Spopola in rete, in questi giorni, un video che invita a lasciare a casa le “distrazioni” per vivere la vita alla vecchia maniera.
In buona sostanza, ci consiglia di spegnere i social e a lasciare gli smartphone nel cassetto prima di uscire di casa.
Nel video un ragazzo dalla faccia pulita ci racconta, rima per rima, come siamo diventati più soli con 400 amici su facebook rispetto a quando la realtà era composta al massimo dai contatti telefonici, e le interazioni erano meno digitali e più tradizionali.
Ho guardato il video per caso, e ne ho discusso un po’ con un amico.
Non ho potuto fare a meno di esprimere due semplici constatazioni, e cioè che il video contiene sì una morale valida, ma dall’altro ci mette di fronte ad un limite intrinseco, che non si può superare neanche bruciando tutti gli smartphone del mondo e sradicando internet dalla faccia della terra.
Partiamo dalla validità della morale che permea questo video.
E’ indubbio che se passiamo la maggior parte dei momenti della nostra vita fotografandoli e condividendoli, forse ci stiamo davvero perdendo qualcosa.
Perché quell’attimo, quel qualcosa che stiamo vivendo in quel momento preciso, finisce per essere disturbato dal nostro impulso a fotografare, commentare e pubblicare in tempo reale.
Persino i momenti di intimità (e vi rimando al mio precedente pezzo sui selfie per approfondimenti), ormai sono diventati social, in una spirale tra il voyeur più antico e lo sharing più moderno.
Forse è vero che ci stiamo perdendo qualche pezzo per strada, e forse il tizio non ha tutti i torti a sottolineare che tenere quei momenti tutti per noi, e per le persone che con noi stanno condividendo quella esperienza, non farebbe altro che potenziarne il valore, rendendole davvero uniche ed indimenticabili nella nostra memoria.
E’ altrettanto vero, probabilmente, il fatto di avere cosi tanta gente “amica” e sconosciuta allo stesso tempo.
E’ vero che ormai, a causa dei social, ci si incontra sempre meno e che anche i piccoli momenti di ritrovo che una volta erano il must per assemblare uno straccio di vita sociale ora possono essere relegati a conversazioni di gruppo su whatsapp o facebook, con buona pace delle panchine e dei giardinetti o dei bar che erano la seconda casa di giovani e meno giovani.
Mi sento d’accordo con queste considerazioni, e trovo che siano piuttosto efficaci ed affilate.
Ma…
Siamo davvero sicuri che staccando la spina del wi-fi il mondo tornerebbe ad essere un luogo di gente aperta ed interessata a socializzare?
Desiderosa di conoscere nuove persone e alla ricerca di avventure?
Io ho qualche dubbio.
Per i più smemorati, in un breve percorso a ritroso nel tempo, entrando in quell’autobus sempre meno sofisticato e sempre più spartano ecco gli I-Pod, i lettori mp3 dell’era ante-Apple, prima ancora gli Walkman.
E prima degli aggeggi elettronici?
Beh, l’immagine di copertina rappresenta in qualche modo la situazione.
Come al solito, io credo che stiamo dando la colpa ad una serie di mezzi, di strumenti, quando in realtà siamo proprio noi la prima causa del nostro isolamento.
Mettere da parte gli attrezzi futuristici che ci tengono aggrappati al mondo ad ogni istante, potrebbe riportarci in una realtà meno contemporanea e più contingente, ma poi sta sempre a noi la scelta di seguire o meno il Bianconiglio.
Sta a noi valutare se davvero intendiamo dare fiducia al prossimo, se intendiamo perdere del tempo andando oltre le barriere, se ci interessa realmente capire chi o cosa abbiamo davanti.
Ed è proprio questo il vero problema, che non ha a che fare con schermi a cristalli liquidi o reti wi-fi, ma ha a che fare col nostro software mentale.
Se il nostro senso di umanità sbiadisce sempre più, se nascondiamo le nostre fragilità sotto la sabbia, sempre più giù e se consideriamo i volti che ci circondano come delle maschere, dei figuranti anonimi che popolano lo spazio dove ci troviamo, che cosa cambierebbe se ci liberassimo dalla nostra anima social?
Io darei un affettuoso buffetto sulla guancia al tizio tenerone che si è inventato il video, che ha pensato alle rime e ci ha messo tanto impegno a condensare il disagio che sente e soprattutto vede attorno e dentro di sé.
Però non posso fare a meno di pensare che il vero problema stia nella paura, nell’insensibilità crescente e nella maniera utilitaristica con la quale ci approcciamo e valutiamo le altre persone.
Pensateci bene.
Un’icona con l’immagine di una persona che è “amica” in un social, non è forse come quel volto incontrato in treno, al quale magari abbiamo persino fatto un sorriso di circostanza mentre ci alzavamo per scendere alla prossima stazione, senza che ce ne importasse nulla?
Una ha un nome e l’altra no, ma fa davvero questa differenza?
Con una potete aprire la chat, con l’altra no, ma quali profonde interazioni abbiamo, in entrambi i casi?
Vi lascio invitandovi a fare questo piccolo esperimento.
Quando avrete un momento di tranquillità, spegnete il telefono e il pc; pensate, per assurdo, di essere senza internet e piattaforme di condivisione sociali.
Pensati a quali persone vi andrebbe di vedere, prima di tutto.
In secondo luogo, riflettete su che cosa vorreste dire, o cosa vorreste chiedere loro.
Fatto?
Se ancora abbinate il desiderio di vedere qualcuno al bisogno o al piacere di condividere pensieri, attività, e piccoli momenti di quotidianità, i social non vi hanno ancora soggiogati. Siete salvi.

A lunedì prossimo

Il video “che sta commuovendo il web” (come si suole dire):

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