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Breve storia della fotografia

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Ciao a tutti & bentornati

La scorsa settimana ho cercato di analizzare il concetto di arte, evidenziandone la sua funzione espressiva; oggi vi racconterò brevemente, la storia della fotografia.

Considerata da alcuni, un arte minore e impura  perché non permette di creare, se non nella sua accezione più moderna, ma solo di riprodurre ciò che già esiste, la fotografia, può essere invece ” interpretata” come una ” forza evocatrice e narrativa“, una forma di comunicazione, in cui ” la realtà racconta se stessa”  tramite la ” sensibilità” del fotografo, in quella che possiamo definire : ” poesia, arte della luce

Ho capito all’improvviso che la fotografia poteva fissare l’eternità in un attimo.

                                                                                                                                     H.C.Bresson 

La storia della fotografia, trae  le sue origini dalle ricerche svolte nel campo dell’ottica, della chimica e della fisica nel corso dei secoli:  dalla scoperta e sperimentazione dei materiali fotosensibili, alla creazione, attribuita da alcuni ad Aristotele, della camera oscura.

L’esigenza principale, che spinse numerosi artisti  e uomini di scienza a compiere studi per la realizzazione di immagini tramite l’uso della luce, fu quella di immortalare gli eventi nel modo più naturale possibile, rendendoli  immutabili nel tempo; le varie ricerche e sperimentazioni portarono così, agli inizi del XIX secolo, ad una delle invenzioni più importanti per la cultura e lo sviluppo: la fotografia

La  storia  della fotografia (dal greco φῶς, -φωτός, luce e γραϕία, disegno, scrittura con la luce ), inizia ufficialmente il suo lungo percorso il 7 gennaio 1839, con l’annuncio dello studioso e ricercatore J.D.Arago all’accademia di Francia, dell’invenzione di L.M.Daguerre, la dagherrotipia.

Daguerre, chimico e fisico francese, inventore del diorama e aspirante scenografo con un innato senso artistico, compie e sviluppa  i suoi studi sulla dagherrotipia assieme a  J.N.Niépce, ricercatore francese, realizzatore della prima immagine fotografica nel 1826, con l’uso dell’eliografia , procedimento da lui stesso inventato nel 1822.

Vista dalla finestra a Le Gras, J.N.Niépce 1826

Vista dalla finestra a Le Gras, J.N.Niépce 1826

Niépce, assieme al suo collaboratore Daguerre, sperimenta i vari materiali fotosensibili, alla ricerca di un metodo che richieda minor tempo di esposizione e maggiore resa dell’immagine, ma muore di trombosi celebrale nel 1833 prima di poter ottenere il successo che merita, grazie alle sue idee e ricerche, che vengono così riprese e perfezionate da Daguerre, dando vita a quella che sarà un invenzione fondamentale per la storia della fotografia: La dagherrotipia.

Il processo della dagherrotipia, permetteva di creare immagini non riproducibili  dette “dagherrotipi” in un unica copia positiva, su supporto di rame ricoperto di ioduro d’argento, esposto per lo sviluppo a vapori di mercurio; questa tecnica richiedeva lunghi tempi di esposizione ed il risultato che si otteneva, che doveva essere osservato da un angolatura particolare per poter riflettere la luce in modo opportuno, era talmente “delicato e fragile ” da dover essere racchiuso sottovetro, anche per evitare l’ossidazione e il conseguente annerimento dell’argento; ma questi aspetti negativi, non furono abbastanza rilevanti da impedirne il successo straordinario e l’ampia diffusione, prima in Francia, grazie alla costruzione  da parte del cognato di Daguerre, A. Giroux, dei primi strumenti per la realizzazione  di dagherrotipi  e poi in tutto il resto d’europa.

Boulevard du Temple, 1838 Dagherrotipo

Boulevard du Temple, 1838 Dagherrotipo

Con l’invenzione di Daguerre, l’uomo raggiunge così un importante tappa nella sua evoluzione, la possibilità di “fermare” gli attimi, gli eventi della storia, sotto forma di immagini; questa novità, anche se per l’epoca ancora poco accessibile alla massa, coinvolgerà molte persone, tra cui anche innumerevoli artisti che decideranno di abbandonare la pittura per la dagherrotipia o di integrarla nella realizzazione delle loro opere.

Ma la vera e propria fotografia come la conosciamo oggi non è in realtà ancora nata, bisognerà attendere l’invenzione della calotipia, circa sette mesi dopo la nascita del dagherrotipo, che introdusse l’uso del negativo nel procedimento fotografico.

La calotipia o talbotipia, dal nome del suo inventore, il fisico inglese W.H.F. Talbot, fu  il primo procedimento fotografico con cui si potevano realizzare immagini su carta, trattata con sale da cucina e nitrato d’argento, con procedimento negativo/ positivo che permetteva un’illimitata tiratura di copie; il risultato finale era di qualità inferiore e  meno prezioso di un dagherrotipo.

Miss Horatia Feilding, sorellastra di W.H.F. Talbot Calotipia realizzata da Talbot nel 1842

Miss Horatia Feilding, sorellastra di W.H.F. Talbot
Calotipia realizzata da Talbot nel 1842

Ben presto però, la calotipia, soppiantò l’uso del procedimento creato da Daguerre, grazie al suo minor costo e alla sua  illimitata riproducibilità.

Da questo momento, la ricerca nell’ambito della fotografia progredì a grandi passi, lanciando le basi per l’industria fotografica moderna; molti furono gli esperimenti per il miglioramento  dei materiali sensibili alla luce, dall’emulsione di albumina e alonugero d’argento, impiegata dal nipote di Niépce, alla tecnica del collodio umido, proposta da F. S.Archer detta poi ambrotipia (dal greco ambrotos immortale), entrambe  adoperate per la realizzazione di negativi su vetro, fino alla ferrotipia, una variante d’oltreoceano del processo di Archer, ideata da H.Smith nel 1856, in cui il supporto in vetro veniva sostituito con l’uso di lastre metalliche laccate, principalmente di ferro o alluminio, da qui il nome ferrotipo in inglese tinytipe. Le sperimentazioni, nel campo fotografico, continuarono in quegli anni il loro inarrestabile sviluppo, verso l’inconsapevole  massificazione della fotografia, rendendola un fenomeno sociale, che divenne sempre più parte della vita quotidiana.

Le principesse Isabella e Leopoldina del Brasile Ambrotipo del 1855

Le principesse Isabella e Leopoldina del Brasile
Ambrotipo del 1855

Grazie alla capacità della fotografia di esporre la realtà tramite immagini, nel 1849 nasce il reportage di guerra, per mano dell’artista Stefano Lecchi, che  grazie alla tecnica della calotipia, realizza immagini che ritraggono Roma durante  gli scontri  tra francesi, forze palatine e sostenitori della repubblica, dando il via a quello che diverrà poi il fotogiornalismo e che troverà risalto, pochi anni dopo, anche nella narrazione visiva dei  conflitti d’ oltreoceano, avvalendosi  della “ forza evocativa” delle immagini fotografiche, per raccontare gli eventi più importanti della cronaca. Nel 1854, nasce anche il primo biglietto da visita con fototessera, brevettato dal fotografo francese di origini italiane André Disdéri.

Il carro fotografico di Roger Fenton durante la guerra di Crimea Dagherrotipo, 1855

Il carro fotografico di Roger Fenton durante la guerra di Crimea
Dagherrotipo, 1855

Alla fine del XIX secolo, la fotografia ha ormai raggiunto ogni ambito della società e della cultura; Nadar, realizza le prime fotografie aeree e sperimenta l’uso della luce artificiale, poco tempo  dopo nel 1859 viene introdotto in fotografia l’utilizzo del magnesio, per illuminare gli ambienti, grazie agli esperimenti di un fisico tedesco e di un chimico inglese, rispettivamente R.W.E. Bunsen e H.E. Roscoe. Nel 1861, viene sperimentato, dal fisico scozzese J.C. Maxwell,  l’uso della sovrapposizione dei filtri, rosso verde e blu, da cui l’attuale sigla RGB (ottenendo la prima immagine a colori della storia), tecnica sostituita anni dopo dalla procedura sottrattiva tricromatica, brevettata nel 1868 e a cui si ispireranno tutti i procedimenti a colori successivi.

Nel 1871, il fotografo francese R.L.Maddox  realizza i primi negativi in gelatina, sensibilizzati con bromuro, cadmio e nitrato d’argento; grazie all’invenzione di  queste  rudimentali pellicole, vede la  luce il mercato fotografico con l’apertura di alcune delle più importanti industrie  ancora oggi presenti, come  la Kodak, fondata dall’imprenditore statunitense  G.Eastman nel 1888.

George Eastman, 1917

George Eastman, 1917

Insieme alla Kodak, nasce anche la prima macchina fotografica ad uso comune, la Box Kodak, che rende la  fotografia finalmente  accessibile a tutti.

Altri esperimenti portano nel 1891 alla prima fotografia a colori stabile , grazie agli studi del fisico francese G.J.Lippmann, che sfruttò l’interferenza delle onde dell’immagine  con la loro stessa riflessione e  poco dopo nel 1893  alla prima fotografia subacquea, realizzata dal fotografo e biologo L.M.A. Boutan.

Nel 1900, mentre a Chicago viene costruita, dall’industria di J.A.Anderson,  la macchina fotografica più grande del mondo “The Mammoth Camera”, allo scopo di fotografare un treno della compagnia ferroviaria americana Alton Limited, la Kodak, lancia sul mercato un’altro prodotto progenitore delle moderne macchine fotografiche, la Brownie.

The Mammoth Camera

The Mammoth Camera

Kodak Brownie

Kodak Brownie

Nel 1902, viene lanciata negli Stati Uniti la prima reflex monobiettivo, chiamata Graflex, che accompagnerà la storia del giornalismo americano e verrà considerata per molto tempo, uno dei migliori strumenti fotografici del mondo .

Nel periodo della prima guerra mondiale, in Giappone, nasce un altro nome che ben presto entrerà a far parte della ” leggenda fotografica“; dalla fusione di tre piccole ditte ottiche giapponesi, nasce  nel 1917 la Nippon Kogaku, antenata dell’odierna Nikon; sempre in Giappone vedranno la luce anche la Olympus ( 1918) e la Pentax (1920).

Negli anni successivi, la sperimentazione nel campo fotografico è volta sempre più a costruire strumenti tascabili e facilmente maneggevoli, in un confronto industriale tra l’oriente e le varie aziende europee, che non sembrò essere sfiorato neppure dai postumi delle grandi guerre, durante le quali  la fotografia divenne, mezzo di rivoluzione e propaganda, pensiamo all’uso del fotomontaggio nell’ epoca dadaista e del movimento culturale costruttivista russo, ma anche  protagonista della narrazione visiva degli orrori bellici, tramite l’arte  di grandi fotografi di guerra come Robert Capa e la fidanzata Gerda Taro,

Negli anni che seguono al secondo conflitto mondiale, le aziende fotografiche continuano a perfezionare le loro produzioni; migliorano gli strumenti, ma anche la definizione e la sensibilità delle pellicole, con una qualità sempre più alta delle immagini e  una forte riduzione dei tempi di sviluppo; nel 1948, nascerà infatti  la Polaroid modello 95, la prima macchina fotografica a sviluppo immediato, grazie alle intuizioni dell’inventore  statunitense E.H.Land

Polaroid Model 95, la prima macchina fotografica a sviluppo immediato

Polaroid Model 95, la prima macchina fotografica a sviluppo immediato

Nei primi anni ‘50 è il sol levante a diventare patria del progresso fotografico; aziende come la Nikon lanciano sul mercato obbiettivi grazie ai quali si possono raggiungere risultati notevoli, ma è solo  nel 1959 che la Nikon consacra il suo nome nell’industria fotografica, con la messa in commercio della Nikon F, reflex professionale per eccellenza, con mirini intercambiabili e motore elettrico per il  trascinamento  della pellicola, adatta a tutte le occasioni di scatto e resa ancor più famosa, nel 1969, dal film ” Blow up ” di Michelangelo Antonioni. L’anno successivo, è ancora una volta un industria giapponese, la Canon, a creare la macchina fotografica più veloce al mondo; ma il mercato europeo non ha del tutto arrestato la sua corsa, nei primi anni’ 60 vengono prodotte fotocamere  pronte ad entrare nella storia, come la tedesca Hasselblad EDC , versione motorizzata della 500 EL, con cui Neil Armstrong scattò le foto sulla luna, il 20 Luglio 1969.

Nikon F 35 mm

Nikon F 35 mm

La fotografia negli anni 60 è ormai un fenomeno di massa, entrato largamente a far parte di ogni aspetto della vita quotidiana, dalla scienza all’arte, dalla medicina all’astrofisica;  le industrie “ gareggiano” nel costruire modelli sempre più precisi e pregiati, ma al contempo semplici e di facile utilizzo, sempre più alla porta di tutti;  sul mercato dilagano ormai varie tipologie di macchine fotografiche, dalle reflex più complesse per la fotografia professionale alle polaroid istantanee, fino alle fotocamere automatiche come la prima Kodak Instamatic del 1963, con impostazioni e cambio della pellicola facilitati, accessibili a chiunque. Ma la più grande e per l’epoca impensabile frontiera fotografica, viene “ varcata” nel 1969, da due  premi nobel della fisica : W.S. Boyle e G.E.Smith, con l’ideazione  del CCD, (Charge-Coupled Device), dispositivo ad accoppiamento di carica, un circuito integrato  che è alla base dei moderni sensori ottici e con cui nasce l’era della fotografia digitale; il primo ad utilizzarlo nell’uso fotografico, fu l’ingegnere della Kodak , S. Sasson, che lo impiegò nel 1975  nella realizzazione di un prototipo di digital camera.

L’anno successivo, Brice Bayer della Kodak, inventa il filtro RGB, capace di registrare i colori con una sensibilità simile a quella dell’occhio umano e che sarà da lì in poi adottato per la produzione di tutte le fotocamere. Nel 1981 la Pentax lancia la prima fotocamera al mondo con autofocus integrato, ma in quegli stessi anni  il mercato fotografico entra  in un periodo di crisi, che investe quasi tutte le industrie principali, ma l’evoluzione fotografica non si arresta totalmente, continuano le produzioni e le ricerche, per ottenere strumenti sempre più all’avanguardia, come la QV10, prima macchina fotografica compatta con display LCD, lanciata dall’industria giapponese Casio  nel 1996 , seguita dall’introduzione sul mercato di altre fotocamere compatte.

Siamo ormai ai giorni nostri, nel 1997 Nikon lancia la prima compatta digitale, a cui ne seguiranno altre, realizzate dai vari marchi del panorama internazionale, seguita nel 1999 da un’altra nata in casa Nikon, la prima reflex digitale, Nikon D1

Quello che segue è solo un perfezionamento tecnologico, di strumenti sempre più evoluti, nel campo dell’ottica e della  fisica, capaci di creare immagini ad altissima definizione, manipolabili in quasi tutti i loro aspetti grazie a programmi di photo editing; tramite la post produzione la fotografia viene così “ scomposta” per dar vita a qualcosa di inesistente e surreale, che forse si allontana dal suo significato letterale  per riallacciarsi a quello di “pittura”, che molti artisti del secolo scorso avevano abbandonato per questa grande invenzione, la fotografia, che permetteva  loro di riprodurre la realtà nei suoi minimi particolari, cosa impensabile con il solo uso di pennelli e tavolozze; ma si sa, purtroppo l’evoluzione è  in alcuni casi anche regressione;  lasciamoci consolare dal fatto che la  fotografia seppur manipolata, trae sempre e comunque origine da immagini reali, conservando un pò del suo senso originale.

Eleonora Gadducci

Queste tre immagini raffigurano i “padri” della fotografia :  in ordine di apparizione J.N. Niépce, L.J.M.Daguerre e W.H.F. Talbot

J.N.Niépce

J.N.Niépce

Louis Daguerre Dagherrotipo 1844

L.J.M. Daguerre
Dagherrotipo 1844

W.H.F.Talbot Dagherrotipo,1844

W.H.F.Talbot
Dagherrotipo,1844

Immagini :

All :  Wikipedia & Wikimedia Commons

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