Probabilmente sarà colpa di questa estate che si è dimenticata di farsi viva – in particolar modo durante le mie 2 settimane di ferie- costringendomi tra l’altro a rinunciare all’annuale abbronzatura da sfoggiare con ostentato machismo, ma stamattina mi sento particolarmente fastidioso.

Oggi vorrei spezzare una lancia, non in favore ma proprio con violenza spartana, nella schiena dei concorsi di bellezza di paese o da centro commerciale. È d’obbligo un preambolo prima di scatenare le ire di tutte quelle che le uniche volte che pronunciano “taglia 42..” lo fanno poco prima di concludere con “…fette di salame che mi faccio uno spuntino”.

Non fraintendetemi, siamo tutti belli davanti agli occhi di Dio. Il problema è che non l’ho mai visto sedere in giuria ad alzare palette numerate quindi se la mattina appena sveglie assomigliate a Gollum forse sfilare in passerella potrebbe non essere l’idea migliore.

Premiando l’estetica i concorsi di bellezza diventano la celebrazione dell’effimero e del superficiale per antonomasia. Le pretendenti al trono sfilano e si mettono in mostra con la presunzione di avere propri quei canoni di bellezza tanto ricercati. Nessun merito viene riconosciuto se non la fortuna che i cocktail cromosomici dei vari mamme e papà hanno generato un’ottima scuderia di istigatrici all’onanismo.

Il concorso di bellezza esula da concetti come, belli dentro, sentirsi bene con se stessi, accettarsi per quello che si è, la pace nel mondo. Il concorso di bellezza premia quanto sei figa esternamente, punto. Prove di abilità, personalità, capacità, contorni inutili per allungare il brodo e far credere che la decisione finale non dipenda solo da un bel viso simmetrico accompagnato da un culo alto e sodo. Lo stesso Franco Trentalance (ospite di Gushmag qui) durante un’intervista ad MTV disse di trovare i concorsi estremamente imbarazzanti in quanto si tratta di giudicare le contendenti mentre se ne stanno li in piedi in bikini a fare nulla.

Anche se ormai Miss Italia è una manifestazione in perenne declino – contenta Jesolo di essersi aggiudicata una manifestazione che dopo il disastro dell’edizione 2013 ormai andrà in onda in seconda serata su La7, contenti tutti – quantomeno è garanzia che (quasi) tutte le concorrenti rispettino certi standard estetici che sono il requisito minimo per parteciparvi.

Se però abbandoniamo i palchi prestigiosi e buttiamo l’occhio su “Miss Fraforeano di Ronchis” (non lo so se la manifestazione esiste, e non me ne vogliano le ragazza di Fraforeano) le cose cambiano drasticamente. La giuria solitamente siede su uno di quei tavoli bianchi in plastica da giardino che compri all’Interspar, e nei casi più fortunati a presiedere c’è qualche star dimenticata degli anni 70/80. La presentatrice solitamente è truccata come Krusty il Clown e veste un abito di strass di 2 taglie più piccolo comprato da “Outifit per le sagre”. Il pubblico di circa 27 persone è composto da mamme, nonne, tardone con jeans strappati, cintura borchiata e unghie fluo pronte a puntare un po’ di carne fresca tra i ragazzi speranzosi di ammirare qualche gluteo da podio.

Il pezzo forte sono le aspiranti Miss. Un gruppetto di ragazze accomunate da un discutibile senso autocritico e da plateau da zoccola. Non dico che siano tutte inguardabili per carità,  ma se nell’uscita in bikini indossi un pareo per nascondere la trippa forse era meglio partecipare a MasterChef. Fianchi larghi, cosciotti morbidosi, tarchiatelle e pance sporgenti, le poche che si salvano vincono a mani basse per manifesta superiorità. Ciliegina sulla torta, l’hair stylist di paese, che uscita da una cella di ibernazione dal 1983 dona a tutte dei bellissimi capelli cotonati.

Si lo so, sono una brutta persona.

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