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COERENTE

«Nuje nun simm ‘e tip e fa tutt sti cicer’n ammuoll, comm’a chell’ati mamm, ca s’astregnen ‘e criatur."

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«Nuje nun simm ‘e tip e fa tutt sti cicer’n ammuoll, comm’a chell’ati mamm, ca s’astregnen ‘e criatur e l’azzecc’n ‘e vas»

«Con i bambini è fondamentale la coerenza».
La diceva sempre mia mamma questa cosa.
E, coerentemente, l’ha applicata fino in fondo.
«Non puoi sgridarli per qualcosa e subito dopo accarezzarli e chiamarli “amore”»
(Che poi, quale melensaggine è chiamare dei figli amore? Che so ste scemità?)
Non puoi farlo perché poi quelli si confondono. Devi mantenere una linea.

Ci sono mamme che riempiono di botte i loro piccirilli.
La mamma della mia amica la trattava come una munnezza. Le diceva che era scema, la sgridava sempre e non si capiva cosa dicesse. Solo, le esternava urlando il rancore per la sua esistenza, le imputava le crisi isteriche che la figlia avrebbe provocato coi suoi atteggiamenti.
Eppure l’autostima di quella mia amica non ne ha risentito.
Oggi, è una persona normale, che non nutre alcun accanimento contro sua mamma.
Oggi, è una persona normale e vuole bene a sua mamma.

Quella era una mamma lancia-ciabatte.
Una donna a ultrasuoni con gli occhi pieni di rabbia.
Quella mamma mi ricordo che ogni tanto aggiustava i capelli a sua figlia.
Ne approfittava per accarezzarla.
Prima la prendeva a schiaffi sulle braccia. Dopo poteva accadere che le pettinasse i capelli.
Quella era una mamma incoerente.

Quando vedo quella scena, nella me bambina accade un corto circuito di informazioni.
– Carezza = gesto di chi vuole bene a qualcuno
– Ciabatta = se lanciata, è volta a fare male

«Signora, adesso voi chi siete? Ma la volete bene a vostra figlia, oppure no? Io mi pensavo che siccome la picchiavate dalla mattina alla sera e strillavate sempre, ed eravate disperata, e a me mi facevate pure un poco pena, quella figlia per voi fosse solo un problema.
E come si fa allora ad accarezzare i propri problemi?
Signora, ma perché la state accarezzando?
Che sentite dentro di voi?
Io lo so, lo vedo che vi fa piacere di picchiarla.
Signora, ma perché mò la state baciando dentro una tempia?
Signò, io vi sto guardando, e non riesco a provare niente, perché non riesco a capire niente.
Non capisco.
E poi la mia amica si sta. Si sta, ferma e buona tra le vostre gambe aperte che state seduta sopra a una sedia. Si sta ferma e zitta quando invece di solito è una terremota esagerata. Guarda dritto davanti, non vi sta pensando neanche. Pare tipo un cane che quando gli fai le carezze, quello smette di abbaiare.
E voi mi sembrate proprio come la Madonna. C’avete presente quei quadri con la Madonna, che quella è un poco sia vecchia che giovane, ma comunque non sorride mai. È come rassegnata che quel suo Figliuolo la fa proprio disperare, che è come se non fosse manco figlio suo, però ‘o Patatern ce l’ha mannat, e mò se l’adda tenè. Lo deve crescere, e ci deve dare ogni tanto pure un po’ d’amore. Ma mica perché è obbligatorio, no! Voi, come la Madonnina quella vera, voi si vede che all’improvviso provate pure un po’ d’amore. Vero. E allora ci date una carezza in testa a vostra figlia, così, e all’improvviso la casa si fa silenzio.
Io vi guardo.
Io vi guardo ancora. E non me lo so spiegare.»

Una mamma che aveva il difetto dell’incoerenza. Oltre a quello delle ciabatte.
Invece per fortuna mia mamma non mi ha mai toccata con una ciabatta.
E nemmeno con una mano.
E nemmeno con una carezza.
Coerente.

Una carezza in quei capelli scuri e lisci, diversi dai miei. Perché io me li sapevo pettinare e legare da sola, che ci vuole?
Hai almeno otto anni, davvero ti fai pettinare ancora da tua mamma?
Ti fai toccare i capelli da tua mamma.
Tu vuoi bene a tua mamma?

«Nuje nun simm ‘e tip e fa tutt sti cicer’n ammuoll, comm’a chell’ati mamm, ca s’astregnen ‘e criatur e l’azzecc’n ‘e vas»
Con i bambini è fondamentale la coerenza.
La diceva sempre mia mamma questa cosa.
E, coerentemente, l’ha applicata fino in fondo.

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