CartaCarbone Festival

Che il festival abbia inizio! – Diario di una volontaria al CartaCarbone Festival

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CartaCarbone, il festival letterario di Treviso è ufficialmente iniziato!
Fino all’ora di pranzo, eravamo destinati sotto il segno della pioggia, e già partivano le preghiere e le danze del sole, ma poi ho pensato: “festival bagnato, festival fortunato” si dice così, giusto? Bhè, spero che il detto valga anche in questo caso.

La mia mattinata da volontaria la definirei una maratona, una corsa, ma una di quelle corse rigeneranti, che a ogni passo recuperi un po’ del tuo io interiore.
Non c’è neanche bisogno di ricordare alle sentinelle agli eventi di sorridere, come si fa a non sorridere in una situazione del genere?! Neanche fare la spola in giro per Treviso, ricoprendola tutta nel giro di una manciata di minuti risulta pesante, trasportare i cubi giganti o posizionare puff di design non è stato mai così divertente!

Prima dell’inizio del mio turno, da amante dell’arte, ho voluto fare un salto e assaporare come spettatrice la mostra di scultura di Giovanni Casellato, al museo di S.Caterina.

MOSTRA G. CASELLATO

La mia prima impressione? Un brivido lungo la schiena e la consapevolezza di aver passeggiato per il chiostro a bocca aperta!

Il festival parla di autobiografia, di racconto di sé, e come anteprima alla rassegna è stata scelta proprio questa esposizione di opere scultoree perché esse raccontano l’autore.
Figure astratte ma lineari, piene di significato nella loro semplicità.
Il materiale con cui sono state costruite è il ferro, curioso come la pesantezza del metallo si contrapponga alla leggerezza che le sculture emanano.
L’artista ha precisato che non sono esposte in successione temporale ma che col passare degli anni le sue statue sono diventate sempre più esili e “bisognose di bianco”.
Casellato è stato definito artista visionario: perché è un realizzatore di immagini attraverso giochi continui di forme, e dai Giochi partono proprio le ispirazioni alle sue opere, dove i figli hanno avuto un ruolo molto importante, quello di muse ispiratrici.

BARCHETTA DI LAILA. "Dondolo e mi lascio cullare come un feto immerso in questo liquido vitale. Così è la barchetta che si fa trasportare leggera dall'acqua verso il viaggio che ancora non conosce."

BARCHETTA DI LAILA.
“Dondolo e mi lascio cullare come un feto immerso in questo liquido vitale. Così è la barchetta che si fa trasportare leggera dall’acqua verso il viaggio che ancora non conosce.”

SCARPINE DI CARLOTTA - "... espressione divine nel movimento. Aplomb fisico e spirituale dove il ballerino sfiora il divino e ritorna terreno dopo l'applauso"

SCARPINE DI CARLOTTA – “… espressione divine nel movimento. Aplomb fisico e spirituale dove il ballerino sfiora il divino e ritorna terreno dopo l’applauso”

Lui stesso definisce i suoi lavori “una alchimia tra conoscenza e statica, sfruttandola e studiandola per ottenere illusioni, cercare di dare leggerezza a strutture molto pesanti come il “Nastro”, agli occhi morbido e leggero nelle curve e pesa come un’utilitaria, o gli “Aquiloni di Filippo”, che seppur di ferro volano.

NASTRO - "... e tutto sembra scivolare via lungo i lembi di un leggero nastro mosso dal vento." AQUILONI DI FILIPPO - "... nascono in un giorno di piena estate, torrida e afosa, sfidano le leggi di gravità perchè pur essendo di ferro "volano"."

NASTRO – “… e tutto sembra scivolare via lungo i lembi di un leggero nastro mosso dal vento.”
AQUILONI DI FILIPPO – “… nascono in un giorno di piena estate, torrida e afosa, sfidano le leggi di gravità perchè pur essendo di ferro “volano”.”

È una mostra che dà serenità a chi la guarda, appaga occhi e cuore grazie ai versi, sporadici, scritti dallo stesso Casellato per descrivere le statue.

GOMITOLO - "Immagina di trovarti lì dentro [...] immagina di voler uscire e prendere la tua forma. [...] Immagina di sentire l'aria sempre più vicina, il sole che inizia a riscaldare la tua superficie [...]. Voglia di diventare qualche cosa ... un'immagine, solo un'immagine."

GOMITOLO – “Immagina di trovarti lì dentro […] immagina di voler uscire e prendere la tua forma. […] Immagina di sentire l’aria sempre più vicina, il sole che inizia a riscaldare la tua superficie […]. Voglia di diventare qualche cosa … un’immagine, solo un’immagine.”

Vi consiglio di fare un salto in questi giorni, di non perdere quest’occasione, perché merita davvero tanto.
E come sempre, parole scritte a macchina non sono capaci di esprimere le emozioni che si provano vivendo un’esperienza.

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