Un caffè col fisico

Coffee Break @ Science I: Donne e ricerca

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Torniamo in Science I per la consueta pausa caffè, mentre fuori Ginevra si copre di bianco con la prima nevicata dell’inverno.

Oggi mi permetto di toccare un tema meno scientifico, ma attualissimo: la disparità tra uomo e donna nel mondo della ricerca. Non approfondisco molto l’argomento perché non ne sono un esperto, ma vi do alcuni spunti di riflessione e dei link per approfondire da persone con più esperienza di me.

Comincio con un dialogo riportato da una ricercatrice, Katie Mack, tra due professori in un università rinomata di cui ovviamente non facciamo il nome:

Prof. A : Prof. B, il candidato a quella posizione di ricercatore è sposato?

Prof. B: No, non ha famiglia, è perfetto!

Perché dovrebbe essere perfetto? Beh, perché fare ricerca implica, oltre l’essere pienamente concentrati in ciò che si fa, soprattutto viaggiare. E viaggiare molto, se si ha una famiglia, diventa difficile, a volte impossibile.

Direte,

“Questo vale sia per gli uomini che per le donne!”

Vero, ma sono le donne a vivere la maternità quando arrivano i figli e in quel periodo sicuramente il lavoro è ridotto e i viaggi sono impossibili. In un articolo pubblicato su Slate, intitolato “Regola numero 1 per donne in ricerca: non avere bambini” viene affrontato precisamente questo tema.

Il problema particolare per chi fa ricerca è soprattutto l’inizio di carriera (che arriva in genere tra i 27 e i 30 anni), quando il ricercatore è spesso obbligato a muoversi in diverse università, senza stazionarvi per più di due-tre anni.

La competizione è spietata e chi comincia ad avere famiglia e a non potersi spostare, si ritrova in posizione svantaggiata e deve rinunciare a proseguire la carriera (o peggio, alla famiglia!). Dunque il risultato è che il rapporto donne-uomini, per lo meno in fisica, è di 1 a 4 e spesso maggior parte delle donne sono giovani (significa che molte non sono riuscite a continuare fino a un ruolo a tempo indeterminato).

Ed è sicuramente un peccato, e un problema da risolvere, perché non solo le donne sono altrettanto capaci di fare ricerca quanto gli uomini, ma anche una loro maggiore presenza nei gruppi di ricerca renderebbe più vario e ricco il rapportarsi e il saper far circolare le idee, cosa importantissima in ricerca.

A sostegno di quest’ultima affermazione, vi lascio con l’esempio di una nota ricercatrice italiana al CERN, Fabiola Gianotti, a capo di uno degli esperimenti più importanti al mondo e con una capacità di comunciare e coinvolgere da invidiare.

Buona visione!

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