Mi è stato chiesto di spiegare il mio content journey.

Il problema è che non esiste una definizione da dizionario che spieghi esattamente cosa significhi.
Durante la navigazione nel web, a volte trovi quello che cerchi, a volte cercando trovi un contenuto che ti crea una necessità di approfondire l’argomento.

Metaforicamente il mio viaggio in rete spesso parte zaino in spalla, verso una meta non programmata, dove il bello sta proprio nel fermarsi quando trovi qualcosa che stimola la tua curiosità. Altre volte ha un trolley preparato apposta e un biglietto verso una destinazione che avevo già in mente.

Il viaggio

Mentre continuo a rimuginare sulle frasi che mi sono appuntata, metto su l’acqua per la pasta.
Ho comprato le “caserecce” (mai fatte prima d’ora); che ricette si fanno con questa pasta? Alla trapanese, ragù di verdure, pesto, salsiccia e peperoni… benedetto Google!

Trovata la ricetta, inizio a pensare se sarò mai portata ad avere una famiglia visto che a 33 anni sono già stanca di cucinare. Ma che forza devono avere quelle mamme che cucinano tutti i santi giorni della loro vita? A proposito, dove sta scritto che nei ruoli all’interno della famiglia la donna debba provvedere alla cambusa? È un tacito accordo? Una specie di silenzio assenso?
Avendo qualche minuto a disposizione mentre aspetto che l’acqua bolla, mi metto alla ricerca di un titolo e un testo che possano darmi qualche spunto. A parte un sacco di articoli che fanno riferimento al gran sesso che la donna provoca quando cucina, ne trovo uno dal tono rassegnato ma con un lieto fine di speranza.

Dice che noi donne ci sentiamo in dovere di occuparci delle faccende domestiche a causa delle pressioni familiari e sociali, di abbiano sempre sbattuto in faccia il mostro della “zitella a vita”.
Mi torna in mente quello che la zia Maria (96 anni) mi ha sempre detto: “se un uomo vuoi trovare, devi saper far da mangiare; se vuoi tenertelo stretto, mai farti vedere senza un filo di rossetto”.

Il mio content journey

Proviamo ora a spiegare i ragionamenti che mi hanno spinto a consultare dei contenuti nel breve viaggio sopra descritto:

  1. necessità di informazione per avere una risposta ad un’esigenza concreta (avere una ricetta)
  2. necessità di informazione per avere una risposta ad un’esigenza dell’anima (approfondimento sulle donne)

È come se 1 e 2 fossero i reagenti chimici e avessero prodotto una reazione 3 (il piatto di pasta) e 4 (lettura di un articolo, ricordo).

Il mio viaggio è dunque un prodotto dove i reagenti siamo noi stessi e i contenuti del web e dove la reazione 4 può essere a sua volta reagente di una reazione 5 (ad esempio, cosa regalare ad una 97enne). Questa concatenazione (il mio content journey) potrebbe andare avanti all’infinito se i vari componenti continuassero a stimolarsi a vicenda.

Le caserecce le ho fatte con tonno e fagiolini (non sono un granché se non avete gli ingredienti freschi) e sembra che ad oggi, la parità dei sessi tra le mura di casa, sia ancora molto lontana!

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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