in un colore diverso
di capelli, in un’opinione differente, e non nel sesso. In questo si è uguali: si ama, due uomini si possono
amare come si possono amare due donne. Basta con tutte queste ipocrisie: ti assicuro che ci sono tante
persone che si nascondono ancora, così come ci sono quelle sposate che poi vanno in cerca di altro”.
Immagino che nemmeno per te sia stato facile…
“Esatto. Pensa che sono andata pure io per strada, ero piccolissima quando ho cominciato a cavarmela da
sola. Conosco bene i problemi di certe persone perché sono passati sulla mia pelle. Per questo spero che
ogni ipocrisia possa finire. Tutto il mondo ha il suo gusto e io non giudico nessuno. Basta etichettare e
bullizzare le persone”.
Ultima domanda. Come hai passato la quarantena?
“In realtà, all’inizio della quarantena stavo prendendo in gestione un minimarket, era un mio progetto. Noi
siamo stati chiusi in casa l’8 marzo. Per me la quarantena è durata giusto 15 giorni; poi sono andata a
lavorare come cassiera in questo minimarket. Comunque sono stata anche una escort, ho lavorato per
tanto tempo, e poi ho trovato il mondo del cinema e del teatro. Faccio eventi. In questo periodo, non me la
sono vista dura nell’economia, ma mi sono depressa quando ho visto in televisione le bare di tante
persone. La televisione penso stia facendo un po’ di violenza mentale, ci sta facendo piangere tutti i giorni.
Da una parte la tv ci ha messo in guardia, dall’altro ci ha distrutto psicologicamente. Mi svegliavo piangendo
e andavo a dormire piangendo. Avere quella telefonata, sentirmi dire che potevo andare a lavorare è stata
una mano di Dio”.

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