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Ci state mettendo in strada!

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“Noi chiediamo solo di lavorare: di stare in piedi. E invece i nostri politici non sanno nemmeno che risposte darci” queste le dure parole di Angelo Rossi, imprenditore di Altavilla Vicentina “45 anni fa il mio professore di diritto mi diceva sempre – Chi non riesce nella vita va a fare il politico – e purtroppo aveva ragione”.
Gli imprenditori veneti lanciano il loro SOS tra le calli di Venezia, ma i politici non sembrano aver accolto la richiesta. “Sono stati invitati tutti gli esponenti dei diversi partiti peró sono arrivati in pochi. Non abbastanza.” ammette Annalida Bortolamai titolare di un’azienda metalmeccanica. “Ci state mettendo in strada” è lo slogan che dà nome alla manifestazione organizzata dall’associazione piccole e medie imprese di Vicenza (Api). Più di cento i partecipanti da tutto il Veneto che hanno aderito al sit-in tra venerdì 25 e sabato 26 ottobre. E se nella notte alcuni imprenditori armati di sacco a pelo hanno dormito all’addiaccio in Campo San Geremia, nel primo pomeriggio di sabato altri si sono uniti a loro per consegnare al prefetto Domenico Cuttaia una lettera di richieste indirizzata al Presidente della Repubblica. Con emozione e lacrime sono state affidate simbolicamente anche 300 chiavi. Ognuna apre una storia imprenditoriale diversa. Le unisce la fatica, il sacrificio e l’impegno di altrettanti cuori veneti. “Io oggi avrei voluto essere in bottega a lavorare. Il sabato è uno di quei giorni in cui riesci a portare a termine con più calma gli impegni che hai tralasciato durante la settimana. Ma sono orgoglioso di esserci stato”. Angelo Rossi racconta con fierezza la sua giornata lavorativa di dieci ore e la pausa pranzo con giusto il tempo per una mela.

L’imprenditrice vicentina Bortolamai ha due figli: “Stanno studiando per costruirsi un futuro diverso dal mio, e chi li biasima se la situazione rimane questa?”. Tassazione che arriva al 70%, cuneo fiscale del 40%, burocrazia pesante come il piombo: queste alcune delle denunce che si sono alzate durante la protesta. Il signor Rossi indossa la maglietta che riporta a caratteri cubitali “Ci state mettendo in strada” e spiega “Non vogliamo sottrarci dal pagare le tasse ma chiediamo che almeno siano ben suddivise”. La proposta è quella di lasciare un 15% ai dipendenti in busta paga per aumentare i consumi ed un altro 15% all’azienda per investimenti e migliorie. “Non riuscire a reinvestire è la morte dell’industria. Ad oggi i piccoli e medi imprenditori come me riescono appena a pagare gli stipendi”.

Confessioni amare, forse già sentite e risentite, ma che segnano i profili sciupati e le mani consunte di un’Italia che non sa dove volgere lo sguardo per trovare un po’ di speranza per il futuro. Sempre più italiani decidono di spostare le produzioni all’estero dove il costo del lavoro è inferiore come in Polonia, in Romania ma non solo. Quando si parla di delocalizzazione gli animi si dividono. “Non ci penserei mai, come fai a mandare via quelle persone che vedi ogni giorno e che hanno lavorato per te da sempre. No, io la dignità non la perdo” sostiene l’imprenditrice. Di parere contrario è invece Angelo Rossi “Se avessi 30 anni in meno probabilmente me ne sarei andato da qui”.

Un altro problema sottolineato da Rossi, titolare di un’azienda produttrice di quadri elettrici, riguarda i pagamenti insoluti. “Un cliente mi doveva 127 mila euro, io avevo già consegnato il materiale ma non ho più visto i soldi perché è fallito”. L’imprenditore per ottenere almeno parte della somma ha dovuto avviare l’iter burocratico che ha fatto salire la perdita a 156 mila euro: “Se ottengo l’11% riesco appena a coprire le spese: una beffa”.

Non sarà l’ultima manifestazione di questo tipo, fanno intendere i due. Anche se non si sono contati tanti partecipanti quanto si sperava è anche vero che smuovere gli imprenditori veneti non è compito facile. Con l’imprenditrice Annalida Bortolamai si rispolvera il passato: i movimenti del ’68 quando i ragazzi scendevano nelle piazze per far sentire la loro voce. “Ho visto pochi giovani tra i 20/30 anni, pensavo si unissero alla protesta. Forse sono disaffezionati, gravemente rassegnati”. Non un’accusa ma una constatazione, sottolinea. Peccato che in gioco, ormai, ci sia il loro futuro.

(In foto: Angelo Rossi, imprenditore)

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