Scienza & Gnorri

Colonizzazione delle Esolune

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Buongiorno a tutti e benvenuti ad una nuova astronomica puntata di Scienza & Gnorri, dedicata oggi alla colonizzazione delle Esolune. Forse questa parola non vi suonerà nuova: avrete sicuramente in memoria qualche mese fa, quando abbiamo visto alcuni esempi di Esopianeti. Oggi ci concentriamo invece sulle Lune che potrebbero ospitare il segreto della nascita della vita sulla terra. Buona scienza e buona lettura a tutti.

Partiamo spiegando in breve la situazione attuale delle Esolune: la nuova ricerca di satelliti capaci di ospitare la vita deriva da una scoperta risalente al 1977. I ricercatori dello Scripps Institute of Oceanography in California scoprirono, sul fondo dell’Oceano Pacifico, fiorenti comunità biologiche che vivevano intorno a camini naturali che riversavano fumo nero nell’oceano (da qui il nome fumarole nere). Questa scoperta dimostrava che non era necessaria l’energia solare come sostentamento per quelle creature. Da qui l’idea che forse avrebbero potuto esserci situazioni simili anche su diverse Lune, con oceani ghiacciati. Vediamo ora i tre esempi più importanti di Esolune.

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La Colonizzazione delle Esolune – Titano

Titano, uno dei satelliti di Saturno, presenta un raggio di 0,404 quello terrestre e una massa 0,0225 quella terrestre e ottiene un indice di abitabilità planetaria di 0,64 (maggiori informazioni su Alla conquista della Terra Gemella). Questo satellite, la cui superficie è nascosta da nubi concentrate di molecole organiche, presenta un oceano, che secondo gli esperti, potrebbe avere buone chance di ospitare organismi biologici. La particolarità di questo satellite sono i mari e i laghi di metano ed etano liquidi, presenti nelle regioni polari: è possibile quindi che in quelle zone possano nascere forme di vita non a base di carbonio. Esiste già una biochimica teorica che funzionerebbe con il metano, ma ancora non è stata verificata.

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La Colonizzazione delle Esolune – Europa

Europa, satellite di Giove, con raggio di 0,245 e massa 0,008 quella terrestre. Le prime teorie di possibili forme di vita derivano dalle superficie ghiacciata quasi completamente omogenea, con pochissime cicatrici da impatto di corpi celesti. Gli scienziati hanno quindi supposto che la superficie del satellite si rinnovasse. Alcune crepe superficiali hanno rivelato tracce saline (grazie alla sonda Galileo della NASA), come se al di sotto della superficie ghiacciata ci fosse un oceano sotterraneo. Immagini successive hanno poi immortalato banchi i ghiaccio galleggianti.
Ma com’è possibile che un satellite di Giove abbiamo un calore sufficiente a scogliere il ghiaccio? Per questo dobbiamo puntare il dito contro la fortissima gravità di Giove, che comprimono il satellite, provocando un attrito che provoca la fusione. La probabilità che nelle profondità vi siano delle fumarole nere e quindi forme di vita è molto alta.

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La Colonizzazione delle Esolune – Encelado

Eccoci infine ad Encelado, uno dei satelliti di Saturno, con raggio 0,0395 e massa 0,000018 quella terrestre. Anche qui siamo di fronte ad una superficie ghiacciata, ma per nostra fortuna, ci sono anche numerosi geyser che spruzzano acqua dell’oceano verso lo Spazio. Grazie ad una analisi svolta dalla sonda Cassini della NASA – che li ha osservati molto da vicino -, sappiamo che contengono diversi tipi di granelli di polvere e sostanze chimiche (anche sali). Secondo le analisi sotto la superficie ci sarebbero diverse molecole organiche a base di carbonio (di cui è composto anche il nostro DNA). Il prossimo passo sarà cercare molecole di idrogeno (sintomo che da qualche parte l’acqua calda reagisce con rocce del fondale). Se c’è idrogeno sono plausibili le reazioni organiche che possono dare vita a forme di vita.

L’esplorazione dell’universo ed in particolare della nostra Galassia è un progetto immenso e intriso di mistero. Tante scoperte ci aspettano dietro l’angolo. Alla prossima settimana, con una nuova puntata di Scienza & Gnorri.

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